Africa e sviluppo: aiutare gli africani a casa loro, altro che Ius Soli. La Kyenge ci pensi

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Il Nord Africa trabocca di migranti pronti a rischiare il tutto per tutto, persino la vita, pur di fuggire dalla fame e dalla miseria che attanaglia le loro povere nazioni. E noi cosa facciamo? Gli diamo false speranza facendogli credere che da noi saranno accolti a braccia aperte, che vivranno bene e, ultima incredibile trovata, che i loro figli potranno avere addirittura la cittadinanza italiana.

E’ una crudeltà senza precedenti quella di dare a queste persone disperate una speranza che ha pochissime possibilità di vedere una lieto fine. Spingerli a rischiare la vita su quelle bagnarole perché convinti da pochi burocrati senza scrupoli che una volta arrivati in Europa (se mai ci arriveranno) potranno cambiare totalmente la loro vita è un atto criminale, non un messaggio di civiltà.

E’ giusto che il mondo civile si faccia carico di questi disperati, ma lo deve fare nel modo giusto, non con trovate demenziali che non fanno altro che spingerli nella mani dei trafficanti di esseri umani. Per aiutarli veramente e sottrarli in maniera definitiva dalla povertà che li spinge a fuggire dai loro Paesi di origine occorre rispolverare il concetto di sviluppo e accantonare in maniera definitiva il concetto di assistenzialismo tanto caro a burocrati incompetenti e a buonisti dell’ultima ora.

E invece che cosa si sta facendo? Quasi tutti i programmi di sviluppo, specie quelli a lungo termine, sono stati accantonati a favore di progetti emergenziali o di soluzioni di ripiego quali lo Ius Soli e altre forme assistenzialistiche che poco hanno a che fare con la giusta assistenza che si deve a chi fugge dal proprio Paese magari per ragioni non propriamente legate alla povertà (penso ai veri richiedenti asilo o ai perseguitati).

Il Ministero degli Affari Esteri italiano, per fare un esempio, ha praticamente azzerato i fondi destinati ai progetti di sviluppo nei PVS (Paesi in Via di Sviluppo) con il risultato che oggi tutti i progetti di sviluppo, gli unici in grado di fermare l’emorragia di esseri umani verso i paesi “ricchi”, sono praticamente azzerati. Se prendiamo come esempio l’Africa, negli ultimi dieci anni si sono fatti passi avanti nella cura delle malattie endemiche, ma i morti per fame si sono decuplicati. Le Nazioni Unite stimano che solo in Africa ogni anno muoiono circa due milioni di bambini a causa della denutrizione. Altri milioni di morti derivano da problemi di salute aggravati però dalla denutrizione. Eppure l’Africa è uno dei continenti più fertili e ricchi di risorse tanto che le grandi potenze emergenti stanno letteralmente depredando terre con il fenomeno del Land Grabbing. Perché allora tutti questi morti e tutte queste persone in fuga dalla povertà? Perché cedere grandi porzioni di terreno ai cinesi o agli arabi invece che coltivarle direttamente? La risposta sta proprio nel mancato sviluppo e nell’introduzione dell’assistenzialismo virale, cioè massiccio.

E’ un errore gravissimo di cui le conseguenze le vediamo proprio in quei barconi stracolmi di disperati in fuga dalla povertà. E se noi poi gli facciamo credere, come fanno Kyenge, Boldrini e compagnia bella, che una volta arrivati in Italia (o in Europa) potranno beneficiare addirittura di un assistenzialismo ancora più sofisticato, non facciamo altro che spingerli a lasciare le loro terre.

Occorre fare un passo indietro e invece di concentrarsi su come fare per accogliere questa massa di disperati, puntare tutto su come fare ad aiutarli nelle loro terre. Altro che illuderli con leggi come lo Ius Soli o facilitare il loro ingresso da clandestini in Europa. A parte che dubito fortemente che così li si aiuti anzi, così facendo si innesca un circolo vizioso senza fine in cui questa gente rimarrà per sempre dipendente dagli aiuti e dall’assistenzialismo.

Molto tempo fa questa organizzazione insieme ad altre agenzie specializzate ha scritto e implementato il “progetto Sun” poi evoluto nel “Progetto Haven”, un progetto di sviluppo multidimensionale il quale dove è stato implementato ha dato risultati eccellenti con una riduzione della povertà e quindi della emigrazione di proporzioni davvero notevoli.

Ecco, la soluzione non è quindi nell’apertura delle frontiere, nell’accoglienza indiscriminata o nella creazione di leggi che possano spingere i disperati a cercare fortuna altrove. La soluzione si chiama sviluppo, si chiama aiuto mirato a casa loro, si chiama aiuto alla democratizzazione e lotta alla corruzione nei PVS. Solo rispolverando questi concetti ormai dimenticati si potrà veramente e concretamente aiutare tutta quella marea di disperati in fuga verso l’Europa e non illudendoli con ridicole proposte. Ci pensi bene il Ministro Kyenge e tutti gli altri se non sia il caso di abbandonare idee inutili e dannose e destinare le giuste risorse a un processo di sviluppo serio e mirato nel lungo termine che aiuti gli africani in Africa.

Carlotta Visentin  

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