Africa: l’Islam blocca lo sviluppo e fomenta guerre

I fatti di Nairobi riportano drammaticamente a galla quanto da anni sta succedendo in tutto il continente africano, cioè una inarrestabile avanzata dell’islam, in particolare di quello integralista, che negli ultimi si è mangiato uno dietro l’altro una decina di stati che prima orbitavano fuori dalla sua orbita e che ora si trovano sotto la minaccia islamica.

In particolare l’avanzata islamica in Africa si registra nei paesi a ridosso della zona del Shael e in tutta l’Africa subsahariana dove negli ultimi anni è stata particolarmente virulenza grazie anche all’introduzione di una politica di assistenza massiccia condizionata alla conversione (teologia del container) alla quale però negli ultimi anni è seguita una politica più aggressiva dove la conversione è diventata essenziale per sopravvivere e non solo per mangiare. Così tutta la fascia che va dalla Mauritania all’Etiopia, dal Gabon al Kenya, è diventata un enorme campo di conversione dove la politica umanitaria è stata sostituita dalla politica impositiva. Fanno eccezione l’Uganda, il Sud Sudan, la Repubblica Democratica del Congo e in parte Kenya ed Etiopia.

In Africa quindi l’Islam è in fortissima espansione. Dai tradizionali Paesi musulmani arabi del nord l’espansione sta avvenendo verso sud, mentre dalla Somalia si è rapidamente estesa all’Africa centrale. Sembra quasi un piano ben definito piuttosto che il frutto di una espansione naturale.

Il problema non è però nella libera scelta di una persona di credere nel proprio Dio quanto piuttosto nel fatto che questa persona ci venga costretta. Ed è proprio quello che sta avvenendo in moltissimi Paesi africani dove l’Islam viene imposto e dove la forma tollerante di questa religione è stata spazzata via da quella estremista. Basti pensare alla distruzione dei santuari islamici di Timbuktu nei quali si insegnavano i cinque pilastri dell’Islam anche ai non musulmani senza però imporre niente, distrutti perché ritenuti “blasfemi” in quanto rappresentavano la tolleranza e custodivano migliaia di testi islamici che parlavano di tolleranza e convivenza. Oggi gli islamici in Africa, come in buona parte del resto del mondo, considerano veramente importante solo il primo pilastro dell’Islam, quello che dice che “non c’è altro Dio all’infuori di Allah e Maometto è il suo profeta”, ogni altra soluzione a questo diktat è considerata blasfema.

E qui torniamo al problema di fondo, quello cioè della imposizione dell’Islam con la forza. Quasi tutti i conflitti in Africa (tranne in Congo) sono fomentati da motivi religiosi legati all’Islam. Quasi tutte le aree ad alta tensione hanno alla base delle tensioni gruppi integralisti islamici che pretendono di imporre agli altri il loro credo. Questa è la pura realtà, una realtà che l’occidente purtroppo non vede o non vuol vedere. Ed è provato ampiamente che ove l’Islam integralista ha preso il sopravvento si è bloccata qualsiasi forma di sviluppo fino alla totale regressione dei Diritti e dello sviluppo economico (l’Egitto ne è l’emblema). Inutile quindi parlare di sviluppo in Africa se prima non si affronta il problema principale, l’espansione dell’Islam.

Claudia Colombo

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