Aiuti alla Palestina: la Commissione Europea ci risponde ma non spiega

Come annunciato, in data 3 settembre 2014 la nostra organizzazione ha inviato una denuncia alla Commissione Europea per chiedere chiarimenti in merito agli importi e alla destinazione dei fondi destinati agli aiuti alla Palestina. Ieri, con una insolita tempestività, ci è arrivata la risposta della Commissione Europea che ci da alcuni dati e alcune spiegazioni, ma non tutte. Vediamo nel dettaglio cosa ci dice la Commissione Europea.

Prima di tutto ci viene specificato che denuncia è stata ricevuta l’11 settembre ma che è stata trattata come una “richiesta di chiarimenti” in quanto “mancavano gli estremi per la sua ricevibilità”. In realtà gli estremi c’erano tutti, ma non volgiamo certo stare qui a fare sottigliezze, in ogni caso ci hanno risposto. Veniamo nei dettagli:

al punto A la Commissione Europea ci dice che «il supporto finanziario diretto alla Autorità Palestinese è veicolato attraverso il programma PEGASE», cosa che sapevamo già. Poi ci da alcune cifre. «Tramite PEGASE sono stati elargiti circa 900 milioni di euro tra il 2009 e il 2013. Nel 2014 sono stati impegnati 130 milioni di euro con decisione della Commissione C(2014)2692 ed ulteriori 40 milioni sono in corso di adozione tramite una seconda decisione per l’anno in corso. Queste cifre si riferiscono ai fondi elargiti sotto forma di supporto finanziario e non includono il finanziamento ad UNRWA né gli aiuti tramite strumenti tematici e regionali»

al punto B ci spiega poi che «secondo l’audit condotto dalla Corte dei Conti Europea e pubblicato nel dicembre 2013 le procedure di verifica adottate dal programma PEGASE sono ideate in modo tale da garantire che i fondi raggiungano solo i beneficiari che soddisfano specifici criteri di eleggibilità. Di conseguenza non vi è alcuna prova né ragione di dedurre che una parte dei finanziamenti siano stati deviati in favore dei terroristi di Hamas». E qui ci sarebbe da discutere, prima di tutto perché non viene specificato quali sono i “criteri di eleggibilità”. Per esempio, il sig. Mahmud Abbas (alias Abu Mazen) soddisfa quei criteri? E i suoi principali collaboratori li soddisfano? Parlando di oltre un miliardo di euro elargiti da PEGASE, ci si chiede quali siano le opere portate avanti con quel denaro dato che non si ha notizia della costruzione di scuole (tutte gestite dalla UNRWA di cui parleremo in un capitolo a parte) né di strutture sanitarie e civili. Gli unici riferimenti a progetti la Commissione Europea li fa solo in seguito e non fanno parte del circuito di PEGASE. Se ci assicurano che questi fondi vanno solo ai beneficiari, dove sono stati impegnati?

Al punto C, in riferimento al sospetto che una parte di questi fondi spariti siano andarti ad Hamas ci viene detto che «nel rapporto della Corte dei Conti non vi è alcun riferimento a questo fatto» cosa vera ma allora dove sono finiti tutti quei soldi? E’ evidente che il famoso sistema di controllo non funziona.

Ma continuiamo nella disanima della risposta della Commissione Europea. Al punto D ci viene ci viene spiegato che l’Unione Europea finanzia progetti gestiti da Organizzazioni Non Governative in Palestina tramite:

(1) Lo strumento per la Democrazia e i Diritti Umani con oltre 1,5 milioni di euro l’anno

(2) Lo strumento per le autorità locali e non governative con 2,4 milioni di euro l’anno

(3) Lo strumento in favore della Società Civile con 0,4 milioni di euro nel 2011, 0,5 milioni nel 2012 e 0,9 milioni nel 2013

(4) Il programma in favore di Gerusalemme Est il cui finanziamento annuale è di 8 milioni di euro, una parte dei quali elargiti tramite progetti gestiti da ONG

(5) Il programma Partnership for Peace che promuove iniziative di pace promosse dalla società civile in Israele, in Palestina, Giordania e congiunte. Importo 5 milioni di euro l’anno.

I progetti sopra menzionati sono gestiti da Organizzazioni Non Governative e nessuno di loro è stato fatto oggetto dell’audit condotto dalla Corte dei Conti ma di audit specifici per ogni progetto come previsto dai regolamenti finanziari.

Bene e qui siamo al punto del finanziamento alle ONG, spesso non proprio limpide e che anzi, in molti casi sono direttamente conniventi con i terroristi di Hamas. Se qualcuno si chiedeva dove prendono i soldi tutte quelle organizzazioni anti-israeliani adesso lo sa. Lo spiega benissimo il punto C appena riportato.

Al punto E ci viene spiegato che la Commissione Europea utilizza procedure di controllo per garantire il corretto utilizzo dei finanziamenti (quali però non ci viene detto e, come detto prima, non sembrano funzionare molto). Inoltre per PEGASE la Commissione Europea ha ideato un sistema di controlli più sofisticato che prevede verifiche ex-ante ed ex-post condotto dalle compagnie di audit esterne (quali?) per assicurarsi che i finanziamenti raggiungano i singoli beneficiari aventi diritto. E qui torniamo a quanto detto prima: se funziona così, dove sono i soldi spariti denunciati dalla Corte dei Conti?

In merito al famoso desalinatore di Gaza la Commissione Europea al punto F ci spiega che nel 2011 sono stati impegnati 10 milioni di euro per la costruzione di un impianto di desalinizzazione (Short Term Low Volume) da realizzarsi con l’UNICEF. Non ci sono ulteriori finanziamenti e il desalinatore è in costruzione. Ora, non sappiamo dove prendano le notizie alla Commissione Europea ma per quanto ne sappiamo noi il desalinatore è stato appena cominciato ed è fermo dal 2011. Quindi non è in costruzione.

Saltiamo i punti G e H che trovate nell’originale della lettera nei link in coda all’articolo e sui quali torneremo in particolare sul pagamento delle spese mediche ai palestinesi curati a Gerusalemme Est (13 milioni nel 2013) e andiamo ai punti I ed L. Al punto I la Commissione Europea ci dice che i fondi destinati alla UNRWA sia nel 2012 che nel 2013 ammontano a circa 140 milioni annui e che la UNRWA è tenuta a fornire con scadenza regolare alla Commissione i rapporti sull’utilizzo dei budget. Tuttavia nessuno ci spiega chi controlla questi rapporti. E poi la parte sullo stoccaggio di armi nelle scuole della UNRWA durante la guerra di Gaza. Ci spiegano che in quel periodo i dipendenti della UNRWA avevano restrizioni di movimento e che quindi non hanno potuto controllare (qui sarà cresciuto il naso a qualcuno) e che comunque hanno immediatamente denunciato il ritrovamento delle armi nelle loro strutture. Vero, ma non hanno mai denunciato che Hamas sparava dal perimetro di quelle strutture (quando non da dentro) e che così facendo mettevano in serio pericolo la popolazione civile. A questo va aggiunto che la maggioranza dei dipendenti della UNRWA a Gaza sono famigliari o parenti di membri di Hamas. Possiamo quindi anche credere alla buona fede dei vertici della UNRWA (con molti dubbi) ma per il resto ci sarebbero da fare diverse riflessioni.

Infine il punto L riguardante i fondi destinati alla cooperazione che l’Unione Europea destina alla Palestina. Secondo la Commissione Europea nel 2012 la UE ha elargito alla cooperazione con la ANP 335 milioni di euro mentre nel 2013 sono stati 300 milioni di euro. Poi ci spiega attraverso quali organismi sono stati elargiti e quali destinazioni. E qui ci sarebbe un po’ da ridire qualcosa:

52 milioni per progetti di sviluppo distribuiti come segue: 7 milioni per progetti per la zona C, 20 milioni per infrastrutture idriche e sanitarie (delle quali però non c’è traccia), 13 milioni per il buon governo e stato di diritto (questa è forse la voce più incredibile considerando la situazione della ANP), 8 milioni per il programma in favore di Gerusalemme Est (quale??), infine 4 milioni per assistenza tecnica (cosa vuol dire?)

Infine la risposta della Commissione Europea si chiude con le cifre destinate ad ECHO per la Palestina che sono di 42 milioni per il 2012 e di 35 milioni per il 2013.

Bene, ci scusiamo per la lunghezza ma era necessario riportare in linea di massima le risposte fornite alla nostra organizzazione dalla Commissione Europea (in coda trovate i link alla lettera), risposte che purtroppo ci confermano come gli aiuti alla Palestina siano non solo esagerati rispetto ad altri contesti ma che la loro destinazione finale è molto ma molto fumosa. Si parla di organismi di controllo ma non si dice chi siano, si parla di parametri di verifica ma non ci viene detto chi è che controlla se tali parametri vengono rispettati. Ma soprattutto ribadiamo che non c’è chiarezza sui fondi destinati alle ONG o veicolati attraverso di loro, fondi che sospettiamo vadano spesso a sostenere la “resistenza” più che lo sviluppo della Palestina.

Naturalmente torneremo quanto prima sull’argomento analizzando i singoli dettagli e soprattutto con verifiche sul terreno.

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