Alcune domande scomode a Federica Mogherini

Gentilissima sig.ra Federica Mogherini, ci permettiamo di scriverle per porle alcune domande riguardanti il Medio Oriente e il suo ruolo di Alto Rappresentante della Politica Estera dell’Unione Europea. Pur sapendo che le nostre domande non otterranno mai risposta (dovrebbero in quanto lei rappresenta tutti noi e quindi è una nostra “dipendente”, ma siamo troppo piccoli per interessarla) le vogliamo comunque porre, non fosse altro che per affrontare alcuni argomenti “scomodi” che spesso la “stampa ufficiale” evita accuratamente di affrontare o di chiederle.

1: il rapporto con la Autorità Nazionale Palestinese

Sig.ra Mogherini, Lei è una ferma sostenitrice di uno Stato palestinese indipendente che viva in pace e in sicurezza a fianco di Israele (la formula dei due Stati), il che rispecchia appieno anche la linea israeliana. In qualità di Alto Rappresentante della Politica Estera Europea Lei non dovrebbe essere solo imparziale ma dovrebbe anche vigilare affinché ambo le parti agiscano in modo che si raggiunga questo obbiettivo. Tuttavia non sembra lavorare in questa direzione, anzi, sembra obbiettivamente lavorare in direzione opposta assecondando pienamente e incondizionatamente la linea d’odio portata avanti dalla Autorità Nazionale Palestinese e dal suo Presidente, Mahmud Abbas (Abu Mazen), nei confronti di Israele e del suo popolo. Perché? Quali rapporti ci sono tra Lei e l’Autorità Nazionale Palestinese? Perché non chiede conto alla Autorità Nazionale Palestinese di dove siano finiti i miliardi di Euro che nel corso degli anni l’Unione Europea ha devoluto allo sviluppo della Palestina e che incredibilmente non solo non sono stati utilizzati ma sono spariti nel nulla? Perché, al contrario, non perde occasione per chiedere conto a Israele delle sue politiche in zona C che, in base al Diritto Internazionale, è una zona contesa e non occupata? Eppure lei, in qualità del ruolo che ricopre, dovrebbe conoscere la differenza tra il termine “conteso” e il termine “occupato”. Perché continua a considerare Mahmud Abbas un interlocutore moderato e affidabile quando lo stesso non solo rifiuta (e ha rifiutato) qualsiasi accordo con Israele ma ormai da anni non è legittimato da un voto popolare a ricoprire il ruolo che ricopre? Perché non l’abbiamo sentita condannare con fermezza gli attacchi terroristici contro i cittadini israeliani condotti spesso a seguito di incitazione da parte del Presidente della ANP, Mahmud Abbas? Perché non l’abbiamo vista inorridire, come sarebbe logico, di fronte ai festeggiamenti palestinesi per il massacro dei coniugi Henkin avvenuto giovedì sera? Perché non l’abbiamo sentita chiedere ufficialmente e con forza una condanna di quell’attentato da parte della ANP e in particolare del Presidente Abbas? Eppure quando ad attaccare i palestinesi sono estremisti ebraici pretende dallo Stato Ebraico di Israele una ferma e pubblica condanna. I morti israeliani non sono per Lei come i morti palestinesi?

2: il rapporto con l’Iran

Fermo restando che possiamo capire (pur non condividendola) la “logica del business” che l’ha portata a sostenere l’accordo sul nucleare iraniano, vorremmo chiederLe da cosa deriva il suo silenzio sulle chiare e inequivocabili minacce iraniane nei confronti di Israele. Gli Ayatollah dichiarano apertamente e pubblicamente, ai più alti livelli, di volere la distruzione di Israele eppure Lei non si sente in dovere di intervenire pubblicamente condannando con la necessaria fermezza che il suo ruolo Le conferirebbe, queste minacce di genocidio. Pensa forse che il Grande Ayatollah Ali Khamenei sia solo un burattino che sparla a vanvera? Pensa che gli iraniani stiano solo scherzando e che tutto sia solo uno spot pubblicitario? Perché questo suo silenzio? Approva o non approva la politica genocida degli Ayatollah iraniani? No perché il suo silenzio potrebbe essere scambiato per tacito assenso. Questa non è una questione sulla quale si può evitare di fare chiarezza o usare “diplomazia”. Noi le chiediamo di essere chiara una volta per tutte e, se è il caso, di adoperarsi contro l’Iran e suoi propositi genocidi nei confronti del Popolo di Israele. Al contrario penseremo che lei approvi il piano iraniano per la distruzione di Israele.

3: perché non denunciare Abu Mazen?

Facendo un ragionamento logico e basato esclusivamente sui fatti, Abu Mazen (Mahmud Abbas) è Presidente della ANP abusivamente dato che il suo mandato è scaduto il 23 novembre del 2008, quindi non rappresenta il cosiddetto “popolo palestinese”. Oltre a questo è ampiamente provato che si è indebitamente appropriato di enormi somme di denaro donate anche dalla UE che Lei rappresenta, denaro che invece era destinato allo sviluppo della Palestina. Perché Lei continua a ritenere Abu Mazen la controparte palestinese? Perché non denunciare i suoi abusi e le sue ruberie? Questa davvero ce la deve spiegare sig.ra Mogherini. Non solo, considerando che sempre Abu Mazen incita continuamente alla violenza e all’odio verso gli israeliani e verso Israele, lo fa pubblicamente e senza nemmeno nascondersi, perché non ammonirlo pubblicamente per questo atteggiamento che sta portando la regione verso un progressivo deterioramento della situazione? E come se Lei con il suo silenzio approvasse l’incitamento all’odio che quotidianamente avviene per bocca del Presidente abusivo della ANP.

4: perché l’etichettatura dei prodotti israeliani?

Di recente Lei ha spinto parecchio per etichettare (noi la definiamo “marchiatura”) i prodotti israeliani provenienti dalla West Bank e dal Golan. Erano più di 70 anni che ciò non avveniva e chi l’ha preceduta non è certo ricordato come un campione di democrazia. Perché ha spinto così insistentemente per questa decisione che pure vedeva persino i palestinesi contrari visto che i primi a pagarne le conseguenze sotto l’aspetto occupazionale saranno proprio loro? E’ una contraddizione in termini affermare di voler favorire i palestinesi danneggiandoli. Siccome noi non crediamo che Lei sia una sprovveduta o che non abbia valutato i danni arrecati alle migliaia di palestinesi che lavorano nelle aziende israeliane della West Bank, ci può spiegare la logica di questa decisione? Secondo noi una logica non c’è se non quella del puro odio anti-israeliano, però vorremmo essere smentiti, vorremmo che Lei ci spiegasse come una decisione del genere possa favorire la pace tra israeliani e palestinesi.

Ci fermiamo a queste poche e semplici domande perché potremmo continuare all’infinito (e forse lo faremo in altre occasioni) confidando in una sua cortese risposta. In attesa distintamente la salutiamo.

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