Aleppo è l’esempio vivente di quello che può fare un conflitto islamizzato

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Manifestazione a Tel Aviv per chiedere la fine del conflitto in Siria. Tel Aviv 18 dicembre 2016

Guardatela Aleppo, guardatela bene perché proprio Aleppo è l’esempio vivente di quello che può fare l’Islam, del livello di crudeltà che può raggiungere un conflitto islamizzato dove l’interesse non è solo quello del controllo territoriale ma è soprattutto quello di imporre una fede rispetto ad un’altra proprio attraverso il controllo del territorio.

L’esempio ce lo fornisce l’accordo raggiunto ieri (poi saltato) per l’evacuazione della città martire, un accordo che prevedeva l’uscita da Aleppo della popolazione sunnita in cambio della evacuazione di due villaggi sciiti accerchiati a loro volta dalle forze ribelli sunnite. Non hanno resistito i ribelli legati ad Al Qaeda e hanno incendiato i pulman destinati a trasportare i civili sciiti fuori dai villaggi di Fua e Kefraya. L’odio verso chi ha un credo diverso, seppur sempre islamico, ha prevalso su qualsiasi forma di umanità. E non c’è davvero nessuna umanità in questa guerra tra musulmani se si usa una bambina (probabilmente inconsapevole) per compiere un attentato kamikaze, se si prende una creatura di sette anni, le si mette una cintura esplosiva e la si manda dentro una stazione di polizia di Damasco e la si fa esplodere a distanza. E’ aberrante come è aberrante che in occidente se ne sia parlato appena, come se la cosa non ci riguardasse, come se quel conflitto e tutta la crudeltà che porta con se ci riguardasse solo di striscio. Invece no, quel conflitto ci riguarda eccome perché a prescindere dalle ragioni dell’uno o dell’altro o da chi ne uscirà vincitore (se si può parlare di vittoria di qualcuno in un conflitto che ha fatto oltre mezzo milione di morti) quel conflitto ce lo ritroveremo ben presto in casa non fosse altro che per l’enorme immigrazione islamica che abbiamo in Europa.

L’Islam non ha nessuna politica da seguire se non quella della conquista e della supremazia religiosa. Noi siamo abituati a pensare in termini di vantaggi politici o strategici, loro no. Putin appoggia Assad perché gli garantisce i porti siriani sul Mediterraneo, l’Iran lo appoggia perché combatte i sunniti. Gli Stati Uniti appoggiano la ribellione in configurazione anti-Putin, l’Arabia Saudita lo fa perché i ribelli sono sunniti e combattono gli sciiti. Se non capiamo questo e se non affrontiamo il problema prima che quel conflitto ci venga a trovare in casa siamo destinati a subirne le durissime conseguenze.

L’immobilità europea di fronte al massacro in Siria ben rappresentato da Aleppo è l’esempio vivente della nostra incapacità di comprendere cosa significa e cosa può fare un conflitto islamizzato e cosa potrebbe succedere se quel conflitto si dovesse combattere sulle nostre strade. Per ora l’unica cosa che ci ha parzialmente salvato dall’essere coinvolti in questo massacro è solo la massiccia presenza di sunniti tra gli immigrati islamici entrati in Europa. Ma prima o poi quella guerra si trasferirà anche nelle nostre strade e allora cosa faremo?

L’Europa non può continuare in questo modo, non si può semplicemente rimanere a guardare questo immane massacro in Medio Oriente, magari affondando la testa sotto la sabbia del più comodo attacco a Israele come se lo Stato Ebraico fosse alla base di tutti i problemi mediorientali. Il problema è l’Islam non Israele. Prima lo si capisce e prima potremo provare a pensare a come affrontare questo enorme problema che prima o poi ci colpirà come un cazzotto in faccia.

Scritto da Marco A. Lorusso

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