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C’è molta attenzione in Israele su quella che sarà la nuova strategia di Erdogan in Medio Oriente. La Turchia è un calibro da novanta nello scacchiere mediorientale e qualsiasi cosa faccia si ripercuote in tutta la regione.

Nonostante il recente riavvicinamento tra Turchia e Israele, il successivo tentativo di colpo di stato ha palesemente cambiato le carte in tavola e anche quel riavvicinamento oggi potrebbe essere superato dal corso degli eventi. E’ indubbio infatti che Erdogan si sta muovendo verso l’asse Russia-Iran il che non va molto d’accordo né con la sua appartenenza alla NATO né con l’accordo raggiunto con Israele poco prima del tentato golpe. A Gerusalemme stanno valutando con molta attenzione le mosse del sultano turco che nel giro di pochi giorni si è incontrato prima con Putin e poi (ieri) con il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, con il quale stando a quanto riferisce l’agenzia iraniana IRNA avrebbe discusso della crisi in Siria e degli attuali assetti mediorientali.

zarifE’ impensabile che un vecchio squalo della politica internazionale come Mohammad Javad Zarif non abbia chiesto a Erdogan cosa intenda fare con l’accordo con Israele e, soprattutto, è impensabile che non abbiano parlato di Hamas che ormai ha proprio nella Turchia il suo miglior alleato tra i paesi musulmani sunniti. L’accordo tra Turchia e Israele, che tra le altre cose prevede per Ankara la possibilità di trasferire denaro e materiali “umanitari” a Gaza, potrebbe essere usato dall’Iran come cavallo di Troia per inviare soldi e armi ad Hamas. Questa eventualità preoccupa parecchio l’intelligence israeliana.

Ma non è solo questo che preoccupa Gerusalemme. Erdogan dopo il fallito Golpe ha dato l’impressione molto netta di cambiare la sua politica estera a 360 gradi spostandosi in maniera molto evidente verso l’asse Russia-Iran rinunciando anche a chiedere la testa di Assad, ottenendo probabilmente in cambio la possibilità di avere mano libera con i curdi siriani. Ed è in questa occasione che appare evidente come in realtà gli obiettivi di Russia e Iran non riguardino affatto la guerra allo Stato Islamico (ISIS) ma solo il controllo di determinate aree della Siria che non sono occupate da ISIS ma che sono sotto il controllo dei ribelli siriani (il Fronte Al-Nusra o – come si fa chiamare adesso – Levant Conquest Front, il Free Syrian Army e tutti gli altri gruppi). Erdogan dal canto suo è interessato solo a quello che fanno le milizie curde e in particolare a quelle che stanno combattendo veramente l’ISIS sul campo e che stanno conquistando ampie aree della Siria e del nord Iraq. Il Sultano turco teme la nascita di una enclave curda anche in Siria dopo quella nata nel nord dell’Iraq e questo lo manda letteralmente via di testa. E’ questa convergenza di obiettivi tra la Turchia, la Russia e l’Iran che preoccupa gli israeliani e che dovrebbe preoccupare anche gli Stati Uniti perché si potrebbe seriamente ripercuotere negli equilibri in Medio Oriente e in particolare nella guerra (quella vera) allo Stato Islamico.

La possibile strana alleanza tra Iran e Fratellanza Musulmana

Il nemico del mio nemico è mio amico. Sembra essere questa la linea guida della nuova politica estera turca. Erdogan vuole a tutti i costi disegnarsi addosso l’aurea di leader della Fratellanza Musulmana, ma per farlo non può più stare all’interno della vecchia alleanza con l’Arabia Saudita né può stare in una coalizione di cui fanno parte i curdi che tanto odia. Il fallito golpe ha dato al Sultano turco la possibilità di uscire da quell’area in cui la Fratellanza Musulmana viene vista come un ostacolo quando non come un nemico. La soluzione più logica è quindi quella di saltare il fosso e di passare dalla parte dell’Iran. In fondo Iran e Fratellanza musulmana, sebbene il primo sia sciita e il secondo sunnita, hanno più o meno lo stesso obiettivo strategico e lo stesso grande nemico, Israele. Il noto pragmatismo iraniano non poteva farsi sfuggire questa occasione, Teheran non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di portare la Turchia e quindi la Fratellanza Musulmana dalla sua parte della barricata. I vantaggi sono tanti, primo tra tutti quello di cui si parlava sopra, la possibilità cioè di arrivare a rifornire Hamas. Erdogan dal canto suo entra in un’area di influenza in cui non ci sono nemici della Fratellanza Musulmana (Arabia Saudita ed Egitto in primis) che francamente gli stava stretta e nel contempo tenta di arrivare ad avere campo libero con i curdi che attualmente combattono insieme agli Stati Uniti. Quella del sultano turco è una scelta di campo che trascina con se anche la maggiore organizzazione sunnita e che potrebbe incidere anche a livello interno in Paesi come l’Egitto e l’Arabia Saudita. Parliamoci chiaro, se Teheran riuscisse veramente in questa impresa sarebbe un colpaccio incredibile per gli Ayatollah.

Israele alla finestra ma con attenzione

Israele intanto rimane alla finestra. In nessuna occasione l’accordo tra Gerusalemme e Ankara è stato messo in dubbio, ma il timore che possa essere usato per far arrivare armi e denaro ad Hamas è giustificato proprio dalle mosse di Erdogan e dell’Iran. Il Mossad sta monitorando ogni singolo aspetto di questa “rivoluzione turca” e sinceramente i segnali che riceve non sono propriamente di tranquillità. Oltretutto, mentre Israele sembra attraversare uno di rari momenti di relativa calma, tutto introno al piccolo Stato Ebraico la tempesta si fa sempre più forte con gli iraniani sul Golan, ISIS sul Sinai e Hamas (succursale della Fratellanza Musulmana) che sembra aver ripreso vigore proprio dopo il fallito golpe in Turchia. Per dirla tutta, sembra di assistere a un posizionamento mutuato dagli scacchi tendente a circondare il nemico prima di colpirlo. E in questo “accerchiamento” proprio la Turchia potrebbe essere il miglior alleato degli iraniani grazie a quell’accordo con Israele che mai come oggi potrebbe rivoltarsi contro la piccola democrazia israeliana. Vedremo nei prossimi giorni cosa avverrà in Siria e come la Turchia si comporterà con i curdi. Se l’asse tra Turchia, Iran e Russia si concretizzerà sul terreno allora avremo la risposta ai nostri dubbi.

Scritto da Maurizia De Groot Vos

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Analisi: la nuova pericolosa strategia di Erdogan in Medio Oriente

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