Antisemitismo: il metodo Goebbels per la nuova campagna mediatica contro Israele

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La chiamano cyber-intifada, è la nuova campagna mediatica antisemita contro Israele che sta prendendo corpo nelle università di tutto il mondo. Migliaia di studenti spinti da profondo odio verso Israele organizzano riunioni nei campus nelle quali i gesti eclatanti sono banditi ma dove si discute di “strategie di rete volte a delegittimare Israele”.

Passano quindi in secondo piano le bandiere bruciate, i cartelli antisemiti e i riferimenti offensivi alla Shoah. I nuovi antisemiti hanno realizzato che sono controproducenti. Come in molti si sono resi contro che la pubblicazione di foto false o taroccate sul web (tipo quelle scattate in Iraq o in Siria e attribuite a Gaza) è una prassi ormai superata che nella maggior parte dei casi viene immediatamente smascherata dagli attivisti pro-Israele. No, la nuova cyber-intifada si combatterà in modo completamente diverso, più subdolo e pericoloso.

Hanno iniziato due giorni fa gli Anonymous, rimediando a dire il vero una vera e propria figuraccia. Esaurito questo primo tentativo ora l’attenzione degli antisemiti del terzo millennio si sposta su altri campi. Il primo sono i forum di discussione delle università. Ogni campus americano o europeo che si rispetti ha un proprio gruppo antisemita che ha creato un forum di discussione dedicato alla delegittimazione di Israele. In questi forum, che hanno visto una vera e propria esplosione, si parla di boicottaggio dei prodotti israeliani, di azioni di delegittimazione via web articolate e complesse. Nei forum si raccolgono, si postano e si discutono articoli presi dai maggiori siti filo-palestinesi e addirittura da quelli legati ad Hamas o a Fatah (Al Qassam oppure il nuovo Electronic Intifada, solo per citarne due), articoli presi come fossero oro colato. Nei forum non è ammesso chi dissente oppure chi smaschera le menzogne arabe. Molto spesso questi forum ospitano “testimonianze” arabe che raccontano di come sono cattivi i perfidi israeliani. In molti casi si parla di detenuti palestinesi maltrattati (questo ultimamente è molto in voga) con testimonianze terribili ma mai, nemmeno una volta, controllate e/o confermate. In alcuni casi sono persino surreali.

Ma l’ultima tendenza, rilanciata da alcuni siti palestinesi, è quella del dibattito sul cosiddetto “diritto al ritorno”. Qui le testimonianze dei vecchi “profughi” fioccano e le discussioni, spesso intrise di puro odio verso gli israeliani e più in generale verso gli ebrei, lievitano ora dopo ora. Il concetto che si vuole far passare è che Israele non ha il Diritto di esistere. Non quello dei due Stati e nemmeno quello dello Stato binazionale (tanto caro ad una importante frangia antisemita), ma proprio quello della cancellazione di Israele.

E i discorsi sui forum danno il via a iniziative di delegittimazione contro Israele concrete. Questa settimana alla Boston University avrà luogo un convegno organizzato da un folto numero di studenti antisemiti (e autorizzato con entusiasmo dai vertici del campus) che tratterà del “diritto al ritorno” con numerose testimonianze sulla cosiddetta “nakba”. Naturalmente il termine “convegno” è fuorviante perché non sono ammesse testimonianze di parte avversa quindi non ci sarà alcun dibattito se non quello unilaterale dove uno darà ragione all’altro e tutti daranno ragione a tutti convergendo sul fatto che “Israele non dovrebbe esistere”. Iniziative simili sono previste nelle prossime settimane in altre importanti università americane ed europee (in Gran Bretagna, Norvegia, Svezia e Danimarca).

E’ un antisemitismo subdolo, persino raffinato. Si vuole far passare l’idea che legalmente “Israele non ha il Diritto di esistere” e che la sua nascita è dovuta ad una “deliberata campagna sionista volta a liberare l’area dai suoi abitanti nativi (espressione presa da Electronic Intifada)”.

Il brutto è che questa nuova campagna mediatica volta a delegittimare Israele sta riscuotendo un sempre maggiore seguito tra i giovani americani ed europei. All’apparenza è una campagna pacifica, ma nasconde palesemente il cosiddetto “metodo Goebbels”, quello ormai famoso usato dai nazisti per prima delegittimare il popolo ebraico di fronte all’opinione pubblica, per poi passare allo sterminio. Anche in questo caso l’obbiettivo finale è la cancellazione di Israele passando per una preventiva delegittimazione da ottenersi attraverso una massiccia (e persino intelligente) campagna mediatica (cyber-intifada) per poi passare ad azioni concrete che, sul campo, si tradurranno in un aperto sostegno a quei gruppi terroristici o a quegli Stati che hanno come obbiettivo la distruzione di Israele.

Il mondo deve essere consapevole di quello che sta crescendo nelle nuove generazioni e del pericolo che questo rappresenta per tutti. Oggi internet è senza dubbio il più potente mezzo di comunicazione e lo diventa ancora di più quando le iniziative nate in rete si trasformano in azioni concrete nella vita reale. La campagna di delegittimazione contro Israele parte da internet ma ha come obbiettivo quello di promuovere azioni concrete sul terreno e in particolare quello di aumentare l’odio verso il piccolo Stato Ebraico. Contro questa vera e propria campagna di odio non si può rimanere inerti.

Sharon Levi

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