Assad, da nemico numero uno a grande amico di Obama

Una delle conseguenze dell’accordo sul nucleare iraniano, di cui però non si parla, è il totale capovolgimento della posizione americana nei confronti del regime siriano di Bashar Assad. Il regime siriano è passato dal ruolo di nemico numero uno della Amministrazione americana a quello di amico da salvare.

Infatti con la stipula dell’accordo tra Teheran e le grandi potenze si accetta implicitamente che l’Iran continui a supportare il regime di Assad con la differenza, non da poco, che adesso lo potrà fare con centinaia si miliardi di dollari in più e, soprattutto, senza avere più l’embargo sulle armi a pesare sulle possibilità di Teheran di inviare armi di ogni tipo al regime siriano.

Il tacito accordo su Assad

In un contesto di negoziato complesso come quello che si è svolto sul nucleare iraniano ci si sarebbe aspettato che la comunità internazionale avesse messo sul piatto anche la questione siriana e il sostegno che Teheran fornisce al regime di Assad. Ci si sarebbe aspettato che quegli oltre 250.000 morti dei quali in buona parte sono sulla coscienza di Assad e quei tre milioni di sfollati avessero avuto un qualche peso per spingere le potenze mondiali a pretendere da Teheran la fine dell’appoggio al regime siriano. Invece è avvenuto l’esatto contrario, è stato l’Iran a porre condizioni in merito al suo appoggio ad Assad e a ottenere la fine dell’embargo sulle armi che gli permetterà non solo di continuare a sostenere il regime siriano ma addirittura di potenziare questo sostegno. Ma per arrivare a tutto questo non si poteva prescindere dal consenso americano che chiaramente non poteva essere palese. Così si è trattato per giorni sulla fine dell’embargo sulle armi, anzi, l’Iran ha posto come condizione non negoziabile la fine di quell’embargo, ben sapendo che Teheran aveva bisogno di togliere quelle limitazioni per continuare a sostenere Assad e in seconda battuta i gruppi terroristici della sua galassia (Hezbollah prima di tutti). Il risultato è stato un tacito accordo tra Teheran e Washington sul sostegno iraniano ad Assad che l’amministrazione americana sta cercando di vendere come un male necessario volto a sconfiggere lo Stato Islamico. Solo che ci risulta un po’ difficile scegliere chi sia più (o meno) macellaio tra Bashar Assad e Abu Bakr Al Baghdadi. Nei fatti a Washington pensano che Assad sia meno criminale di Al Baghdadi e il regime siriano è passato dall’essere il nemico numero uno a diventare un alleato fondamentale nella lotta allo Stato Islamico.

La reazione degli alleati USA

Il tacito accordo su Assad non è sfuggito però agli alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente, primi tra tutti Israele, Turchia e Arabia Saudita, tutti interessati anche se per ragioni diverse alla caduta del macellaio di Damasco. La scelta di Obama è chiaramente un presa di posizione a favore dell’asse sciita che di fatto cambia gli equilibri in Medio Oriente a vantaggio del blocco guidato da Teheran. E che vantaggio. In un colpo solo Teheran sposta il suo asse di influenza direttamente sui confini con Israele e lo fa alla luce del sole, non più di soppiatto come prima. In aggiunta a questo gli sciiti persiani possono vantare la loro presenza nel cuore del mondo arabo sunnita, una presenza influente e pericolosa anche per gli arabi. Per una volta Israele e Stati arabi sono dalla stessa parte della barricata, almeno in questo Obama è riuscito a fare un miracolo. E se ancora gli Stati Arabi sono rimasti sostanzialmente in silenzio su questo accordo, la Turchia inizia a far sentire la sua voce. Ieri l’agenzia Anadolu, cioè la voce del Governo di Ankara, ha criticato con una certa veemenza l’accordo sul nucleare iraniano, e non solo perché si tratta di un accordo completamente sbagliato che non impedisce all’Iran di ottenere armi atomiche, ma proprio perché cambia gli equilibri in Medio Oriente. E, stando alle dichiarazioni di alcuni funzionari USA citati dalla Associated Press, gli Stati Uniti non compenseranno l’aumentato rischio per Israele con un aumento del sostegno militare a Gerusalemme e a questo punto non è chiaro nemmeno se questa “compensazione” verrà meno anche per gli Stati del Golfo come aveva promesso tempo fa il Segretario di Stato USA, John Kerry.

Quello che sembra certo, oltre all’assoluta follia della politica estera di Obama, è che gli Stati Uniti con l’accordo sul nucleare iraniano hanno fatto una chiara scelta di campo sia nel conflitto tra sunniti e sciiti, scegliendo di appoggiare questi ultimi, che nella guerra non dichiarata tra Iran e Israele, scegliendo anche in questo caso gli Ayatollah. E nel pacchetto non poteva non esserci Assad e i suoi alleati terroristi, gli Hezbollah libanesi. Non c’è dubbio, l’ennesimo fatale errore di Obama.

Scritto da Noemi Cabitza

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