Attacco al mondo libero ma in Europa si nega il problema

Il mondo libero è sotto attacco, credo che ormai nessuno lo possa più negare. Il terrorismo islamico alza continuamente la posta e il livello dei suoi attacchi alle nostre libertà cresce sia quantitativamente che qualitativamente. In ogni continente gli interessi occidentali, il nostro modo di vivere, i nostri simboli sono sotto attacco. Da Parigi a Colonia passando per l’Africa ogni simbolo del mondo libero è nel mirino dei terroristi islamici.

Pochi giorni fa parlavamo del pericolo sottovalutato che arriva dall’Africa, ma nell’immediato (e forse anche in configurazione futura) tutto si gioca in Medio Oriente dove gli equilibri tra chi rappresenta il mondo libero e chi invece rappresenta l’oscurantismo islamico stanno velocemente cambiando. Lo faceva notare proprio ieri il capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano, Gen. Gadi Eizenkot, il quale evidenziava la necessità per le forze del mondo libero di rivedere le politiche di difesa tenendo in considerazione i cambiamenti in atto in Medio Oriente.

Il nuovo scenario dopo l’accordo sul nucleare iraniano

Per capire come devono cambiare le politiche di difesa del mondo libero dobbiamo partire dagli eventi più recenti. Da sabato, a seguito dell’accordo sul nucleare iraniano, sono cadute le sanzioni contro l’Iran e il fatto assume particolare importanza sia sotto l’aspetto meramente commerciale che sotto quello militare e di equilibri geo-politici. Se è vero che per l’occidente si aprono nuove opportunità commerciali è altrettanto vero che a guadagnarci sono anche i vari gruppi terroristici che dipendono da Teheran, a partire dal più pericoloso, Hezbollah, per finire ad Hamas passando per la Jihad Islamica e i vari gruppuscoli finanziati dagli Ayatollah. Con l’immensa disponibilità di denaro tornata in mano a Teheran il terrorismo islamico legato all’Iran riceverà maggiori fondi e nuove armi diventando più pericoloso e aggressivo di quanto non lo sia stato fino ad oggi. Sempre ieri il Gen. Gadi Eizenkot, parlando ad un convegno organizzato dal Institute for National Security Studies di Tel Aviv, ha ricordato come nonostante le sanzioni l’Iran nell’ultimo anno abbia finanziato Hezbollah con un miliardo di dollari, una cifra enorme che dopo la fine delle sanzioni crescerà vertiginosamente. La stessa cosa accadrà per gli altri gruppi della galassia terroristica legata agli Ayatollah. Questo aumento del rischio comporterà immancabilmente un adeguamento delle politiche di difesa da parte dei nemici di Teheran, in primis Israele ma anche dei Paesi arabi e dei gruppi terroristici ad essi legati. Insomma, non è azzardato prevedere una esclation della violenza nei vari teatri mediorientali. Cosa c’entra questo con il mondo libero? C’entra eccome perché proprio in questi mesi stiamo vedendo cosa accade in occidente quando il Medio Oriente è in fiamme e come questi eventi vengano prontamente sfruttati dagli estremisti islamici di ogni tipo, da quelli del ISIS ad Al Qaeda. Il fatto nuovo è che a questi si uniranno anche quelli legati agli sciiti iraniani, prima attaccando solo obiettivi israeliani per poi passare a obiettivi più ambiziosi. E se qualcuno pensasse che tutto questo sia solo un esercizio di “catastrofismo” ne riparleremo tra un po’.

Il pericolo ISIS: vero o gonfiato?

Una cosa è certa, lo Stato Islamico (ISIS) è stato all’inizio sottovalutato e in seguito strumentalizzato. In pochi si spiegano come possa essere cresciuto così in fretta quando sarebbe bastato un esercito sufficientemente armato e addestrato per sconfiggerlo. In realtà lo Stato Islamico ha fatto comodo a parecchi, a partire proprio dagli Ayatollah iraniani che hanno usato il suo spauracchio per portare l’occidente a trattare sul nucleare iraniano. Oggi l’ISIS non è più solo una realtà regionale ma è diventato un pericolo globale, questo proprio grazie alla sua strumentalizzazione che con il passare del tempo è sfuggita di mano a tutti. Anche se Raqqa venisse rasa al suolo e se Abu Bakr al-Baghdadi venisse ucciso, lo Stato Islamico continuerebbe a crescere in altre parti del mondo. Ormai la sua è una rete globale molto più pericolosa di quella a suo tempo messa in piedi da Al Qaeda. Ma il cuore dello Stato Islamico resta in Medio Oriente dove ha saputo approfittare del progressivo ritiro degli Stati Uniti e del loro cambio di politica con il conseguente “semi-abbandono” degli alleati storici, Israele e Arabia Saudita in testa. Lo Stato Islamico ha saputo attirare a se le simpatie di tutto il mondo sunnita approfittando del “disorientamento” dei sauditi impegnati più a combattere l’Iran che a portare avanti il sogno islamico di conquista del mondo. Lo Stato Islamico è diventato per i musulmani sunniti il loro rappresentante al posto dell’Arabia Saudita e questo ne fa un pericolo mortale per il mondo libero perché, mentre con i sauditi in qualche modo il mondo libero poteva interloquire attraverso vari canali e, soprattutto, attraverso l’economia, con lo Stato Islamico questo non è possibile. Insomma, l’ISIS non è governabile e francamente fanno sorridere coloro che pensano che ci si possa trattare.

Mondo libero tra due fuochi

Tra Iran (sciiti) da un lato e ISIS (sunniti) dall’altro ci siamo noi, il mondo libero. A volte su internet si leggono interventi del tipo “lasciamo che si scannino tra di loro”. E’ la cosa più stupida che si possa dire, prima di tutto a livello morale poi a livello meramente strategico. Come detto (e come possiamo vedere) questo scontro epocale tra correnti dell’Islam ha pesanti ripercussioni sul mondo libero. Milioni di persone in fuga (ma anche no) dalla guerra si stanno riversando in Europa. Con l’aumentare dell’intensità dello scontro che deriverà dalle assurde scelte della politica internazionale questo flusso di persone potrà solo aumentare e con esso i rischi alle nostre libertà. In Medio Oriente, come dimostrano le parole del Gen. Gadi Eizenkot, lo hanno capito e stanno correndo al riparo cercando di adattarsi alle nuove condizioni. In occidente invece tutto questo non avviene e, a parte bloccare qualche frontiera, la politica europea va in ordine sparso senza alcuna linea comune. Tutti pensano solo agli affari e a tutelare se stessi. Così facciamo il gioco dei terroristi islamici, gli apriamo le porte delle nostre democrazie consentendo loro di attaccarci dall’interno.

Le assurdità della politica europea

Lasciamo stare per una volta la politica estera americana, avremo modo di riparlarne, adesso ci interessa analizzare la politica europea in merito all’attacco a cui è sottoposto il vecchio continente e alle strategie per contrastarlo. Forse parlare di “strategie” è davvero esagerato, l’Europa non ha alcuna strategia per contrastare questo attacco o, se ne ha qualcuna, è assurda come quella di attaccare continuamente l’unica democrazia in Medio Oriente, Israele, mentre si finanziano i gruppi terroristici sotto forma di aiuti umanitari o sotto altre forme malamente celate dietro il termine “contrasto al terrorismo”. Il fatto che in Europa non ci siano strategie per combattere questo attacco al mondo libero non è però strano. Un attacco lo si combatte dal momento in cui ci si rende conto che è appunto un attacco. In Europa questo invece non avviene, si continua imperterriti a negare l’evidenza dei fatti e quindi a non prendere le dovute decisioni di contrasto. A livello interno si tende a sminuire il pericolo per paura di creare un clima di intolleranza verso i musulmani, a livello internazionale – soprattutto in Medio Oriente – si portano avanti politiche suicide legate più che altro agli affari piuttosto che alla sicurezza. Da questo ne deriva un quadro del tutto desolante e pericoloso che ci espone sempre più all’attacco jihadista. Fino a quando in Europa non si metterà sullo stesso piano il pericolo rappresentato dall’ISIS a quello rappresentato dall’Iran e non si attueranno politiche (anche militari) di contrasto ad ambedue i pericoli, il nostro continente sarà terreno fertile per la conquista islamica. A questo naturalmente vanno aggiunte politiche serie di contenimento dei flussi migratori con una attenta selezione degli ingressi e una seria politica di respingimento. Ma per fare tutto questo serve prima di tutto ammettere di essere sotto attacco e che per fermare questo attacco il mondo libero deve cambiare le sue politiche in Medio Oriente, deve capire chi è il nemico e chi non lo è. Se non si farà tutto questo in breve tempo, allora siamo condannati a soccombere, ad arrenderci senza combattere all’invasione islamica del Califfato e/o degli Ayatollah.

Scritto da Lila C. Ashuryan

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