Attacco alla Siria: come Israele si prepara alla guerra

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«Se la Siria verrà attaccata i primi a farne le spese saranno gli israeliani». E’ questa la bellicosa dichiarazione del Capo di Stato Maggiore dell’esercito siriano all’agenzia iraniana Fars News. E c’è da credere che sarà proprio così. Per questo motivo in Israele sono in corso riunioni a catena tra i vertici dell’esercito, dell’intelligence e dell’aviazione.

Da ieri mattina è stato un susseguirsi  di riunioni ad alto livello. Il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha convocato il Gabinetto per la Sicurezza nazionale. Nella riunione sono state prese alcune decisione operative che rendono l’idea di come si stia vivendo questo momento in Israele. E’ stato deciso un innalzamento del livello di allerta relativo al sistema di intercettazione aerea portandolo al massimo livello. La batteria di missili anti-missile, Iron Dome, che poche settimane fa era stata installata ad Haifa è stata spostata nel nord del Paese per rafforzare il sistema antimissile. E’ stato infine deciso di autorizzare l’IDF a richiamare in servizio un certo numero di riservisti, numero che però non è stato reso noto. Un problema sembra essere nato sulla dotazione alla popolazione di maschere antigas. Sembra che molti israeliani ne siano in possesso ma sarebbero vecchie e obsolete. Il Governo aveva cancellato il budget per i sistemi antigas (maschere e rifugi) ma ieri la Knesset ha chiesto con urgenza il ripristino di quei fondi e una accelerazione nella distribuzione di nuove maschere antigas. Agli ospedali e alle strutture sanitarie è stata aumentata la dotazione di atropina.

Insomma, c’è la consapevolezza che in caso di attacco occidentale alla Siria sarà Israele a trovarsi in prima linea e che la più che prevedibile reazione sarà proprio contro lo Stato Ebraico. Benjamin Netanyhau ha detto ieri che Israele è pronto a ogni tipo di scenario ma è palese che c’è molta preoccupazione tra la popolazione, preoccupazione che però non sembra sfiorare gli interventisti occidentali pronti improvvisamente a menar e mani contro un regime che massacra il suo popolo da più di due anni. Tanto alla fine non saranno loro a farne le spese.

Sarah F.

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