Attacco all’Africa islamica: era ora. Ma non lasciamo la Francia da sola

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La Francia è la prima potenza europea che finalmente capisce la necessità impellente di fermare l’avanzata delle milizie islamiste in Africa. Questo è il succo del discorso che riguarda l’intervento francese in Mali (e in Somalia). Tutto il resto è cronaca.

Ma a noi non interessa la cronaca dei fatti di guerra, per questo ci sono decine e decine di siti internet che lo sanno fare meglio di noi. No, ci interessa ribadire un concetto e un allarme che lanciamo da diversi mesi, cioè la prorompente avanzata dell’islam integralista in Africa, una avanzata che non solo sta colpendo il Maghreb e l’Africa occidentale ma anche a oriente dove, dopo che per anni abbiamo ignorato la Somalia, ora ci si trova a fare i conti con importanti infiltrazioni in Eritrea, Etiopia, Uganda, Kenya, Ruanda e persino nel Congo in guerra dopo che si sono perse quasi irrimediabilmente la Repubblica Centrafricana, il Chad, il Sudan (escluso il Sud Sudan) e il nord della Nigeria.

La Francia finalmente ha capito che non è più possibile “lasciarli fare”, che questa avanzata dell’islam integralista in Africa deve essere fermata e azzerata. Abbiamo assistito inermi alla distruzione dei templi di Timbuktu, alle violenze sulla popolazione, alle impiccagioni di piazza, alle mutilazioni, alle violenze sulle donne e persino sulle bambine, il tutto nel nome della “non interferenza”. Per mesi (forse anni) abbiamo buttato i Diritti Umani nella pattumiera credendo che la cosa non ci riguardasse. Poi ci siamo accorti che le milizie islamiche, per finanziarsi, usano l’Africa occidentale come aeroporto per tonnellate di droga che poi invadono l’Europa. Ci siamo accorti che una città nominata dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità veniva letteralmente fatta a pezzi, che interi paesi già sottosviluppati stavano ripiombando nell’età della pietra. Ci siamo accorti che la Somalia non è poi tanto inutile nel business mondiale e che il tratto di mare che gli compete è di fondamentale importanza per le rotte del commercio. Ci siamo accorti che nel far cadere regimi dittatoriali abbiamo favorito l’ascesa di regimi ancora peggiori (le cosiddette primavere arabe). Insomma, la nostra “non interferenza” adesso minaccia anche i nostri interessi e così ci siamo ricordati di quei Diritti Umani gettati nella pattumiera africana. E’ ipocrita lo so, ma se serve a fermare l’avanzata islamica ben venga anche una buona dose di ipocrisia.

Ora però non bisogna lasciare sola la Francia. Ora non ci si può fermare al Mali. Adesso dobbiamo aiutare tutti quei Governi che combattono l’islamizzazione dei loro Paesi, li dobbiamo aiutare finanziariamente e militarmente, perché il nuovo fronte della lotta al terrorismo islamico globale è in Africa. E non dobbiamo stare a sentire quella massa di pacivendoli che parla di neo-colonialismo se una potenza occidentale interviene ma non fa una parola se i loro amichetti islamici trucidano, violentano e amputano migliaia di esseri umani. Quella si che è ipocrisia.

Claudia Colombo

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