Attacco Iran: la Gran Bretagna si tira fuori. Ipocrisia in stile inglese

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Attacco Iran – Londra 26 ottobre 2012, la Gran Bretagna si tira fuori da qualsiasi ipotesi di attacco all’Iran. Lo hanno fatto trapelare fonti del Governo britannico al Guardian che ha riportato ieri la notizia.

Secondo il giornale inglese gli USA avrebbero chiesto alla Gran Bretagna un sostegno per un eventuale attacco all’Iran ma Londra avrebbe risposto “picche” in quanto sostiene che un attacco preventivo alle centrali nucleari iraniane sarebbe una palese violazione del Diritto Internazionale.

In particolare gli Stati Uniti avrebbero chiesto l’uso delle basi presenti nell’isola di Ascension (Atlantico) e quella di Diego Garcia (Oceano indiano). La Gran Bretagna però ha risposto che non concederà l’uso di queste basi in quanto “non ritiene il programma nucleare iraniano una minaccia chiara e permanente” ragion per cui qualsiasi attacco preventivo violerebbe il Diritto Internazionale.

A sostenere che l’Iran non è sul punto di raggiungere il traguardo della bomba atomica è un “fantomatico rapporto dell’intelligence britannica” il quale afferma che “proseguendo di questo passo l’Iran raggiungerà il punto di non ritorno tra un anno”. Quindi la minaccia non sarebbe imminente. Di qui la decisione di negare agli Stati Uniti l’uso delle due strategiche basi.

Il rapporto dell’intelligence britannica si scontra frontalmente con quello dell’Agenzia Atomica Internazionale (AIEA) e con quelli di almeno una decina di Stati diversi  (tra i quali USA e Israele) secondo i quali l’Iran sarebbe invece sul punto di raggiungere il fantomatico “punto di non ritorno” anche se i rapporti tra loro differenziano leggermente sui tempi e spaziano tra un minimo di tre mesi e un massimo di sei.

Finita qui? Niente affatto. Anche oggi il Governo britannico torna sulla vicenda. Con un comunicato ufficiale Downing Street spiega i motivi del diniego all’uso delle proprie basi per un attacco all’Iran. “Stiamo lavorando a stretto contatto con gli Stati Uniti – si legge nel comunicato – e non pensiamo che in questo momento un’azione militare sia la cosa più giusta da fare”. La scorsa settimana il Premier britannico, David Cameron, si era rivolto a Israele invitando lo Stato Ebraico a “dare una prova di moderazione”, concetto ribadito anche oggi.

Peccato che sia difficile dare un prova di moderazione quando il nemico minaccia tutti i giorni di distruggerti e compie azioni volte a raggiungere questo obbiettivo. E’ difficile dare prova di moderazione quando 300.000 di Hezbollah sono puntati sulle città israeliane. E’ difficile dare prova di moderazione quando l’Iran arma i gruppi terroristi di Gaza che ogni giorno sparano missili su Israele. Chissà che se David Cameron venisse a vivere per un mesetto in Israele, magari dalle parti di Sderot, non possa cambiare idea sul concetto di “dare prova di moderazione”.

Sarah F.

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