Attacco piduista alla democrazia

Scrive Wikipedia: “la dittatura è una forma autoritaria di governo in cui il potere è accentrato in un solo organo, se non addirittura nelle mani del solo dittatore, non limitato da leggi, costituzioni, o altri fattori politici e sociali interni allo Stato”. Leggete bene queste parole e raffrontatele con l’attualità politica italiana. Cosa vedete?

Non so voi, ma io ci vedo una inquietante analogia con quanto sta avvenendo in Italia. Un Parlamento ostaggio degli interessi di una sola persona; il continuo tentativo di mettere il bavaglio alla stampa libera; il tentativo, nemmeno tanto mascherato, di accentrare il potere politico e giudiziario – la cui divisione è una fondamentale garanzia democratica – nelle mani di un unico potere. Infine la volontà di annullare completamente il confronto democratico, la cui arena dovrebbe essere il Parlamento, con azioni autoritarie attraverso l’uso del voto di fiducia e con blitz, come quello di ieri, mirati a rafforzare la posizione del “regime”. E non scrivo a cuor leggero la parola “regime”, perché di questo si parla, purtroppo.

Viviamo in Paese dove la corruzione è ai più alti livelli mondiali, peggio che in alcuni Stati africani. Un paese dove i giovani non hanno un futuro e dove la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli da terzo mondo. Un paese attanagliato dalla crisi interna e dalle crisi internazionali. Eppure il “regime” lavora esclusivamente per accentrare il potere nelle proprie mani. E’ un incubo. E’ la teoria messa in pratica di quello che profetizzava Ligio Gelli quando fondò la P2. Non è un caso, infatti, che certi “programmi politici” assomiglino terribilmente al programma della loggia massonica fondata dal gran maestro Gelli.

Dobbiamo aprire gli occhi, il popolo italiano deve aprire gli occhi. Ci concentriamo troppo intensamente nella critica a Berlusconi mentre il sistema messo in piedi da quest’uomo sta gettando il Paese nell’abisso del regime. E’ vero che molto dipende proprio da Berlusconi, ma non facciamo lo sbaglio (noi per primi – e forse lo abbiamo già fatto) di concentrare tutta l’attenzione su quell’uomo. Il suo sistema sta lavorando in santa pace proprio grazie al fatto che l’attenzione nazionale e della stampa sia concentrata sulle vicende personali del Premier. E’ uno sbaglio che potremmo pagare a caro prezzo soprattutto perché guardiamo all’immediato mentre lui sta lavorando da anni a un progetto a lungo respiro. Non è che mandando a casa Berlusconi il problema si risolve.

Quanto successo ieri in Parlamento, con il Ministro della Difesa che manda bellamente a quel paese il Presidente della Camera, è la dimostrazione lampante dell’autoritarismo di questo regime e della totale mancanza di rispetto verso le Istituzioni Democratiche. Berlusconi non c’era in Parlamento ma l’attacco è stato ugualmente devastante. Questo ci deve far riflettere. Se poi vogliamo anche evidenziare le leggi “ad personam” e “ad aziendam” a favore del Premier è giusto farlo, ma mentre noi facciamo battutine su queste cose il programma piduista del regime procede a grandi passi.

Vorrei che su questo si aprisse una riflessione come vorrei che sia prestata più attenzione all’attacco piduista alla democrazia piuttosto che al “processo Ruby”. La sensazione che la Democrazia italiana sia veramente in pericolo, a prescindere dalle vicende personali del Premier, è troppo forte per poter sorvolare su questo punto. Apriamo bene gli occhi e, nel caso, stiamo pronti a difendere la nostra libertà e la nostra Democrazia, perché i regimi non sono solo quelli dittatoriali ed evidenti enunciati da Wikipedia, ma ci sono anche regimi che lavorano nel buio fino al momento in cui diventano evidenti. Ma poi è troppo tardi.

Carlo Alberto Cecchini

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