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Franco Londei

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Guardi alla Corea del Nord, ai suoi test nucleari e balistici e vedi il futuro che ti aspetta con l’Iran. Eppure la diplomazia internazionale continua imperterrita a ignorare le gravi minacce che arrivano da Teheran, minacce rivolte direttamente a Israele e indirettamente al mondo intero perché destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente come sta facendo Teheran è una minaccia globale più che locale.

Naturalmente non si sta dicendo, come fece Manlio Di Stefano, che il terrorismo islamico non esiste o, come fece il suo collega Di Battista, che con ISIS bisogna ragionarci. Lo Stato Islamico rimane una minaccia così come lo è Al Qaeda, Hezbollah, Hamas e ogni altro gruppo islamico terrorista. Tuttavia ISIS è stato parecchio sopravvalutato, almeno sotto l’aspetto militare.

Devo fare un confessione che a molti apparirà strana viste le mie posizioni su Israele: ammiro la politica iraniana in Medio Oriente. Ammiro l’arguzia di Mohammad Javad Zarif, il Ministro degli Esteri iraniano che con una tranquillità impressionante sta prendendo per i fondelli mezzo mondo e senza battere ciglio da anni tesse la sua tela di ragno attorno al piccolo Israele usando lo spauracchio dell’ISIS per conquistare terreno.

Quando il Presidente palestinese Abu Mazen (Mahmoud Abbas) nel settembre del 2016 fece il suo discorso davanti alle Nazioni Unite nel quale prometteva di «voler coesistere accanto allo Stato di Israele in pace e sicurezza come buoni vicini» e promise di supportare la lotta al terrorismo, tutti naturalmente gli credettero (chissà perché) e ne elogiarono la “moderazione” con applausi a scena aperta.

Al di la delle opinioni personali sulla scelta di rimuovere i metal detector dall’ingresso del Monte del Tempio a Gerusalemme, dai recenti fatti accaduti a seguito della decisione israeliana di aumentare i controlli dobbiamo trarre una importante lezione: i musulmani non sono uguali agli altri.

Non siamo noi a dirlo, solo loro a certificarlo con una sorta di autodenuncia che oggi l’editorialista di Yedioth Ahronoth, Ben-Dror Yemini, definisce “sindrome delle basse pretese”, una sorta di sindrome di inferiorità che spinge i musulmani a isolarsi rispetto al resto del mondo, rispetto al progresso, rispetto alla civiltà, una sindrome che quando evidenzia la loro arretratezza rispetto al mondo civile e ne sancisce l’impossibilità alla coesistenza sfocia nella violenza più bieca nei confronti di chi non è arretrato come loro.