Autocensura di stampa: quando sono i giornali ad autocensurarsi da soli

Si parla tante volte di “libertà di stampa” in Italia e spesso ci si trova a combattere con tentativi di bavaglio nascosti in leggi che questo Governo ogni tanto prova a propinare agli italiani. Purtroppo si parla troppo poco dell’autobavaglio che ogni tanto è la stessa stampa a mettersi senza neanche bisogno di discutili leggi ad hoc. Il caso di Gaetano Sparti ne è la prova lampante.

La stampa italiana parla di tutto e di più. E’ certamente concentrata sulle problematiche politiche che certo non mancano nel Belpaese. Sicuramente riprende i fatti internazionali salienti (ma non tutti i giornali). E poi vi è una larghissima parte dell’informazione concentrata su immani cazzate di cui a pochi onestamente frega. Quello che invece viene sempre più spesso trascurato è l’informazione dedicata ai problemi reali degli italiani. Tra questi ve ne sono alcuni di particolare interesse che un giornale degno di questo nome farebbe carte false per seguire. Una di queste è proprio quella riguardante un caso seguito dalla nostra associazione, quello di Gaetano Sparti.

Attenzione però, perché non è corretto dire che la “grande stampa” non se ne è interessata. E’ vero invece il contrario, cioè alcuni importanti giornalisti hanno chiesto informazioni su questo spigoloso caso al Ministero degli Affari Esteri, solo che quando lo hanno fatto di sono sentiti rispondere che “non potevano essere diffuse notizie su questo particolare caso”, oppure che “c’erano di mezzo servizi segreti di diversi Stati” o, peggio, “che ne dovevano proprio stare fuori per non pregiudicare i rapporti tra l’Italia e gli Emirati Arabi Uniti” e forse l’America, aggiungo io. Beh, sapete cosa hanno fatto i coraggiosi cronisti nostrani? Si sono autocensurati. Invece di drizzare le antenne, come avrebbe fatto un qualsiasi cronista con un minimo di attributi, si sono mestamente tirati indietro. Se non è autocensura questa, cosa è allora?

Passi che a fare marcia indietro sono stati, nel corso dei mesi, diversi deputati di ogni schieramento politico – sempre convinti dal MAE a starne fuori – in quel caso ci sono ragioni politiche, ma che siano stati dei giornalisti a tirarsi indietro è una cosa del tutto vergognosa che non fa certo onore alla stampa italiana che pure si lagna (da alcune parti) di non essere sufficientemente libera. Come si può definire “libera” una stampa che si autocensura da sola?

Mi scuso con i lettori per questa triste riflessione, ma se si vuole difendere veramente la libertà di stampa bisogna anche avere il coraggio di denunciare quando è la stampa stessa (senza distinzioni) a non fare il proprio lavoro, magari rimanendo succube di poteri forti, di velate minacce o di potenti pressioni.

Brigitta Donati

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