Banche islamiche e terrorismo: il problema dello zakat

banche-islamiche-terrorismoEra il 2012 quando un rapporto del Senato degli Stati Uniti svelava come la Al Rajhi Bank, banca islamica saudita, era diventata il nesso tra i gruppi jihadisti di tutto il mondo, dall’Asia all’Africa passando per il Medio Oriente. Attraverso la Al Rajhi Bank passavano quasi tutti i finanziamenti diretti ai gruppi terroristici usando la formula dello “zakat”, la beneficenza islamica la quale, proprio in quanto beneficenza, non può essere controllata.

Il caso della Al Rajhi Bank e il conseguente uso dello “zakat” come mezzo per finanziare il terrorismo islamico non è un caso isolato, anzi, negli ultimi anni le banche islamiche si sono moltiplicate in Europa e in tutto il mondo facendo della “carità islamica” non solo un business miliardario ma un potente mezzo per finanziare il terrorismo.

Da Al Qaeda allo Stato Islamico

Prima dell’avvento dello Stato Islamico le banche islamiche che usavano il sistema dello zakat per finanziare la Jihad globale e il terrorismo erano principalmente sette, cioè:

  1. Al Rajhi Bank (già citata, banca saudita)
  2. Al Shamal Islamic Bank (co-fondata da Osama Bin Laden, nasce in Sudan)
  3. National Commercial Bank (sharia bank con sede in Arabia Saudita)
  4. Arab Bank (con sede in Giordania è la più famosa e controversa delle banche islamiche)
  5. Islami Bank Bangladesh Limited (sharia bank con sede in Bangladesh)
  6. Bank Melli (banca iraniana tra i maggiori finaziatori di Hezbollah)
  7. Bank Saderat (altra banca iraniana usata dal regime di Teheran per far arrivare denaro ai terroristi)

A questi sette colossi dello zakat nel corso degli ultimi anni si univano una miriade di piccole e grandi banche che usando lo stesso sistema e approfittando delle tante crisi aperte nel mondo islamico hanno raccolto decine di miliardi poi destinati alla Jihad globale. Oggi lo zakat è il mezzo principale attraverso il quale si finanzia il terrorismo islamico e le banche islamiche sono diventate la strada sicura per trasferire ai gruppi terroristi di tutto il mondo ingenti somme di denaro senza alcun controllo da parte delle autorità di vigilanza internazionale.

Lo zakat, da micro-sistema a business globale

Fino a una ventina di anni fa le banche islamiche erano un vero punto di riferimento per i musulmani di tutto il mondo quale mezzo per trasferire denaro in maniera veloce e sicura alle loro famiglie in patria o per fare beneficenza. Fu Osama Bin Laden il primo a capire le potenzialità di questo sistema e ad usarlo in maniera sistematica per trasferire miliardi di dollari alla Jihad globale. Da allora l’Iran ha usato sistematicamente il sistema delle banche islamiche per finanziare la sua rete di gruppi terroristici, Al Qaeda lo ha usato come unico mezzo finanziario e oggi lo Stato Islamico ne sta facendo un uso immenso per amministrare la sua enorme ricchezza e per potenziarsi. Da sistema basato sulle micro-operazioni e sulle rimesse lo zakat è diventato un enorme business globale sul quale si basa l’economia della Jihad.

Come fare per fermare tutto questo?

Alla domanda, all’apparenza banale, non è affatto facile rispondere. Le banche islamiche seguono un codice difficilmente controllabile dall’esterno senza dare l’impressione di interferire direttamente con il mondo islamico e quindi senza scatenare reazioni da parte di tutti i musulmani del mondo. Per questo motivo, nonostante sia chiaro a tutti il ruolo che hanno le banche islamiche nel finanziare il terrorismo islamico, fino ad oggi non si è potuto fare nulla. Ogni tentativo di mettere sotto controllo le attività della banche islamiche e dell’uso dello zakat è miseramente fallito nel momento in cui si è andati a sbattere contro il muro del “islamicamente corretto”, cioè quella cosa intoccabile che sono le indicazioni del Corano dove proprio lo zakat è uno dei fondamenti più importanti. Cercare di mettere sotto controllo le banche islamiche significa quindi scontrarsi direttamente con ogni musulmano sulla Terra perché equivale ad andare contro il Corano. E’ chiaro quindi che in seno alle strutture internazionali, dove i Paesi musulmani hanno una immensa influenza, ogni volta che si parla di questo problema la questione viene rapidamente archiviata. Quindi non si può fare nulla? Non è corretto. Ogni Stato potrebbe legiferare singolarmente in materia, ma anche qui ci vorrebbe da parte dei Governi il coraggio di affrontare il problema che si aprirà non solo con i musulmani presenti sul proprio territorio ma con la prevedibile reazione dei potenti Stati Arabi. Al momento non vediamo statisti internazionali o nazionali che abbiano il coraggio di affrontare il problema, anzi, mentre le banche islamiche continuano a crescere in maniera vertiginosa e a movimentare miliardi di Euro/Dollari verso la Jihad globale, l’occidente rimane semplicemente a guardare ben sapendo che per fermare l’afflusso di denaro verso il terrorismo islamico bisognerebbe bloccare proprio le banche islamiche e mettere sotto controllo il sistema dello zakat. Manca solo il coraggio di farlo.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Maurizia De Groot Vos

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