Basterà Pontida alla Lega per risollevarsi?

Se è vero, com’è vero, che un elettore su due della Lega Nord ha partecipato al referendum, il messaggio ai vertici leghisti è chiaro e diretto: siamo stanchi di questo Governo; siamo stanchi che voi (politici leghisti) parlate tanto di Roma ladrona ma poi siete i primi a partecipare al ladrocinio; siamo stanchi di parare il culo a Berlusconi e ai suoi processi giudiziari.

Domenica prossima la Lega Nord farà il suo annuale raduno padano a Pontida dove, come sempre, non mancheranno i proclami ad effetto dedicati più che altro ai valligiani piuttosto che agli elettori di città, un tantino meno suggestionabili dalla panzane razziste e più esposti alle conseguenze della malapolitica. Un assaggio lo abbiamo già avuto con la proposta di agevolare gli insegnanti del nord, un proposta del tutto ridicola oltre che incostituzionale in quanto discriminatoria. Poi, con ogni probabilità, sventoleranno la bandiera del pericolo immigrazione, la solita Roma ladrona (di cui fanno parte anche loro a tutti gli effetti), qualche concessione ai vacheros delle valli padane, lo sfoggio di virilità della serie “ce l’ho duro” ecc. ecc. Insomma, la solita festa padana. Ci sarà poi quello che, cercando di essere più politico dei leader, tirerà fuori il successo (monco) del federalismo, la proposta per la riduzione delle tasse (quasi impossibile da attuare), una serie di riforme in salsa federalista ecc. ecc. Praticamente faranno le solite promesse che fanno sempre tra le urla di giubilo dei “peones padanos” armati di elmi con le corna e di spadoni longobardi.

Tuttavia temo che questa volta non basterà a Bossi & C. sventolare l’orgoglio padano duramente messo alla prova dal servilismo verso il capo (Berlusconi) e dai quintali di mastice spalmati sulle poltrone romane. La gente del nord il suo messaggio lo ha mandato chiaro e forte e, anche se stanno facendo di tutto per minimizzarlo, non potranno più portare avanti questa assurda sceneggiata. La gente vuole i fatti e non le vane promesse da festa paesana.

Carlotta Visentin

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