Beppe Grillo e l’intervista tappetino di Marco Travaglio

Beppe Grillo intervistato da Marco Travaglio come Berlusconi intervistato da Bruno Vespa. Se le cantano e se le suonano da soli. Questa è l’impressione fornita dalla “intervista tappetino” al comico genovese sciorinata ieri da Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano.

Ma non era proprio Travaglio a criticare ferocemente le “non interviste” di Vespa a Berlusconi? Che il giornalista del Il Fatto punti a prendere il posto del Bruno nazionale a Porta a Porta come il comico genovese punta a prendere il posto del comico di Arcore? A leggere quella intervista il dubbio viene. Le “non domande” abbondano mentre le “domande” latitano. Ma soprattutto mancano le risposte.

Intendiamoci, da Grillo non ci si può aspettare di più. Da uno che rifiuta categoricamente qualsiasi confronto pubblico, uno che parla di “internet come strumento di dialogo” ma poi evita accuratamente di rispondere su Twitter, Facebook e persino sul proprio blog, uno che parla di “democrazia” ma poi impone il suo pensiero (e le “sue” direttive) ai candidati minacciandoli di espulsione in caso contrario, non possiamo certo aspettarci di più di quanto non ci si possa aspettare da Berlusconi.

E’ strano che un “giornalista attento” come Travaglio non sia riuscito a fare esporre il programma politico del Movimento 5 Stelle a un “comunicatore” come Grillo. Magari uno fasullo come era solito fare il suo predecessore di Arcore. Strano anche che Travaglio, sempre molto preparato (in maniera maniacale) non abbia chiesto una spiegazione plausibile sul ruolo di Casaleggio e si sia accontentato di una ironica e per niente chiara “svicolata” del tipo “Casaleggio è uno normale, non è la Spektre, ecc.ecc.”. Perché, dato che parlavano di “democrazia interna al Movimento” non gli ha chiesto spiegazioni sulla telefona di Pizzarotti a Casaleggio per chiedere l’autorizzazione alla nomina di Tavolazzi? Quella telefonata, mai smentita, indica tutto fuorché un sistema democratico e, soprattutto, indica che a prendere le decisioni non è Grillo ma è Casaleggio. E poi ci sarebbero state ancora da fare parecchie domande. Per esempio sulle accuse di antisemitismo rivolte da più parti a Grillo, sulle dichiarazioni omofobe di Francesco Perra (sui matrimoni gay disse “a quel punto potremo anche sposarci in tre o col proprio animale”) e perché su quelle dichiarazioni il Movimento non ha preso posizione, sul perché è proibito agli stranieri iscriversi al Movimento 5 Stelle ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. Io avrei chiesto anche di fornire spiegazioni su quanto scritto da Michele Di Salvo sul ruolo di Casalecchio e sul “metodo di marketing” della Casalecchio Associati, sui finanziatori del Movimento 5 Stelle e se è vero che detti finanziatori (azionisti della Casalecchio Associati) sono in gran parte Giapponesi e Americani che puntano alla caduta dell’Euro e dell’Europa. Ma forse questo sarebbe stato troppo, un po’ come se Vespa avesse chiesto a Berlusconi di spiegare il vero ruolo di Mangano e Dell’Utri.  Casaleggio non sarà la Spektre (e sicuramente non lo è) e di certo non è paragonabile a Mangano o Dell’Utri, ma un po’ più di chiarezza non avrebbe guastato.

Francamente in Italia siamo un po’ stanchi di queste messe in scena. Abbiamo appena finito di sorbirci quelle del duo Vespa/Berlusconi e non vorrei che adesso ci toccasse subire quelle di Travaglio/Grillo.

Bianca B.

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