Dopo la Germania anche l’Olanda vieta ai politici turchi di fare propaganda pro-Erdogan e scoppia il finimondo. Un migliaio di immigrati turchi scatenano il finimondo a Rotterdam mentre da Ankara arrivano accuse di “nazismo” all’Olanda dopo che nelle ore scorse la stessa sorte era toccata alla Germania.

I fatti in breve

Le tensioni tra Olanda e Turchia sono iniziate quando il Ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva fatto sapere che, contro il parere delle autorità olandesi, avrebbe partecipato a una manifestazione a Rotterdam a favore della proposta di Erdogan di cambiare la Costituzione turca in senso presidenzialista, una proposta che consegnerebbe allo stesso Erdogan il potere assoluto sulla Turchia. Alla negazione delle autorità olandesi dei permessi necessari unitamente al divieto di ingresso al Ministro degli Esteri turco (al cui aereo è stato proibito di atterrare in Olanda) sono scoppiate le proteste degli immigrati turchi sfociate poi in un attacco alla polizia.

Le minacce turche

Dalla Turchia tuona Erdogan: «la pagherete. Tutto questo si ritorcerà contro di voi». Non è una minaccia campata in aria quella del rais turco. In Olanda ci sono circa 1,7 milioni di immigrati provenienti da paesi islamici (l’11% della popolazione), di questi la maggior parte sono turchi e marocchini. E’ una vera e propria bomba che quello che era considerato il Paese più tollerante d’Europa non ha calcolato. Sta messa addirittura peggio la Germania dove gli immigrati turchi sono diversi milioni. Gli scontri visti ieri a Rotterdam e la prepotenza con cui i turchi pretendevano di fare campagna pro-Erdogan nel cuore dell’Europa, sono solo una avvisaglia di quello che potrebbe succedere nel vecchio continente se qualcuno si azzardasse a contrastare le politiche islamiche come quella del Presidente turco, per altro vicinissimo alla Fratellanza Musulmana che in nord Europa fa e disfa praticamente quello che vuole. Erdogan lo sa benissimo e non esita a lanciare minacce non tanto velate. Sa che è una vera e propria bomba a orologeria nel cuore del vecchio continente e sa che tutti i Governi europei la temono. Per non parlare poi dell’altra bomba in mano a Erdogan, quella dei milioni di profughi siriani che per il momento sono bloccati in Turchia ma che da un momento all’altro si potrebbero riversare in Europa se il rais turco decidesse di aprire i rubinetti chiusi a seguito di una estorsione costata all’Europa diversi miliardi.

Francia, Germania, Svezia e Olanda sono solo le avvisaglie

Scontri con gli immigrati musulmani in Francia e in Svezia, la Germania ormai nel mirino del terrorismo jihadista, l’Olanda in procinto di entrarci, questo è il risultato di una politica fin troppo ospitale ma per nulla inclusiva di molti Paesi europei. L’ospitalità è un conto, l’inclusione è ben altro. Non si possono includere coloro che predicano la Sharia, la legge islamica, semplicemente perché la Sharia è quanto di più contrario alle leggi europee. La legge islamica va palesemente contro ad ogni trattato su cui è basata la costruzione dell’Europa e troppo spesso si fa finta di non vederlo proprio per la tanto declamata ospitalità che però non deve e non può essere confusa con l’inclusione. In Europa ci sono milioni di musulmani ospitati ma non inclusi, non integrati a causa dell’enorme divario che separa le nostre leggi dall’unica legge che essi riconoscono, quella islamica. Se non si affronta questo problema quello che stiamo vedendo in Olanda, in Svezia e in Francia non è che l’avvisaglia di quello che accadrà ogni volta che un governo europeo decide di far rispettare le proprie leggi e non la Sharia. L’esempio delle minacce turche non deve e non può essere sottovalutato. La differenza di mentalità tra l’occidente e l’Islam non è colmabile dall’ospitalità, servono regole. A scanso di equivoci, non si tratta chiaramente di vietare l’Islam come chiedono alcuni politici europei, si tratta di vietare la Sharia e di essere chiari sul rispetto delle leggi europee. Se su tutto questo non si sarà chiari ogni volta che qualcuno oserà vietare una manifestazione anche minimamente riconducibile all’Islam vedremo queste reazioni e queste violenze. E’ matematico.

Oggi è la Turchia, domani potrebbe essere il Marocco, la Tunisia o qualsiasi altro Paese islamico che alimenta l’immigrazione in Europa a mettere sotto scacco il vecchio continente con il ricatto demografico. Forse è troppo tardi per correre ai ripari ma anche rimanere inerti non è la soluzione.

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Una bomba Islamica minaccia l’Europa. Oggi si chiama Erdogan e domani?

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