brexit

La Gran Bretagna è fuori dalla Unione Europea. La Brexit è ormai una realtà e fare una analisi delle possibili conseguenze di questa decisione del popolo britannico, sui possibili scenari futuri e sulle possibili ricadute sulle economie europee a pochi minuti dal voto mi sembra francamente un esercizio da azzeccagarbugli più che da analista. Mi limiterò quindi a parlare dei motivi che hanno portato alla Brexit i quali mi sembrano molto più certi rispetto alle conseguenze di questa decisione, conseguenze tutte ancora da vedere.

Il prezzo del populismo

Il populismo, esercizio di cui noi italiani siamo maestri, ha un prezzo. Pensare con la pancia invece che con il cervello non è mai indolore. La Gran Bretagna ha votato sull’onda di un populismo del tutto ingiustificato agganciato in special modo alla questione dei migranti. Perché ingiustificato? Perché semplicemente la Gran Bretagna è appena sfiorata dal grosso della questione migranti. Con una immigrazione che incide per lo 0,5% rispetto alla popolazione c’è da chiedersi come abbiano fatto i sostenitori della Brexit a far passare il messaggio della “minaccia migratoria” e come gli inglesi siano caduti nel tranello. Sarebbe bastato ragionarci un attimo per smontare all’istante la “bufala” del problema migratorio. Evidentemente, come del resto avviene anche in Italia, la gente è più propensa a guardare le figure piuttosto che i numeri reali, si guarda uno schema precompilato o una immagine fatta con Photoshop e le si danno per scontate senza approfondire la questione, senza informarsi veramente. Il populismo si nutre di ignoranza ed è sull’ignoranza che punta tutto. Lo vediamo ogni giorno noi di RR che seguiamo la questione mediorientale come sia importante informarsi e come, al contrario, l’informazione basata sul populismo basi tutto sulla disinformazione e sulla ignoranza. La Brexit è un capolavoro di disinformazione e populismo che adesso potrebbe presentare il conto agli inglesi, un conto che sarà salatissimo anche perché è più che prevedibile che l’Europa non farà sconti alla Gran Bretagna anche per lanciare un segnale a coloro che sull’onda della emotività e di quel populismo che ha colpito gli inglesi volessero proporre altre uscite dall’Unione Europea. Il fatto veramente straordinario e che veramente colpisce è come sia possibile che nell’era digitale dove ci può informare in mille modi diversi abbia prevalso l’ignoranza e il ragionamento di pancia piuttosto che la ragione.

Le responsabilità della Unione Europea

Tuttavia sarebbe davvero riduttivo dare la colpa di tutto unicamente al populismo e alla ignoranza. Se tutto ciò è stato possibile molte delle colpe vanno ricercate nella incapacità delle istituzioni europee di rispondere adeguatamente e tempestivamente alle istanze del cittadino. A partire dalla spinosa questione dei migranti, che comunque rimane la meno importante, fino a quella ben più pesante della politica economica decisa unicamente da burocrati chiusi in una stanzetta, una politica completamente scollegata dalla realtà, le responsabilità dell’Unione Europea sono veri e propri macigni. Questa Europa è lontanissima da quella sognata dai padri fondatori, questa Europa assomiglia più a un apparato succhiasangue piuttosto che a una isola felice e democratica. Questa Europa è oggettivamente uno schifo ed è totalmente da rivedere. Non dico da rifondare, ma certamente c’è la necessità di un corposo “tagliando”. Su questo punto speriamo che la lezione che arriva dalla Brexit sia d’aiuto a smuovere le acque e che serva a rivedere da cima a fondo il concetto stesso di Unione Europea che non può certo limitarsi ad una unione economica dalle regole ferree ma che deve tenere conto delle istanze del cittadino. Affidare la guida della UE a burocrati non eletti da nessuno significa alimentare astio verso le istituzioni europee, abbandonare o addirittura ricattare interi Stati (il caso della Grecia è eclatante) se non rispettano i diktat europei, non fa altro che allontanare il cittadino da quelle istituzioni comunitarie che invece dovrebbero rappresentarlo ed essere un faro democratico invece che essere dei semplici “gendarmi delle regole”.

Concludendo, adesso è molto difficile capire le conseguenze che avrà la Brexit sulla Unione Europea e sull’economia del continente. Personalmente credo che le conseguenze peggiori le pagherà la Gran Bretagna, ma azzardare conclusioni a poche ore dal voto britannico mi sembra davvero stupido anche per i migliori analisti ed esperti di economia. Credo invece che nell’immediato la Brexit possa avere importanti risvolti positivi sul concetto di Unione Europea. Se nelle capitali europee ci sono politici minimamente lungimiranti il segnale che arriva dalla Gran Bretagna non potrà che accelerare l’ormai inevitabile “revisione” del sistema Europa. L’Unione Europea è nata per rimediare a gravissimi peccati/errori passati, se non teniamo conto di questo e ricadiamo negli stessi errori/peccati allora meglio tornare ognuno per conto proprio e seguire la Gran Bretagna. Diversamente dalla Brexit potrebbe nascere una nuova Unione Europea, più Europea e meno Unione monetaria. Chi vivrà vedrà.

Scritto da Bianca B.

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7 Comments

  1. Non sono affatto d’accordo con l’articolo ed è stano, solitamente amo leggere RR. E’ errato credere che sia Farage il vincitore di questo referendum, il vero vincitore è il barone Nigel Lawson, braccio destro della Thatcher, che non è mai stato populista e non ha fatto la sua campagna sulla questione immigrati, bensì sulla questione di mancanza di democrazia dell’EU, cosa molto vera. Uno stato etico sovranazionale che ci impone come mangiare, come vestire, come parlare, come pensare e anche come investire. E’ questo il vero problema, non l’immigrazione.

    • Beh, ci mancherebbe che tutti fossimo sempre d’accordo. Quello che dico io è che la campagna a favore dell’uscita della GB è stata fatta puntando moltissimo sulla questione degli immigrati e l’ultimo manifesto elettora di Farage ne è la dimostrazione. Poi è chiaro (come d’altra parte dico poi) che i problemi sono altri e che l’Europa ha le sue immense responsabilità. Tuttavia è innegabile che buona parte della campagna è stata giocata su temi “populisti” (odio questo termine ma è l’unico termine per spiegare in breve) più che su tematiche reali riconducibili ai tantissimi difetti europei

  2. Raffi Nussbaum

    Normalmente sono daccordo con gli articoli di RR, ma questa volta no. Il populismo l’ha fatto la UE demonizzando la BREXIT,e facendoci vedere chiaramente che viviamo in una nuova Guerra ,senza armi,dove la Germania e’quasi riuscita (speriamo che sia rimediabile)a ottenere I risultati che si era proposta nelle due guerre mondiali.

    • Io non capisco questo astio verso la Germania. Se i tedeschi stanno meglio e sono potenti non è perché hanno fatto cose strane ma perché a differenza di molti altri hanno fatto cose regolari e corrette. Dare la colpa ai tedeschi della pochezza dei politici italiani è ridicolo

  3. La prima parte dell’articolo fa cadere le braccia! Basta con la parola “populismo e pancia” per dire che le persone sensate ragionano male e in modo insensato. La democrazia è bella anche quando non si condividono i risultati elettorali. Proprio voi mettete in discussione quel vincente “populismo” inglese che ha capito di non essere più padrone delle sue periferie cittadine, in mano ormai agli omofobi islamici. Spero solo che il “sacrificio” inglese sia da monito alla UE e ai suoi rappresentati che nessuno ha mai eletto, così come abbia fine quell’amore sfrenato verso le banche e quegli speculatori, leggasi Soros, che hanno messo in ginocchio l’economia e la vita dei vostri “amati” populisti.

Brexit: combinazione di populismo e incapacità europea

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