Brutte notizie per l’Iran: la resa dei conti è più vicina

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Dalla visita di Obama in Medio Oriente arrivano brutti segnali per l’Iran e per il suo programma nucleare. Prima l’estremo riserbo sulle consultazioni tra Obama e Netanyahu, poi l’improvviso e repentino riavvicinamento tra Israele e Turchia con le scuse (accettate) di Netanyahu a Erdogan. Sembra davvero che, come ci fa notare Londei sul suo blog, l’ora X per Teheran si stia avvicinando.

Gi a ieri avevano fatto notare che le mosse di Obama in Medio Oriente sembravano volte alla costruzione di  un “ambiente ideale” per chiudere la partita del nucleare iraniano con l’unico mezzo valido per farlo: l’uso della forza. La riappacificazione tra Israele e Turchia chiude il cerchio specie perché arriva dopo mesi di durissimi attacchi da parte di Erdogan a Israele. E le parole di ieri sera del Premier turco non lasciano spazio a interpretazioni specie quando ha rimarcato la “secolare amicizia tra la Turchia e gli ebrei”, la “vecchia e forte collaborazione militare tra Ankara e Gerusalemme” e in particolare quando ha fatto intendere che “la riconciliazione tra Turchia e Israele riaprirà la collaborazione militare tra i due Paesi” una collaborazione che in questo particolare momento per il Medio Oriente è indispensabile come non mai.

Agli Ayatollah devono fischiare le orecchie se è vero che ieri sera è stato un susseguirsi di minacce a tutto e a tutti. I primi a reagire sono stati gli Hezbollah libanesi, storici alleati di Iran e Siria, che hanno  definito il Presidente Obama “un servo dei sionisti” e un “criminale”. A ruota sono arrivate le prime riflessioni iraniane, poche a dire il vero, ma tutte minacciose sia per quanto riguarda un eventuale intervento alleato in Siria che per quanto riguarda le parole di Obama che ha detto che gli USA e i suoi alleati non avrebbero mai permesso all’Iran di dotarsi di armi nucleari.

E Teheran mostra anche i muscoli con il varo, previsto per domani, di due cacciatorpediniere di classe Jamaran che presumibilmente saranno impiegati nel Golfo Persico. I due cacciatorpediniere hanno una stazza di 1.420 tonnellate, possono raggiungere i 30 nodi di velocità, possono ospitare elicotteri da trasporto e da combattimento e hanno un moderno sistema lanciamissili.

Preoccupata per l’evolvere della situazione appare anche la solita Catherine Ashton che ieri sera attraverso la Press TV ha lanciato un appello al gruppo dei 5+1 affinché “adottino maggiori misure per costruire un livello di comunicazione e fiducia con l’Iran”. La baronessa inglese non si smentisce mai.

Saranno i prossimi giorni a dirci cosa bolle in pentola ma i segnali che arrivano sembrano andare tutti in un’unica direzione, quella di un attacco alle centrali nucleari iraniane, logico epilogo di anni di inutili colloqui e di prese in giro da parte dell’Iran.

Noemi Cabitza

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