Bruxelles: occasione per ragionare su come combattere il terrorismo islamico

Ieri il terrorismo islamico ha colpito Bruxelles, cioè il cuore pulsante dell’Europa. Un attentato più che annunciato non un evento improvviso, il che non può non sollevare alcune domande su come viene condotta in Europa l’azione di prevenzione e la lotta al terrorismo islamico. Non possiamo, con il senno di poi, non analizzare tutti gli errori fatti dall’occidente negli ultimi decenni nel campo della politica internazionale, della cosiddetta integrazione e, soprattutto, nel campo dei rapporti con i Paesi islamici perché il terrorismo islamico è per buona parte il frutto di questi errori.

Fermarsi a discutere su come combattere lo Stato Islamico e il terrorismo ad esso legato senza analizzare gli errori commessi in questi decenni sarebbe come curare una malattia con medicine inadeguate. Per combattere una malattia come il terrorismo islamico occorre capirne le origini che non sono, come affermano alcuni, legate al neocolonialismo o alla questione israelo-palestinese e neppure a presunte discriminazioni nei confronti dei musulmani, tutt’altro, sono il frutto di eccessivo lassismo nei confronti dei ricatti islamici e di una politica estera suicida nei confronti di coloro che, come Israele, da decenni il terrorismo islamico lo combattono con successo. Ma per fare tutto questo l’occidente deve giocoforza cambiare sia le sue politiche in Medio Oriente che riorganizzare le proprie forze all’interno a partire dalla intelligence, decisamente inadeguata per combattere questo tipo di nemico.

I cinque punti salienti su cui agire velocemente

Considerando che il terrorismo islamico combatte quella che gli esperti chiamano “guerra asimmetrica”, cioè un tipo di guerra non convenzionale basata su azioni imprevedibili e improvvise per lo più dirette contro i civili, la tecnica per affrontare un tale fenomeno non può che essere quella israeliana basata su cinque punti fondamentali:

  1. intelligence sul terreno
  2. intelligence elettronica
  3. pragmatismo in politica estera
  4. colpire in maniera preventiva
  5. colpire chi sta a monte della catena operativa

nel caso europeo va poi aggiunto un sesto elemento che nello specifico è legato al punto cinque, quello cioè riguardante la vasta rete di banche islamiche che dietro alla copertura dello Zakat, cioè della elemosina islamica, finanziano il terrorismo islamico e le sue operazioni.

Punti uno e due: intelligence

La intelligence è senza dubbio l’arma di punta per combattere il terrorismo islamico. Il problema è che le intelligence occidentali non si sono adeguate agli standard dei nuovi pericoli, o meglio, paradossalmente si sono modernizzate troppo. Dopo la fine della guerra fredda ogni intelligence del mondo ha progressivamente cambiato il suo modo di operare togliendo agenti sul terreno e potenziando l’intelligence “tecnologica” fatta di droni, satelliti, intercettazioni, ecc. ecc. Ma il terrorismo islamico si combatte principalmente sul campo, cioè con agenti operativi infiltrati e non da una sala operativa. Questo è il vero primo grande errore commesso dall’occidente e gli attentati di Bruxelles sono li a dimostrarlo. L’Intelligence belga, grazie allo spionaggio tecnologico, li aveva previsti da tempo ma non è riuscita a fermarli perché manca di agenti sul terreno o infiltrati. Questa è una realtà. La intelligence elettronica (punto due) ha un senso solo se ci sono gli operativi sul terreno e questo oggi non avviene.

Pragmatismo in politica estera

Lasciamo perdere per un attimo l’ostilità cronica dell’occidente verso Israele, il che dimostra come la politica estera europea sia cieca e sorda, parliamo di altri contesti. Fino a quando l’Europa continuerà con una politica ambigua verso chi combatte seriamente il terrorismo islamico non ci potrà essere chi lo ferma a monte. Mi viene in mente – per fare un esempio – l’Egitto a cui l’Unione Europea non lesina critiche e attacchi pur essendo uno dei pochi Stati musulmani che combattono con i fatti il terrorismo islamico. Mi vengono in mente i finanziamenti europei alla ANP e ad Hamas, mi viene in mente Hezbollah che la UE si rifiuta di inserire nella lista nera dei gruppi terroristici, mi vengono in mente Iran e Arabia Saudita ai quali l’Europa sta concedendo di tutto sebbene siano i maggiori finanziatori del terrorismo islamico di matrice sciita (l’Iran) e sunnita (l’Arabia Saudita). Questo non è pragmatismo ma idiozia. Pragmatismo vuol dire mettere i propri interessi in cima alla lista delle strategie politiche a prescindere da qualsiasi ideologia e in questo momento la lotta al terrorismo islamico è la priorità. Eppure l’Europa continua ad amoreggiare proprio con chi usa e finanzia il terrorismo islamico e si dimostra ostile verso chi lo combatte come Israele ed Egitto. E’ una follia.

Colpire in maniera preventiva

E’ una efficace tecnica israeliana che si basa su informazioni di intelligence sul terreno (punto uno) e che prevede di colpire i terroristi prima che loro colpiscano noi. In occidente questa tecnica viene sistematicamente scartata a causa di remore ideologiche e della opposizione dei cosiddetti gruppi pacifisti che ostacolano qualsiasi azione militare od ostile verso chiunque, anche verso coloro che ci vogliono morti. Invece è l’unico modo di prevenire l’espansione del terrorismo islamico. Logicamente gli obiettivi sono sia all’interno che all’esterno dell’Europa e non ci deve fare scrupolo di colpire anche entro i nostri confini lasciando da parte ogni remora ideologica. Fino a quando non si capisce questo saremo sempre un passo indietro rispetto al terrorismo islamico.

Colpire chi sta a monte della catena operativa

Il quinto punto è direttamente legato al quarto ma con qualcosa in più perché colpire a monte della catena operativa significa anche colpire il livello superiore del terrorismo islamico, quello che se si trattasse di mafia si chiamerebbe “livello politico”. Il livello politico del terrorismo islamico sono gli Stati che lo hanno creato e che lo finanziano. Arabia Saudita, Iran, Qatar, Turchia, Pakistan ecc. ecc. sono solo alcuni dei livelli politici da colpire attraverso sanzioni economiche e restrizioni. Invece l’Europa fa affari d’oro con i suoi carnefici e si appresta allegramente a concedere sei miliardi di Euro alla Turchia e ad accogliere a braccia aperte i cittadini turchi dentro l’area Schengen. Se non è un suicidio assistito cos’è?

Le banche islamiche

Voglio chiudere questa lunga analisi (me ne scuso ma purtroppo era necessaria) con il sesto punto fondamentale per fermare il terrorismo islamico, quello delle banche islamiche. Questo è un punto fondamentale di cui purtroppo nessuno parla. Noi ne abbiamo parlato in questa analisi che invito a leggere e parlarne ancora sarebbe inutile oltre che lunghissimo, per cui oltre a consigliare la lettura della analisi sopra citata vorrei ribadire la necessità assoluta di una regolamentazione europea che riguardi le banche islamiche e i loro sistemi di trasferimento del denaro che finanziano il terrorismo islamico senza che nessuno possa tenerlo sotto controllo. Questo è un colossale buco nel sistema di sicurezza europea al quale va posto rimedio al più presto.

Scritto da Paola P.

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