Parliamo subito chiaramente, quanto avvenuto ieri sera a Milano dove un membro della comunità ebraica è stato accoltellato proprio in quanto ebreo, non è qualcosa che non ci si aspettava o che non si temeva. Noi ce lo aspettavamo che prima o poi potesse accadere anche in Italia e lo temevamo. I segnali c’erano tutti, bastava monitorare anche superficialmente i vari gruppi d’odio antisemita sui social network per capire l’aria che tira per chi è ebreo.

E sgombriamo il campo anche sulle motivazioni dell’odio verso gli ebrei. La cosiddetta “Palestina” non c’entra nulla, i cosiddetti “Diritti dei palestinesi” sono una scusa creata ad arte che va avanti da oltre 60 anni per giustificare un profondo antisemitismo mai morto nemmeno dopo la Shoah. E, proprio per essere sinceri, c’entra poco anche Israele in quanto successo ieri sera a Milano. Israele non viene attaccato perché come dicono gli odiatori è “un regime”, anche un bambino sa che Israele è l’unica vera democrazia compiuta in Medio Oriente, Israele viene attaccato in quanto Stato Ebraico, in quanto casa di tutti gli ebrei e non per altri motivi. Tutto questo ha un nome ben definito: antisemitismo.

I social media come veicolo d’odio

Come ho avuto modo di dire in un’altra occasione, ci deve essere un confine tra libertà di espressione e incitamento all’odio razziale, un confine che purtroppo non c’è sui social media che, al contrario, sono diventati un vero veicolo d’odio. Ormai le pagine e i gruppi antisemiti non si contano più su Facebook e le segnalazioni servono a poco. Le pagine non vengono chiuse e se ciò avviene vengono puntualmente riaperte nell’arco di poche ore. I personaggi e i gruppi politici che fanno dell’antisemitismo una linea politica crescono di giorno in giorno e sempre più spesso dichiarano apertamente il loro antisemitismo senza che nessuno si senta il dovere di intervenire. Ormai è una epidemia inarrestabile. La violenza verbale di queste pagine e di questi gruppi, spesso arricchita con la veicolazione di notizie del tutto inventate, è qualcosa di estremamente sconvolgente tanto che spesso si fatica anche a reagire. E il fenomeno dell’attacco verbale nei confronti di chi si dichiara ebreo, amico degli ebrei, sionista, simpatizzante sionista o semplicemente amico di Israele sta diventando la norma su Facebook, tanto che i gruppi ebraici o semplicemente simpatizzanti sono costretti allo status di “gruppi chiusi” o addirittura di “gruppi segreti”, come se l’essere ebreo o il semplice simpatizzare per Israele fosse diventato pericoloso. E lo è, lo è veramente, noi stessi per il fatto di dichiaraci apertamente amici di Israele riceviamo continuamente minacce di ogni tipo. E come sempre la “questione palestinese” è il mezzo per veicolare questo antisemitismo sempre più aggressivo. E’ una caccia all’ebreo che non risparmia chi è amico degli ebrei, una caccia che usa i social network come vera e propria arma approfittando proprio di quel labile confine che c’è tra la libertà di espressione e l’incitamento all’odio.

L’agguato di Milano un segnale inquietante

Il risultato di questa continua campagna d’odio non poteva che essere il passaggio dagli attacchi verbali all’attacco fisico vero e proprio. E’ una logica conseguenza che noi temevamo e sulla quale abbiamo più volte messo in guardia. Se si lascia impunemente fomentare l’odio antisemita il risultato non può che essere il passaggio dagli insulti alla violenza. E purtroppo temiamo che l’agguato di Milano non resterà un fatto isolato. L’intenzione, chiara, è quella di instillare la paura in chi è di fede ebraica e in coloro che pur non essendo ebrei sostengono Israele. E purtroppo vediamo che in molti casi questo disegno ottiene il risultato prefisso. Per questo riteniamo che non si possa cedere alla paura e rinunciare a denunciare sia chi fomenta odio antisemita che chi lo permette. L’agguato di Milano non può e non deve essere sottovalutato, non perché un uomo è stato accoltellato, ma perché un ebreo è stato accoltellato. E il fatto che l’ebreo accoltellato vestisse i tipici panni dell’ebraismo non fa che confermare la matrice antisemita. Ci ha colpito un commento di un utente de Il Fatto Quotidiano (che sta cancellando decine di commenti intrisi d’odio) che nel commentare la notizia dell’accoltellamento sostiene che in fondo l’ebreo se l’è cercata perché era vestito appunto da ebreo. Ecco, in quel commento c’è tutto il panorama della mentalità antisemita che regna in certi ambienti. Un ebreo non si può vestire da ebreo perché altrimenti non si può lamentare se viene accoltellato. Un ebreo non può dichiarare la propria fede perché altrimenti non può lamentarsi se tentano di ucciderlo. Ci rendiamo conto di quanto sia grave? Si cerca di giustificare la violenza antisemita con una naturalezza disarmante: sono ebrei e quindi non si possono lamentare, meglio che si nascondano.

Commento apparso su Il Fatto Quotidiano. Solo uno dei tanti
Commento apparso su Il Fatto Quotidiano. Solo uno dei tanti

Antisemitismo in fortissimo aumento

Tutti i dati ci dicono che il fenomeno dell’antisemitismo è in fortissimo aumento, un antisemitismo che usa ad ampie mani la scusa della “causa palestinese” e lo fa a tutti i livelli, dal più basso che parte dal semplice utente di Facebook ai più alti livelli istituzionali. Basti pensare alla marchiatura/etichettatura imposta dall’Unione Europea ai prodotti israeliani provenienti dalla Zona C, oppure al silenzio/assenso delle istituzioni europee di fronte agli attentati in Israele e alla politica d’odio fomentata dalla ANP. Non è più un fenomeno sommerso e timoroso, oggi è un fenomeno spavaldo e consapevole di sostanziale impunità che incredibilmente prende esempio e slancio dalla politica. Continuare a tacere su questa assurda impennata di antisemitismo senza fare nulla per fermarla equivale a rendersi complici dell’odio antisemita e delle violenze contro gli ebrei, perché è inutile girarci intorno o cercare improbabili scuse, la ragione di tutto questo si chiama antisemitismo, non antisionismo o richiesta di Diritti per i palestinesi, ma solo ed esclusivamente antisemitismo.

Scritto da Bianca B.

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1 Comment

  1. Riccardo 54

    Concordo pienamente ! Non sono ebreo (ho amici ebrei, parenti acquisiti ebrei) ma sono pronto a difendere il popolo ebraico ed Israele con tutta la mia forza.
    Purtroppo siamo in un momento della storia dove le persone possono accedere a tutto ma non hanno nulla. Mancano le identità e le paure aumentano, questo fa scivolare la gente verso una deriva estremista (di destra o di sinistra che sia) dove in una ricerca di identità sfocia nell’elezione di un nemico comune su cui scaricare le proprie paure ma sopratutto l’odio profondo verso sé stessi e la propria nullità.
    I social media, Facebook e Twitter in primis, sono l’amplificazione del bar di provincia dove rancorosi avvinazzati sognavano di fare questo e quello per modellare il mondo a loro immagine. Ora ci aggiungiamo anche la mania di protagonismo esaltata dalle televisioni e dai programmi spazzatura. Una miscela esplosiva.

Caccia all’ebreo e antisemitismo: chiamiamo le cose con il loro nome

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