Campagna mediatica per giustificare violenza palestinese

La massiccia campagna mediatica anti-israeliana seguita alla tragica morte del bambino palestinese, una campagna senza precedenti che ha scatenato i peggiori istinti antisemiti, è servita principalmente a giustificare le ripetute violenze palestinesi (passate, presenti e future) nei confronti dei cittadini israeliani. Anzi, è stata studiata a tavolino e implementata proprio per questo.

Lo dimostra il totale silenzio della stampa sulle decine di attentati di cui sono vittime i cittadini israeliani, l’ultimo solo ieri sera quando una macchina israeliana è stata fatta oggetto di un attacco con bombe molotov. Ieri sera è andata bene, il bilancio è di una donna leggermente ferita e molto spavento, ma poteva essere una strage.

Il titolo deliberatamente sbagliato (poi corretto) di EuroNews
Il titolo deliberatamente sbagliato (poi corretto) di EuroNews

Quello che si sta cercando di fare è far passare in maniera fraudolenta l’idea che la violenza palestinese sia giustificata da comportamenti israeliani altrettanto violenti. Ieri, per esempio, diversi media europei nel dare la notizia della morte della ragazza israeliana ferita da un estremista ebraico durante il Gay Pride di Gerusalemme hanno scritto che la ragazza era palestinese, un errore (deliberato) poi corretto in diversi casi (ma non in tutti) dopo le vibranti proteste della comunità ebraica. Ma non può essere un errore casuale, non è possibile che media importanti possano fare uno sbaglio simile. E’ chiaramente un fatto deliberato volto a scatenare indignazione verso Israele anche quando la vittima e israeliana.

Cosa dire poi del silenzio dei media sulle centinaia di fatti violenti contro cittadini israeliani, dagli accoltellamenti all’investimento deliberato dei pedoni, dal lancio di pietre contro le auto in corsa fino agli omicidi a sangue freddo come quello di Dani Gonen. Su questo vero e proprio stillicidio di attacchi contro cittadini israeliani i media hanno mantenuto un rigoroso e vergognoso silenzio. Ma quando qualche delinquente, perché di delinquenza si tratta a prescindere dal credo religioso, commette un atto di violenza contro un palestinese si scatena un putiferio. La Giordania, sulla spinta del clamore mediatico seguito alla morte del bambino palestinese, è arrivata a chiedere la protezione internazionale per i palestinesi. Una richiesta palesemente strumentale e persino ridicola, ma efficace per mostrare a cosa punta questa vera e propria strategia mediatica anti-israeliana.

Stiamo assistendo a un vero e proprio capovolgimento della realtà dove gli attaccati si trasformano in attaccanti, dove le vittime diventano i carnefici. Sono i palestinesi a volere la distruzione di Israele, lo dicono loro stessi con molta chiarezza. Eppure si fa di tutto per far passare l’idea che sia Israele a volere la distruzione dei palestinesi e della cosiddetta “Palestina”. Sono i palestinesi a commettere decine e decine di atti violenti (attentati) che negli ultimi mesi sono costati decine di feriti e diversi morti, ma per la stampa internazionale sono gli israeliani a essere violenti.

In questa campagna mediatica anti-israeliana i fatti non contano, sono solo dettagli insignificanti, quello che conta è instillare nell’opinione pubblica mondiale l’idea che i palestinesi siano vittime della violenza e della prevaricazione israeliana invece che vittime di loro stessi e di una classe politica incapace e fortemente corrotta a cui non importa nulla delle loro condizioni. Quello che conta è giustificare in tutti i modi, anche con clamorose menzogne, la violenza palestinese. Per vederlo basta solo aprire gli occhi.

Scritto da Sharon Levi

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