Carcere ai giornalisti? Ma dove siamo, nella Bielorussia di Lukašenko?

Spaventa molto la facilità con cui i deputati del PDL parlino di “carcere per i giornalisti”. E’ un incredibile passo indietro del sistema democratico e un colossale passo avanti verso il regime. A parlare di carcere per i giornalisti che non rispetteranno il DDL intercettazioni, licenziato oggi dalla Commissione Giustizia della Camera è l’On. Paniz del PDL.

«Il giornalista che pubblica ciò che non può pubblicare dovrebbe subire una sanzione penale – ha detto Paniz –  il carcere magari è un percorso più lungo. Che ne so, ci vorrebbe una sanzione da 15 giorni a un anno, poi il giudice graduerà a seconda della violazione, vedrà se sono possibili riti alternativi, pene pecuniarie o multe o se il giornalista debba andare in carcere. Cosa che è tutto sommato molto rara nel nostro ordinamento per questa tipologia di situazione».

Non si ferma quindi la corsa del PDL verso l’instaurazione di un regime e lo stato di censura della stampa. Salvi, per il momento, i blog che sembrerebbero esentati dall’obbligo di ratifica imposto invece solo alle testate registrate. Ma anche qui bisognerà aspettarsi delle sorprese.

Fatto sta che l’Italia sta facendo un enorme passo indietro in termini di democrazia. Francamente dubitiamo molto che la legge proposta dal PDL sia costituzionale. Certamente entra in conflitto con la carta dei Diritti dell’Unione Europea e con  la dichiarazione universale dei Diritti Umani, ragione per cui se non dovesse bocciarla il Capo dello Stato, certamente sarà la Corte Europea a farlo. Solo che intanto il Rais di Arcore avrà fatto i suoi comodi e magari avrà fatto incarcerare qualche giornalista scomodo. Putin e Lukasenko insegnano.

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