Una giovane ragazza israeliana di appena 21 anni si appresta a passare una domenica felice. Chissà quanti pensieri ricchi di felicità passano nella sua mente mentre si avviava a prendere l’autobus. E chissà se ha avuto il tempo di pensare qualcosa quando il terrorista l’ha accoltellata, chissà se ha avuto il tempo di rendersi conto di quello che le stava accadendo.

Si chiamava Hadar Buchris questa bellissima ragazza israeliana vittima del terrorismo islamico, quello stesso terrorismo islamico che ha colpito a Parigi, in Mali e prima ancora con l’aereo russo e a Beirut. Solo che di Hadar Buchris non sa nulla nessuno perché a quanto pare ci sono vittime e vittime del terrorismo islamico, ci sono le vittime di cui si può e si deve parlare, come appunto quelle di Parigi, e quelle di cui non si può e non si deve parlare, come quelle israeliane, perché parlare delle vittime israeliane del terrorismo islamico significa evidenziare come tra il terrorismo islamico del ISIS, il terrorismo islamico di Al Qaeda e il terrorismo islamico palestinese non ci sia nessuna differenza.

E’ ora di finirla con questa stucchevole ipocrisia che porta odiatori di ogni ordine e ceto sociale a fare differenza tra un qualsiasi tipo di terrorismo islamico e il terrorismo islamico di matrice palestinese. Non c’è nessuna differenza ed è arrivato il momento che anche l’Europa lo ammetta. L’altro giorno durante la manifestazione dei cosiddetti “islamici moderati” contro il terrorismo islamico sono venute fuori bandiere palestinesi, un controsenso, un po’ come andare ad un manifestazione per i Diritti Umani sventolando allegramente la bandiera dell’Iran o dell’Arabia Saudita. Un oltraggio al pudore e alle vittime del terrorismo islamico.

Ci sono morti e morti del terrorismo islamico, quelli di cui si può parlare e quelli di cui non si deve parlare, e questi ultimi sono le vittime del terrorismo islamico palestinese.

Scritto da Sarah F.

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Ci sono morti e morti del terrorismo islamico

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