Coltan e Congo: la truffa della legge sulla tracciabilità

Sul Coltan si è detto di tutto e di più. Si sono fatte decine di campagne volte a sensibilizzare la popolazione su come i loro telefonini, gli smartphone, i computer e quasi tutti gli apparecchi elettronici potessero funzionare solo grazie al terribile tributo di sangue pagato dai bambini in Congo (ma anche da altre parti) costretti in condizione di schiavitù ad estrarre il prezioso minerale che permette ai nostri bellissimi smartphone di funzionare.

Dopo le tante campagne finalmente qualcosa è sembrato muoversi, prima con la la legge americana denominata “Dodd-Frank Act” poi con una iniziativa della Repubblica Democratica del Congo denominata “conflict-free” che nelle intenzioni delle autorità congolesi avrebbe dovuto introdurre un sistema di certificazione del Coltan e la statalizzazione delle miniere, infine con una iniziativa della Unione Europea volta a introdurre la tracciabilità dei minerali provenienti da aree di conflitto o dallo sfruttamento del lavoro minorile, come appunto succede per il Coltan. Peccato che tutte queste belle iniziative vengano regolarmente aggirate come rivela il rapporto 2015 di Rights Reporter sul Coltan insanguinato pubblicato oggi sul nostro nuovo sito web dedicato ai rapporti e ad altre iniziative.

Il rapporto è impietoso e mostra come tutte le regole e le leggi sulla tracciabilità del Coltan vengano sistematicamente aggirate e come, a distanza di due anni dall’ultimo rapporto, le cose non siano affatto cambiate se non in apparenza. Anzi, possiamo affermare di essere di fronte alla legalizzazione della schiavitù di migliaia di bambini costretti ad estrarre il Coltan in condizioni drammatiche.

La cosa tragica è che dalla introduzione delle leggi sulla tracciabilità nessuno si è preso la briga di andare a controllare la loro applicazione, ci si è semplicemente fidati di Joseph Kabila e delle sue promesse permettendo al Presidente congolese di mettere in piedi una vera e propria associazione mafiosa volta a sfruttare questa enorme risorsa, uno sfruttamento sapientemente coperto e garantito proprio da quelle leggi che avrebbero dovuto impedirlo.

Così ci troviamo di fronte a una situazione drammatica, forse ancora più drammatica di due anni fa, dove imperversa il malaffare e lo sfruttamento della popolazione locale, soprattutto dei bambini che sono gli unici che possono introdursi nei fori per l’estrazione del Coltan, il tutto per garantire enormi guadagni ai trafficanti e alle multinazionali dell’elettronica che, invece, possono dire che i loro prodotti sono “conflict free” quando invece non lo sono affatto. Una vera e propria truffa perpetrata nel complice silenzio di coloro che credono di essersi lavate le coscienze con un paio di leggi malfatte e mai controllate.

Redazione

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