Combattere lo Stato Islamico e rimanere alleati della Turchia? Un controsenso

Finalmente ieri dopo tanto tempo la stampa internazionale ha dato un certo risalto al fatto che Obama si rifiuta di consegnare le armi ai combattenti curdi che da oltre un anno sono praticamente l’unica forza a combattere seriamente lo Stato Islamico sul terreno. Un po’ tutti sono concordi con la tesi che il rifiuto di Obama sia da legare alle fortissime pressioni che vengono dalla Turchia (e dall’Iran) la quale non vuole un Kurdistan libero e armato.

Lasciateci dire che la politica di Obama si dimostra ancora una volta costellata di incomprensibili controsensi. E’ possibile combattere seriamente lo Stato Islamico e rimanere allo stesso tempo alleati e succubi dei diktat della Turchia che dello Stato Islamico è il partner principale?

I dati sul terreno dicono che Obama sta commettendo un errore clamoroso, l’ennesimo della lunghissima serie che costellano la sua politica estera. Negli ultimi dodici mesi i curdi sono stati gli unici ad aver conseguito vittorie significative contro il Daesh. Mentre le truppe irachene erano in rotta di fronte a poche centinaia di terroristi i curdi bloccavano l’avanzata del ISIS sia in Iraq che in Siria. Con pochissime armi a disposizione hanno tenuto Erbil arrivando addirittura a contrattaccare, hanno ripreso Kobane e con una grande offensiva sono arrivati a pochi Km da Al-Raqqa, capitale dello Stato Islamico. Sono stati la vera spina nel fianco del Daesh perché sono riusciti laddove la cosiddetta “coalizione internazionale” ha fallito. Se migliaia e migliaia di cristiani, di Yazidi e di altre minoranze si sono salvate dallo sterminio etnico-religioso lo devono ai combattenti curdi e non alla colazione internazionale né alle milizie sciite, che invece vengono armate da Obama, le quali non sono affatto differenti dai terroristi dello Stato Islamico come dimostrano le violenze degli sciiti sui sunniti viste a Tikrit.

Sono mesi che noi denunciamo la vigliaccheria di Obama, una vigliaccheria rimasta sapientemente occultata anche con l’aiuto di media compiacenti (per fare un esempio, l’altro giorno RAI News 24 ha più volte affermato che gli sciiti avevano bloccato l’avanzata dello Stato Islamico mentendo sapendo di mentire e senza mai nemmeno nominare i combattenti curdi che invece sono gli unici ad aver combattuto seriamente contro il Daesh). Quando affermiamo che “un Kurdistan libero fa più paura del ISIS” non lo diciamo solo per dire, diciamo una inconfessabile verità che fino a ieri è stata sapientemente occultata. A rompere finalmente il silenzio è stato il The Telegraph con un articolo nel quale si rivelava la rabbia degli “alleati arabi” nei confronti di Obama per il suo rifiuto di consegnare armi pesanti ai combattenti curdi, un rifiuto dettato appunto dalle fortissime pressioni della Turchia.

Ieri dalla Turchia filtravano notizie secondo le quali Ankara vorrebbe intervenire in Siria, non tuttavia nella regione controllata dallo Stato Islamico ma in quella liberata dai combattenti curdi. La mossa sarebbe volta a impedire la formazione di uno Stato curdo e la sua più che probabile unificazione con il Kurdistan iracheno, voci che hanno subito scatenato la reazione del PYD (Democratic Union Party) che ha ammonito la Turchia a non mettere piede in Siria. Ma, retroscena a parte, non si può non notare la coincidenza della sequenza dei fatti e come Obama segua come un cagnolino ammaestrato i voleri della Turchia che, lo ribadiamo, è il maggiore alleato regionale dello Stato Islamico.

Scritto da Maurizia De Groot Vos

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