Come insultare i veri lavoratori: sciopero dei calciatori

Devo essere sincera, per chi dovesse scrivere questo articolo abbiamo tirato a sorte perché francamente nessuno era interessato a scrivere di questo schifio, di questi miliardari in mutande che fanno sciopero. Un oltraggio a tutti i veri lavoratori italiani. E’ toccato a me, pazienza, anche se temo che qualcuno abbia truccato le pagliette.

Ora il problema è davvero serio. Non so cosa scrivere. Non mi vengono le parole adatte per commentare questa notiziona, di cui francamente me ne infischierei altamente se non fosse che, come dicevo prima, è un vero e proprio insulto a tutti i veri lavoratori italiani che si fanno un mazzo così per arrivare a fine mese mentre questi smutandati guadagnano miliardi.

Come spiegare, per esempio, ai lavoratori che scenderanno in piazza per il prossimo sciopero generale a difendere i propri Diritti e i miseri stipendi che percepiscono che c’è una categoria di miliardari che fa sciopero perché non vuol sborsare la tassa di solidarietà? E’ vero ci sono anche altre ragioni che non conosco a fondo (e delle quali me ne infischio) ma è chiaro che una delle ragioni è proprio il famigerato contributo di solidarietà.

In giro per il web c’è chi propone lo “sciopero del tifo”. Niente più partite allo stadio, niente più abbonamenti sulle pay tv, boicottaggio dei prodotti sponsorizzati dai calciatori e via dicendo. E a leggere vari forum la gente è incazzata parecchio e non è escluso che davvero la proposta non vada in porto. E’ vero, i fissatoni del pallone, quelli che vivono solo di aria e calcio, non lo faranno mai. A quelli li non gli devi toccare gli eroi in mutande, magari la ragazza si, ma i campioni no. Però il limite di sopportazione tra la “gente comune” è davvero al limite, un po’ come per i politici a cui sempre più spesso i calciatori vengono paragonati (inteso come casta).

Va bene, ho fatto il compitino senza dare di stomaco e ora posso tornare a interessarmi di cose serie. Una cosa però, in conclusione dell’articoletto, la voglio chiedere: ma davvero in un momento drammatico come questo agli italiani frega qualcosa se il campionato non parte?

Carlotta Visentin

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