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Come ti frego il Movimento BDS usando Google

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Combattere il Movimento BDS con trovate geniali? Si può. Ce lo hanno dimostrato alcuni studenti israeliani che hanno creato un sito web “canaglia” apparentemente a favore del boicottaggio di Israele per attirare traffico, quando in realtà fornisce contenuti a favore di Israele e spiegazioni sulla complicata questione israelo-palestinese.

Il sito web “canaglia” si chiama “boycott-israel.net” e fa ampio uso delle tecnologie SEO usate da Google per individuare i termini di ricerca. I quattro studenti israeliani che hanno creato il sito web si sono accorti che cercando su Google il termine “boycott Israel” oppure “BDS” come risultato di otteneva una lunga lista di siti web anti-israeliani e quasi nessun sito web pro-israele era tra i primi risultati della ricerca. Così hanno pensato di usare le stesse armi dei boicottatori attirando traffico sul loro sito web con l’uso degli stessi termini usati per boicottare Israele. Così adesso se cerchiamo su Google i termini in inglese che riportano al Movimento BDS o al boicottaggio di Israele tra i primi risultato troviamo «boycott-israel.net» con una SERP che è tutto un programma e che, come potete vedere sotto, ci dice che la questione israelo-palestinese “it’s complicated”.

serpEd è proprio “it’s complicated” il motto del sito web che punta a spiegare la difficile situazione in maniera semplice e comprensibile con articoli pro-Israele e contro il Movimento BDS.

«Il sito web contiene articoli pro-Israele scritti da noi attraverso i quali cerchiamo di introdurre la complicata questione israelo-palestinese» spiega Avihay, uno dei fondatori del sito web. Hila Efrati, un altro dei fondatori, spiega che hanno scelto il motto “it’s complicated” abbinato ad un nome a forte richiamo anti-israeliano proprio per portare avanti quella che lui definisce “una guerriglia sul web”. «Se avessimo scelto un nome pro-Israele non avremmo attirato traffico e soprattutto non avremmo attirato quel traffico che ci interessava, cioè quello di quelle tantissime persone che seguono il Movimento BDS senza conoscere la realtà dei fatti» dice Hila Efrati.

L’idea è geniale anche se perfettibile. Prevedendo che la guerriglia via internet del Movimento BDS avrebbe messo sotto attacco il sito web dei ragazzi israeliani (come abbiamo potuto intuire da alcuni messaggi sui loro forum) ci siamo permessi di analizzare il sito andando a spulciare al suo interno per testare la sua vulnerabilità ad eventuali attacchi e così abbiamo potuto vedere che i giovani israeliani usano WordPress come piattaforma (il che va bene), un tema professionale prodotto da Pojo Team (Scoop nella versione 2.5.0) che ha qualche vulnerabilità nel codice facilmente risolvibile. Usano troppi plugin di cui alcuni pesanti e del tutto inutili abbinati al tema e prodotti dallo stesso produttore, ma soprattutto usano un plugin SEO che non è proprio il massimo per sfondare su Google (noi avremmo consigliato di scegliere tra almeno altri due plugin molto migliori). Spendendo poco di più avrebbero potuto usare un framework molto più veloce e sicuro. Partendo dal loro indirizzo IP abbiamo analizzato il server che ospita il sito web che sebbene hostato su un server condiviso ospita solo altri tre siti web il che è molto buono sia per la velocità che per la sicurezza in quanto un sito ospitato su un server con altri 100, 200 fino a 1000 siti come spesso avviene sui server condivisi non potrebbe sopportare un traffico numeroso e andrebbe in crisi con soli 1.000 visitatori al giorno e quindi è vulnerabile ad attacchi DdoS (denial of service) e ad altri attacchi di facile realizzazione. Il server è aggiornato anche se non ha l’ultima versione del kernel. Abbiamo quindi sottoposto il sito web dei ragazzi israeliani ad uno stress test simulando vari tipi di attacco compreso anche il classico “brute force”. Ne abbiamo ricavato una relazione che abbiamo inviato ai ragazzi israeliani con le nostre valutazioni e i nostri consigli (anche se non richiesti).

Concludendo, l’idea è molto buona e innovativa. In sostanza usa le stesse armi del Movimento BDS, cioè l’inganno, per attirare visitatori ai quali spiegare come stanno veramente le cose. Davvero geniale.

Redazione

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