Conflitto arabo-israeliano: parte la campagna per chiudere la UNRWA

Quando nel 1948 nacque lo Stato di Israele circa 800.000 ebrei vennero cacciati dai Paesi arabi dove vivevano da generazioni e furono costretti a reinsediarsi da altre parti. Come ogni profugo del mondo si adattarono e ripresero in mano la loro vita. Così non fu per gli arabi che volontariamente se ne andarono da Israele, circa 700.000 che al contrario degli ebrei dopo oltre 70 anni vivono ancora alle spalle della comunità internazionale senza pensare minimamente di dover crearsi una propria vita e un proprio futuro.

Il peccato originale è stata la creazione della UNRWA (United Nations Relief and Works Agency) una agenzia ONU dedicata esclusivamente ai palestinesi che, al contrario della sua sorella UNHCR (United Nations High Commissioner for Refugees) invece che lavorare per ridurre il numero dei profughi lavora per aumentarli ogni giorno dato che, in violazione di ogni norma del Diritto Internazionale, permette di tramandare lo status di rifugiato di padre in figlio. Il risultato è stato la lievitazione artificiosa del numero dei profughi palestinesi da appena 700.000 a oltre tre milioni. Mentre la UNHCR lavora ogni giorno per i profughi nel rispetto del Diritto Internazionale promuovendo la risoluzione dei loro problemi, la UNRWA lavora ogni giorno per crearne di nuovi. E’ un ciclo vizioso che sta creando un problema insormontabile per qualsiasi soluzione al conflitto arabo-israeliano.

Il momento di affrontare il problema

Sentiamo continuamente parlare della necessità di risolvere il problema del conflitto arabo-israeliano, sentiamo i maggiori leader del mondo esprimersi in ogni modo per trovare una soluzione a questo conflitto, soluzioni che spesso sono create per provocare il rigetto di una parte o dell’altra. Ma senza affrontare il problema creato dalla UNRWA non ci potrà essere alcuna soluzione proprio perché quel problema viene sistematicamente e in modo strumentale usato per trascinare all’infinito il conflitto arabo-israeliano. E’ arrivato il momento di ripristinare il Diritto Internazionale chiudendo la UNRWA e facendo in modo che i cosiddetti “profughi palestinesi” vengano assorbiti dagli Stati che attualmente li ospitano e che prendano in mano il loro destino. E’ palese che la creazione della UNRWA e che la conseguente decisione del tutto illegale di trasmettere lo status di rifugiato di padre in figlio facendo artificiosamente aumentare a dismisura i numeri, è solo il punto iniziale di una strategia volta alla creazione di un popolo inesistente, quello palestinese, che di fatto sta bloccando ogni proposta di soluzione del conflitto arabo-israeliano. Senza partire dalla chiusura della UNRWA e dal ricollocamento dei finti profughi palestinesi negli Stati che li ospitano non può esserci soluzione, questo deve essere chiaro a tutti. Senza il ripristino del Diritto Internazionale sulla questione dei cosiddetti “profughi palestinesi” non ci potrà mai essere alcuna soluzione al conflitto arabo-israeliano. Tutto il resto deve venire di conseguenza e non il contrario come vorrebbero alcuni, cioè partire dal cosiddetto “Diritto al ritorno” che in base alle leggi internazionali non c’è. Insomma, è arrivato il momento di finirla di piegare il Diritto Internazionale alle volontà dei cosiddetti palestinesi e di applicarlo in tutte le sue forme anche a loro.

Da oggi Rights Reporter insieme ad altre realtà volenterose di pace darà il via a una campagna in punta di Diritto Internazionale volta alla chiusura della UNRWA, entità chiaramente illegale e nociva alla soluzione del conflitto arabo-israeliano. Non faremo petizioni, notoriamente del tutto inutili, ma insieme ad altre realtà (e a chiunque ci voglia stare) promuoveremo una azione che punti alla applicazione del Diritto Internazionale troppo spesso nominato a vanvera da coloro che dal conflitto arabo-israeliano traggono enormi vantaggi economici e che hanno tutto l’interesse affinché non si risolva mai. Lavoreremo cioè proprio su quel Diritto Internazionale tante volte abusato nelle parole ma mai realmente applicato. Per farlo creeremo un forum ad hoc chiuso dedicato ad associazioni e media finalizzato a coordinare le azioni e un forum aperto dedicato alle discussioni. Abbiamo creato una pagina da cui poter chiedere l’adesione al “consorzio” mentre chi vorrà semplicemente ottenere informazioni potrà farlo attraverso la pagina “contatti”. Non ci aspettiamo moltissimo da questa iniziativa, anzi, ci aspettiamo un forte contrasto, ma pensiamo che sia quantomeno doveroso provarci per dimostrare che si può passare dalle parole ai fatti. E vedremo chi ha realmente la volontà di risolvere il conflitto arabo-israeliano.

Redazione

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