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Conflitto israelo-palestinese: soluzione a portata di mano ma non per la UE

Alla fine il “falco” Lieberman sembra il meno falco di tutti ed è l’unico a proporre una soluzione al conflitto israelo-palestinese che va bene “quasi” a tutti.

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Sulla soluzione del conflitto israelo-palestinese nei giorni scorsi c’è stato un piccato botta e risposta tra il Governo israeliano e quello dell’Unione Europea. Gli israeliani accusano la UE di portare avanti “una soluzione di pace colonialista” con il suo appoggio alla conferenza organizzata dalla Francia. Di contro la UE ribatte che l’assenza di un accordo o di una iniziativa di pace tra israeliani e palestinesi avrebbe “conseguenze globali”.

In realtà non c’è nulla di fermo, i giochi dietro le quinte sono aperti e Israele sta giocando su diversi tavoli e su uno in particolare ci sta puntando moltissimo il neo Ministro della Difesa, Avidgor Lieberman, quello cioè che prevede l’accantonamento di Abu Mazen e di Hamas a favore di Mohammed Dahlan.

Gli ostacoli alla pace

Secondo Israele ci sono tre ostacoli principali alla pace con i palestinesi. Il primo è legato alla scarsa se non nulla volontà da parte di Abu Mazen di raggiungere la pace e di affidare la sua sorte a libere elezioni. Sul futuro del rais palestinese si gioca buona parte della partita. Gli europei lo considerano “intoccabile” e l’unico in grado di rappresentare gli interessi palestinesi e per questo gli perdonano di tutto, a partire dalla diffusa corruzione legata alla ANP (Autorità Nazionale Palestinese) e al mare di denaro sparito nel nulla come conseguenza di tale stato di cose. Al contrario gli israeliani sono convinti che solo un allontanamento di Abu Mazen possa contribuire al raggiungimento di un accordo negoziato con i palestinesi. Il secondo ostacolo è rappresentato da Hamas. Non è pensabile un accordo negoziato che non tenga conto della Striscia di Gaza e fino a quando a Gaza governerà Hamas non potrà esserci alcun accordo. Su questo sono d’accordo persino Giordania, Egitto e Arabia Saudita e solo il Qatar continua imperterrito nel suo appoggio al gruppo terrorista palestinese. Lieberman pensa che l’unico in grado di “far fuori” contemporaneamente Abu Mazen e Hamas sia Mohammed Dahlan in quanto in grado di avere il sostegno della maggioranza dei palestinesi di Gaza e della Cisgiordania. Sul nome di Dahlan sono in corso manovre a tutto campo tra israeliani e arabi (ne parleremo più avanti nell’articolo) che stanno innervosendo non poco Abu Mazen e Hamas e che non piacciono agli europei. Il terzo ostacolo, forse quello più insidioso da superare, è l’enorme business legato alla faccenda palestinese. Troppa gente, troppe organizzazioni internazionali e ONG vivono del conflitto israelo-palestinese e hanno tutto l’interesse a tenerlo vivo. Un accordo di pace vorrebbe dire la loro fine e per questo lavorano costantemente contro la pace e per fomentare odio senza farsi scrupolo di usare anche i bambini per i loro loschi scopi, il tutto ben nascosto dietro alla scusa della difesa dei Diritti. A questo terzo punto è legata la bomba a orologeria dei finti profughi palestinesi e del loro presunto e illegale “diritto al ritorno” sul quale fa leva Abu Mazen per bloccare qualsiasi accordo con Israele.

La soluzione di Lieberman: Mohammed Dahlan

Mohammed Dahlan è quello che il noto editorialista di Yedioth Ahronoth, Alex Fishman, ha definito «l’asso nella manica della coalizione filo-occidentale formata da Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Egitto e Israele». Dahlan riesce da solo a unire varie fazioni di Fatah e di Hamas e potrebbe garantire il controllo contemporaneo della West Bank e della Striscia di Gaza mettendo fuorigioco Abu Mazen e Hamas. Per questo motivo nei giorni scorsi Mohammed Dahlan si è recato in Giordania dove ha avuto importanti incontri con elementi di altissimo livello sauditi e israeliani. L’obiettivo primario è fare in modo di rendere inoffensivo Hamas senza dover ricorrere all’uso della forza. Hamas sta attraversando uno dei momenti più critici della sua storia, praticamente abbandonato dagli arabi (se si fa eccezione per il Qatar) e, secondo indiscrezioni, persino il capo politico dei terroristi palestinesi, Khaled Meshaal, sarebbe disposto a farsi da parte per dare campo libero a Mohammed Dahlan. Il problema restano le Brigate Ezzedin al-Qassam, cioè l’ala militare di Hamas, che non sono disposte a rinunciare alla loro lotta contro Israele. Politicamente per evitare l’avvento di Mohammed Dahlan, Fatah e Hamas hanno deciso di riprendere le trattative per un Governo di Unità Nazionale, una mossa tradiva e forse ormai inutile. Ma l’ala militare di Hamas promette battaglia (sostenuta da Qatar e Iran) e non sarà facile bypassarla, per questo anche Israele ha alzato i toni affermando che «la prossima guerra con Hamas sarebbe stata l’ultima» intendo con questo che questa volta gli israeliani non si sarebbero fermati prima della completa distruzione di Hamas. Quello che adesso tutti si augurano, fatta eccezione per Abu Mazen e gli europei, è che Dahlan salga al potere e poi tratti una soluzione negoziata con Israele, il tutto prima che si scateni un nuovo conflitto tra Israele ed Hamas e prima che la possente macchina di propaganda di Abu Mazen trascini l’Unione Europea su posizioni insostenibili per lo Stato Ebraico e che tutto quindi continui a rimanere com’è adesso. Non c’è molto tempo per fare tutto questo e le diplomazie “sotterranee” sono al lavoro per giungere velocemente a una soluzione anche se l’opposizione della UE, appiattita sulle assurde posizioni di Abu Mazen, complica non poco tutta la faccenda. I prossimi giorni saranno veramente decisivi per la soluzione del conflitto israelo-palestinese e finalmente vedremo se veramente c’è l’effettiva volontà di tutti di arrivare alla tanta agognata pace.

Scritto da Paola P.

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