Continua l’attacco di Obama contro Netanyahu

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Sembra quasi che Barack Hussein Obama non abbia altro per la testa che cercare di attaccare il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, come se la sua campagna elettorale dipendesse unicamente dalle future mosse di Israele.

Ma il Presidente USA, che solo due giorni fa aveva detto che Al Qaeda era sconfitta per poi doversi ricredere dopo l’attentato in Libia, non ha il coraggio di farlo apertamente da solo e quindi manda avanti la potente macchina mediatica democratica. Questa volta ad attaccare Netanyahu è il Direttore del New Yorker, David Remnick.

In un editoriale apparso ieri sul prestigioso magazine americano, David Remnick attacca senza mezzi termini la politica del premier israeliano nei confronti della minaccia iraniana definendola “pericolosa per il futuro di Israele”. Secondo Remnick il Premier israeliano sarebbe “arrogante verso l’amministrazione americana” e lo definisce come una specie di guerrafondaio che non vede l’ora di menar le mani. Anche lui ribadisce che “l’Iran non è una minaccia imminente” e difende quindi la politica di Obama nei confronti dell’Iran giustificando l’atteggiamento ostile del Presidente USA nei confronti di Israele. La colpa di Netanyahu? Quella di pretendere da Obama punti certi (la linea rossa) nei confronti dell’Iran. Secondo David Remnick invece Netanyahu dovrebbe starsene buono e zitto ad aspettare che gli Ayatollah si dotino di bombe atomiche.

La grande stampa americana vicina a Obama, dal New York Times al New Yorker per finire ai vari siti liberal alla Huffingtonpost, sembra rendersi conto più dello stesso staff del Presidente che in politica estera Obama è molto carente per cui, pur di difenderlo, attacca senza remore tutti quelli che considera “ostili alla sua rielezione” e certamente Netanyahu è uno di questi. Il fatto davvero criminale in tutto questo è che questi media e il Presidente americano stanno mettendo a serio rischio la sicurezza di Israele per meri calcoli di politica interna americana e questo non è davvero più tollerabile.

Sarah F.

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