Convention democratica: da Michelle Obama un festival di banalità

Confesso che mi sarei aspettata qualcosa di più da Michelle Obama. Invece quasi non c’è nulla da riferire tante sono state le banalità profuse a larghe mani dalla First lady. Ha perso più tempo a giustificare quello che il marito non ha fatto di quanto ne abbia speso per dare qualche speranza al mondo in un cambiamento positivo del Presidente.

In queste elezioni americane è più quello che non si dice di quanto in effetti venga detto. Michelle Obama in questo non è stata da meno a nessuno. Certo, ha descritto suo marito come un uomo “che sa cosa significa lottare per arrivare a fine mese”, come un Presidente che “ha ereditato dalla precedente amministrazione una America allo sbando”. Ma non ha spiegato come mai suo marito abbia portato il debito pubblico a una cifra mai vista nella storia americane e, soprattutto, non ha fatto cenno ai disastri fatti da Obama a livello mondiale. E’ l’unica serie di errori che non ha giustificato, forse perché non gli ha capiti nemmeno lei.

E’ una costante di queste elezioni evitare di parlare di politica estera che pure è così importante. Lo ha fatto nei giorni scorsi lo sfidante di Barack Obama, Mitt Romney, quando ha accusato il Presidente di aver abbandonato Israele, ma son episodi isolati quasi de tutto trascurati dai media americani.

Ma torniamo a Michelle Obama. La First lady ha attaccato Romney per la sua “agiatezza”, come se essere ricchi senza aver rubato sia una colpa. Lo ha descritto come uno che non sa cosa serva all’America (perché il marito lo sa……n.d.r.), ha parlato dei valori del marito anche se non si sa bene a quali valori si riferisse. Di certo ai valori della famiglia, ma un Paese come gli Stati Uniti ha bisogno di un condottiero non di un presidente che lava i piatti dopo cena.

Chissà, forse quando la convention democratica entrerà nel vivo sentiremo meno banalità e più proposte concrete per risolvere la crisi interna e le molte crisi internazionali. Di certo con Obama gli USA hanno perso completamente la bussola della leadership mondiale che, certo, li rendeva antipatici a comunisti e pacivendoli, ma che li rendeva un grande Paese e una sicurezza per le democrazie di tutto il mondo.

Brigitta Donati

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