Coraggioso Egitto: la ribellione all’Islam costa cara

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egitto-attentato-busCosta cara all’Egitto la volontà di divincolarsi dalle spire dell’Islam e la voglia di democrazia. E’ diventato, insieme a Israele, il nemico numero uno dei gruppi terroristici islamici. Ieri l’ultimo attentato, questa volta contro inermi civili, turisti stranieri che con molto coraggio e nonostante la situazione instabile non avevano rinunciato a godersi le bellezze storiche egiziane.

Ad essere colpito è stato un autobus che trasportava turisti sud-coreani cristiani che dopo essere stato a Giza e in altre località turistiche egiziane, stava rientrando a Eilat, in Israele, dove i turisti erano basati.

Quello del “turismo transfrontaliero” è diventato di recente una risorsa non da poco per l’Egitto che a causa della instabilità e dei numerosi attacchi terroristici ha perso quasi il 90% dell’afflusso turistico diretto, cioè basato completamente in Egitto e in alberghi e strutture egiziane. Così le compagnie turistiche internazionali in attesa che le cose in Egitto si stabilizzino fanno pernottare i turisti in luoghi sicuri, come appunto Eilat, e con pulman attrezzati li trasportano ogni giorno in Egitto.

A colpire l’autobus di turisti, secondo l’intelligence egiziana, sarebbe stato il gruppo salafita Ansar Bait al-Maqdis, legato ad Al Qaeda ma con forti legami con Hamas e con gli altri gruppi terroristici che infestano la Striscia di Gaza. Il gruppo terroristico è nato dopo la cacciata di Mubarack e collaborava attivamente con i Fratelli Musulmani. A intensificato le sue operazioni terroristiche dopo la cacciata di Mohamed Morsi e può contare su circa 200 elementi basati per lo più nella Penisola del Sinai e nella Striscia di Gaza dove possono contare sulla protezione di Hamas. Lo stesso gruppo ha rivendicato diversi attacchi contro militari e poliziotti egiziani. Ora, visto che l’Egitto ha bisogno come l’aria di turismo e che con la collaborazione di Israele era riuscito a far aumentare seppur lievemente il flusso turistico, hanno alzato il tiro e colpiscono direttamente i turisti nel tentativo di togliere al coraggioso Egitto anche questa risorsa. E, guarda caso, l’attacco arriva proprio quando l’esercito egiziano mette in atto una operazione di sicurezza contro Hamas.

Parliamoci chiaro, questo attentato è un brutto colpo per l’Egitto. Israele ieri sera ha chiuso momentaneamente il confine con l’Egitto e ha sconsigliato il turismo transfrontaliero. Le compagnie di viaggi hanno cancellato tutte le visite guidate in Egitto e questo è l’ennesimo colpo basso alla già precaria economia egiziana.

La reazione egiziana

E’ ancora troppo presto per parlare di una adeguata reazione dell’esercito egiziano. Ancora non si conosce bene nemmeno la dinamica dell’attentato. Tuttavia è chiaro a tutti che se l’Egitto vuole risollevare la sua economia che si basa anche sul flusso turistico, deve risolvere il più presto possibile la questione del terrorismo islamico legato ad Al Qaeda e alla Fratellanza Musulmana (e quindi ad Hamas). Al-Sisi non può più tollerare che la Striscia di Gaza e il Sinai siano le piattaforme di lancio degli attacchi terroristici rivolti all’Egitto.

La rinuncia all’Islam integralista effettuata coraggiosamente dal popolo egiziano è una strada difficile e irta di ostacoli, ma noi crediamo che quella degli egiziani sia stata la scelta giusta, l’unica possibile nel lungo cammino verso la democrazia. L’Islam odia la democrazia e la libertà di pensiero e per questo la coraggiosa scelta egiziana sarà dolorosa, ma arrivati a questo punto non ci si può arrendere alla prepotenza e alla violenza islamica. Ora bisogna chiudere il cerchio e colpire duramente i gruppi terroristici che cercano di punire il coraggioso Egitto per la sua scelta.

Noemi Cabitza

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