Corea del Nord: un errore sottovalutare la minaccia nucleare

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La Corea del Nord ha spostato missili balistici a medio raggio nella costa orientale del paese. Lo conferma una ricognizione satellitare americana secondo cui missili KN-08 sarebbero stati caricati su un treno merci diretto verso la costa. E’ una ulteriore escalation della crisi che da diversi giorni tiene il mondo con il fiato sospeso.

Secondo fonti di intelligence i missili KN-08 sono in grado di colpire obbiettivi a 5/6000 Km e teoricamente possono trasportare testate non convenzionali. Tuttavia le agenzie di intelligence americane sono propense a credere che la Corea del Nord non sia in grado di caricare una testata nucleare su nessun missile. Per fare questo servirebbe una tecnologia avanzata di miniaturizzazione degli ordigni nucleari, tecnologia che secondo gli analisti della CIA la Corea del Nord non ha ancora.

Su questo però gli analisti sono alquanto divisi. Secondo diverse informazioni confermate da più parti la Corea del Nord lavorerebbe da mesi alla miniaturizzazione di ordigni nucleari e lo farebbe in collaborazione con tecnici iraniani (da mesi in Corea del Nord) e scienziati pakistani tra i quali Abdul Qadeer Khan, uno dei padri dell’atomica pakistana. L’impossibilità di controllare i progressi fatti dai nordcoreani nella miniaturizzazione degli ordigni nucleari spinge diversi analisti a consigliare al Presidente americano, Barack Obama, di non sottovalutare la minaccia nucleare nordcoreana. E il fatto che gli americani abbiano spostato batterie antimissili a difesa di Guam denota che anche i generali statunitensi non sono tranquilli.

La minaccia nucleare portata dalla Corea del Nord è stata sottovalutata per troppo tempo (così come si sta sottovalutando quella iraniana). Adesso ci si trova a dover combattere contro un nemico di cui si conosce veramente poco il quale afferma di essere in grado di colpire con armi nucleari obbiettivi posti a migliaia di Km. Certo, può essere propaganda ma con personaggi come il pakistano Abdul Qadeer Khan che lavorano all’atomica nordcoreana (e a quella iraniana) c’è poco da star tranquilli.

Adrian Niscemi

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