≡ Menu

Cosa succede veramente tra Israele e Arabia Saudita?

Anwar Eshki con una parte della sua delegazione incontra membri della Knesset

Anwar Eshki con una parte della sua delegazione incontra membri della Knesset

E’ passata un po’ sottotraccia la visita di un importante politico saudita in Israele. Si tratta dell’ex generale (ora in pensione) Anwar Eshki, attualmente presidente del Middle East Centre for Strategic and Legal Studies (MeSc), un think tank con sede a Jeddah descritto come “molto vicino” alla casa reale saudita.

Ufficialmente Anwar Eshki, che guidava una delegazione di accademici e uomini d’affari sauditi, è venuto in Israele per discutere con gli israeliani del piano di pace saudita volto alla creazione di uno Stato palestinese, ufficiosamente c’è ben altro nella sua visita in Israele.

Prima di tutto c’è il gesto altamente simbolico. Anwar Eshki si è recato in Israele accompagnato da una delegazione di accademici e uomini d’affari con l’approvazione della Casa reale saudita e questo è di per se un fatto eccezionale, ha incontrato membri della Knesset, ha scelto Gerusalemme per farlo e non Tel Aviv, ha rilasciato una intervista alla Radio dell’Esercito dove ha parlato con molta pacatezza della necessità che il mondo arabo apra regolari relazioni con Israele al fine di combattere il terrorismo e le minacce che arrivano dall’Iran e dallo Stato Islamico. Ha rimarcato l’importanza di risolvere la questione palestinese e per farlo ha portato come base di partenza la proposta saudita formulata nel 2002 al vertice della Lega Araba di Beirut, ma non ha chiuso a cambiamenti di quella proposta. A una domanda precisa ha detto che non considera Israele responsabile del terrorismo islamico anche se ha precisato che il perdurare del conflitto israelo-palestinese alimenta un sottobosco dove il terrorismo islamico trova facili prede.

Mira al pero per prendere il melo

Nel centro Italia c’è il detto “mira al pero per prendere il melo” per definire chi dichiara una cosa per volerne effettivamente un’altra. E’ esattamente quello che è avvenuto con la visita di Anwar Eshki in Israele. Ufficialmente dichiara che lo storico viaggio in Israele serve a perorare il piano di pace saudita (già rifiutato da Israele) perché non poteva fare altrimenti, ma in realtà il vero obiettivo è quello di discutere con Israele di un cambio ai vertici del governo palestinese. Il fatto che Anwar Eshki non abbia incontrato nessuno dei vertici palestinesi e che i media palestinesi non abbiano riportato la storica visita la dice lunga sulle vere motivazioni di questo viaggio. Nello scorso maggio avevamo già parlato del piano arabo per sostituire Abu Mazen, ormai considerato solo un ostacolo anche dagli arabi. Ora questo “piano” sembra palesarsi anche se ci sarebbe una diversità di vedute tra arabi e israeliani su chi dovrebbe sostituire Abu Mazen alla guida della ANP. Gli arabi vorrebbero puntare su Mohammed Dahlan che sarebbe gradito anche all’ala politica di Hamas, gli israeliani invece puntano fortemente sull’ex Primo Ministro palestinese Salam Fayyad, epurato da Abu mazen perché si era messo in testa di portare avanti un piano di sviluppo serio per la Palestina e aveva avuto l’ardire di denunciare la corruzione in seno alla ANP e alla OLP. Il vero punto su cui arabi e israeliani cercherebbero un accordo sarebbe quindi (per il momento) questo e niente altro. Anwar Eshki ha ribadito/confermato alla Radio dell’Esercito che l’Iran si sta insinuando nella questione palestinese per usarla a suo vantaggio e che quindi occorre risolverla al più presto, ma non ha parlato di condizioni inderogabili.

Iran nemico comune

Il punto principale su cui ruota la storica visita di Anwar Eshki in Israele rimane comunque l’Iran. Il fatto stesso che l’ex generale saudita punti in continuazione sul fatto che la questione palestinese venga usata da Teheran come arma contro lo stesso Israele e contro il mondo arabo ci dice quali sono le priorità dell’Arabia Saudita. La soluzione della questione palestinese non è più vista come un fatto dovuto “per Diritto” ma come un mezzo per contrastare l’espansionismo iraniano. Per questo i sauditi hanno fatto aperture alle obiezioni israeliane in merito alla proposta originaria formulata nel 2002 che prevedeva il ritiro entro i confini del 67. Oggi anche i sauditi si rendono conto che le mutate condizioni sul terreno rendono impossibile per Israele accettare quella soluzione e anche se ufficialmente insistono in quella direzione, ufficiosamente trattano con Gerusalemme una soluzione diversa. L’importante oggi è contrastare con ogni mezzo l’Iran e questo obiettivo comune a Israele ed Arabia Saudita potrebbe portare a sorprese davvero “importanti”.

Scritto da Maurizia De Groot Vos

© 2016, Rights Reporter. All rights reserved. Riproduzione vietata




Comments on this entry are closed.

  • Laura(Matanah) Lug 25, 2016, 11:12

    Dove gli arabi vogliono la palestina, a gaza, dove era storicamente collocato il presunto avo filistin che abu mazen tanto vanta, vicino all’Egitto e all’Arabia, o a nord, in Giudea e Samaria, territorio di Israele da 3 millenni?