Costituzione Egitto: enormi passi avanti. Critiche ingiustificate

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Da qualche giorno è stata varata la nuova Costituzione egiziana che adesso dovrà passare per un referendum popolare al fine di entrare in vigore. I 50 saggi che componevano la commissione incaricata di redigere la nuova Costituzione hanno fatto un lavoro monumentale ma, a detta di molti critici, ha di fatto ristabilito uno “Stato di polizia” dove l’esercito svolge un ruolo fondamentale.

In realtà non è proprio così anche se effettivamente l’esercito e più in particolare il Ministro della Difesa assumono poteri particolari paragonabili e forse superiori a quelli che avevano ai tempi di Mubarak. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capirci qualcosa se non altro per comprendere come cambieranno le cose in Egitto con questa nuova Costituzione.

La nuova Costituzione è formata da un totale di 241 articoli, 51 dei quali rappresentano i componenti di base. Gli articoli dedicati ai Diritti e alle libertà personali sono 58. Quelli dedicati al sistema di governante sono invece 132. Le novità più rilevanti evidenziate dai critici sono due anche se in realtà sono tre, solo che nella foga della critica si è dimenticato la terza e più rilevante novità ce riguarda i Diritti.

La prima importante novità è che i partiti politici su base religiosa vengono resi fuorilegge. Da oggi in Egitto ci potranno essere solo partiti laici. I Fratelli Musulmani tornano quindi a essere fuorilegge. Questo articolo nei fatti tende a garantire le minoranze religiose e ad evitare che in futuro a qualcuno possa tornare in mente di introdurre la Sharia in Egitto. Secondo noi è una grossa innovazione e un sostanziale passo avanti per gli egiziani.

La seconda importante novità in realtà è un ritorno al passato e prevede ampi poteri per l’esercito e per il Ministro della Difesa che, come avviene oggi, è indicato nel capo dell’esercito stesso. A tal riguardo i critici contestano in particolare la possibilità di processare i civili in tribunali militari (retaggio dell’era Mubarak) e il totale segreto sulle spese militari. Di fatto questo consegna nelle mani dei militari anche la sicurezza interna. A un primo sguardo la cosa può apparire deleteria nel cammino di una sana democratizzazione dell’Egitto, ma se si analizza l’attuale situazione egiziana si capisce che non c’era alternativa a questa decisione. I gruppi islamici che tentano di prendere il potere, i gruppi terroristici che hanno reso il Sinai una vera e propria zona di guerra e le spinte esterne per un ritorno alla Sharia, sono pericoli troppo grossi per non essere affrontati con l’esercito. L’articolo che da tutti questi poteri all’esercito è comunque a tempo determinato ed è valido solo per superare l’attuale difficile situazione di sicurezza interna. Meglio un controllo militare che una situazione di sostanziale anarchia come si assiste in Libia e in altri Paesi interessati dalla cosiddetta “primavera araba”.

Quello che invece i critici si sono ben guardati di dire sulla nuova Costituzione egiziana riguarda la terza importante novità, cioè quella riguardante i Diritti personali. In primo luogo viene introdotta la parità tra uomo e donna e viene fatto per iscritto. Non sono sicura ma credo che l’Egitto sia il primo Paese arabo a fare una cosa del genere. Nello stesso insieme di articoli vengono introdotte garanzie contro i matrimoni forzati, contro i matrimoni con minori, regole che tutelano il lavoro minorile, regole per migliorare l’istruzione con accesso totale e garantito anche alle ragazze, regole per la sicurezza nei luoghi di lavoro e tante altre innovazioni che nel contesto arabo e musulmano si possono definire “rivoluzionarie”.

Si ha l’impressione che ci sia da parte dei critici una posizione di partenza che è di parte, quella della Fratellanza Musulmana. A ben guardare infatti i critici della nuova Costituzione egiziana (anche in occidente) sono gli stessi che gioivano quando Mohamed Morsi e la Fratellanza Musulmana introducevano la loro Costituzione basata completamente sulla Sharia. E anche i “grandi” gruppi per la difesa dei Diritti Umani che avevano colpevolmente taciuto quando Morsi introdusse la Sharia oggi sembrano risvegliarsi e criticano la nuova Costituzione egiziana nonostante gli enormi passi avanti in termini di Diritti.

Una cosa certa che ci hanno insegnato proprio le cosiddette “primavere arabe” è che nei Paesi arabi la democrazia non può essere introdotta da un giorno all’altro perché il rischio che la gente stessa non sia pronta e si finisca per favorire il totalitarismo islamico è molto alto. La decisione presa dall’Egitto, cioè quella di una democratizzazione graduale e blindata, ci sembra quindi la più ragionevole.

Sharon Levi

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