Crisi in Libano: l’Italia tra i negoziatori. Hezbollah finalmente sotto accusa

La crisi in Libano innescata dalle dimissioni di Saad Hariri ha tolto la pesante coperta che fino ad oggi ha protetto Hezbollah che finalmente viene messo sotto accusa anche ai più alti livelli delle istituzioni libanesi

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Ci sono due importanti novità che riguardano la crisi in Libano scoppiata a seguito delle dimissioni del Premier Saad Hariri. La prima è che finalmente il presidente libanese, Michel Aoun, ha accettato di aprire un tavolo di confronto sul ruolo di Hezbollah nel Paese. La seconda è che ieri Hariri ha incontrato l’ambasciatore italiano in Arabia Saudita, Luca Ferrari, segno che l’Italia si sta muovendo per risolvere la districata crisi libanese.

Ma andiamo con ordine. Ieri il presidente libanese, Michel Aoun, ha confermato di non aver ancora accettato le dimissioni di Saad Hariri in quanto non sono state presentate di persona. Tuttavia ha accettato di aprire un tavolo di confronto sul ruolo di Hezbollah nel Paese e in particolare sulle sue forze armate, le loro armi e il controllo militare su parte del Paese oltre al suo ruolo nella regione. Dopo gli incontri con diversi ambasciatori arabi e con i rappresentanti del International Support Group (ISG) per il Libano, il Presidente Aoun ha prima rassicurato i diplomatici arabi e i rappresentanti del ISG che stava lavorando all’unità del Paese, poi ha rassicurato in particolare i rappresentanti della ISG che avevano sottolineato l’importanza per gli investitori stranieri di ripristinare in Libano l’equilibrio tra le istituzioni, che stava facendo tutto il possibile accentando, tra le altre cose, di aprire un tavolo sul ruolo di Hezbollah in Libano. Proprio ieri è emerso con forza il problema sollevato dagli investitori stranieri in merito alla stabilità del Paese e il rischio di una fuga degli investimenti è sempre più concreto, un rischio che getterebbe il Libano in una profonda crisi economica.

E mentre il Presidente libanese si muoveva celermente per scongiurare il peggio, l’ex premier Saad Hariri incontrava nella sua residenza di Riad l’ambasciatore italiano in Arabia Saudita, Luca Ferrari, e l’ambasciatore russo Sergei Kozlov. Italia e Russia hanno cospicui interessi in Libano e sono certamente tra i più interessati affinché la situazione non degeneri. Non è dato sapere cosa si siano detti ma secondo voci non confermate vicine ad Hariri, si sarebbe affrontato il problema rappresentato da Hezbollah, dal suo “stato nello Stato” e dal suo esercito che praticamente è armato meglio di quello libanese. Una anomalia che non esiste in nessun altro Paese al mondo. L’Italia starebbe mediando per un rientro sicuro di Hariri nel Paese, ma le rassicurazioni che chiede l’ex Premier sono giustamente tante, specie sulla salvaguardia della sua persona.

Parlando con alcuni giornalisti arabi, il politico libanese Oqab Saqr (Futuro in Movimento, lo stesso partito di Hariri) ha detto che la crisi in Libano non potrà essere risolta senza prima chiarire il ruolo di Hezbollah. «Siamo a un punto di non ritorno» ha detto Saqr «la questione di Hezbollah è andata oltre i confini del Paese (parlava della Siria n.d.r.) rischiando di coinvolgere il Libano in un conflitto per interposta persona per conto di Teheran che nessuno in Libano vuole». Poi la sferzata finale: «tutti si rendono conto che questa crisi potrà risolversi solo con la consegna delle armi da parte di Hezbollah» ha concluso Oqab Saqr.

Le dimissioni di Saad Hariri che hanno innescato quella che è senza dubbio la crisi più grave che ha colpito il Libano negli ultimi anni e che rischia di trasformarsi in una tremenda crisi economica, hanno avuto quindi il merito – non da poco – di aprire finalmente una discussione interna sull’effettivo ruolo di Hezbollah il quale finalmente viene messo in dubbio anche dai più alti livelli delle istituzioni libanesi.

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