Crisi in Siria: impossibile lasciar correre

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So benissimo di andare contro le idee di molti miei colleghi di Rights Reporter fermamente e legittimamente contrari a un intervento armato contro la Siria. Il loro ragionevole timore è che tale intervento potrebbe far scattare una rappresaglia contro Israele coinvolgendo così lo Stato Ebraico in un conflitto che non lo riguarda e, soprattutto, con il serio rischio di uso di armi di distruzione di massa. Insomma potrebbe innescare una pericolosissima spirare di reazioni e controreazioni con conseguenze difficilmente immaginabili. Tuttavia sono convinta che non si possa lasciar perdere e sorvolare allegramente sull’uso di armi chimiche da parte del macellaio di Damasco.

Ho letto con attenzione le analisi fatte dai miei colleghi nei giorni scorsi e concordo sul fatto che in questo particolare momento non sia il caso che Israele venga coinvolto nel conflitto siriano quando il vero pericolo è il programma nucleare iraniano. Gioverebbe agli Ayatollah. Tuttavia non posso esimermi dall’affermare che non possiamo permetterci il lusso di farla passare liscia ad Assad e che, soprattutto, non possiamo piegarci ai ricatti basati sulle ritorsioni. Se facessimo questo creeremmo un pericolassimo precedente che autorizzerà qualsiasi macellaio del mondo a gazare la propria gente senza ritegno o ad attaccare un altro Paese sovrano usando armi di distruzione di massa. Se accettassimo il ricatto siro-iraniano basato sulla ritorsione ci piegheremmo a una logica di terrorismo globale che combattiamo ormai da oltre un decennio buttando così al vento incredibili sforzi e rendendo vane le migliaia di morti pagate sull’altare della lotta al terrorismo.

Non possiamo farlo, non possiamo piegarci a questi assassini genocidi perché sarebbe come far regredire il mondo al 1939 quando chiudemmo gli occhi di fronte a quello che poi sarebbe diventato il più grande criminale della storia.

La comunità internazionale ha il dovere morale di intervenire contro la Siria, un dovere dimenticato per oltre due lunghissimi anni e che è costato oltre 100.000 morti e milioni di sfollati.

Certo, mi rendo conto che la situazione in Siria non è delle migliori e che a un assassino genocida potrebbe succedere un regime teocratico islamico addirittura peggiore. Il rischio c’è, lo dobbiamo ammettere. Ma non possiamo nemmeno accettare la logica del male minore senza battere ciglio o senza provare a cambiare le cose in meglio. Manderemmo un pessimo segnale che sarà l’inizio della fine del mondo civile e libero.

Assad e con lui gli Ayatollah iraniani e gli Hezbollah libanesi non possono passarla liscia, farla franca di fronte ai loro indicibili crimini. E se per fargliela pagare dovremo affrontare il rischio di una ritorsione (che comunque personalmente giudico un grandissimo bluff) lo dovremo fare consapevoli che in gioco non c’è solo la punizione di un criminale internazionale (a proposito, possibile che il Tribunale Penale Internazionale non faccia un fiato?) ma che c’è il nostro futuro.

Concludo con una piccola nota critica: sul Tribunale Penale Internazionale ho già detto la mia, ma quello che non mi spiego è il silenzio dei cosiddetti pacifisti e del Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu, sempre pronti a sparare contro l’unica democrazia in Medio Oriente, Israele, e silenti di fronte a questi immani crimini. Credo veramente che sulla Siria questi ipocriti abbiano toccato il fondo.

Miriam Bolaffi

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