Da Amanda Knox a Giulio Romani. Tutte le ipocrisie made in USA

Amanda Knox è libera, oramai lo sanno anche i gatti randagi quindi non mi dilungherò tanto nella disanima dei fatti anche perché, detto con estrema franchezza, non me può fregà de meno. Quello che invece mi interessa sottolineare è l’estrema ipocrisia degli americani quando si parla di giustizia, loro che hanno la pena di morte e che condannano veramente senza prove, vietando oltretutto di presentarne di nuove in sede di appello.

Tra le tante ipocrisie made in USA che sono emerse in questi giorni nei media americani, quella che stona più di tutti è l’accusa alla giustizia italiana di non essere “democratica” e di incarcerare le povere (sic) ragazze americane senza avere uno straccio di prova. La cosa fa particolarmente incazzare specie se paragonata ad una vicenda gravissima che riguarda un nostro connazionale detenuto negli Stati Uniti e condannato, senza alcuna prova, all’ergastolo. L’italiano, di cui comunque parleremo in maniera più approfondita nei prossimi giorni su Secondo Protocollo, si chiama Giulio Romani.

Giulio Romani, cittadino italiano da molti anni negli USA, ex dipendente della  Halliburton (e qui veramente ci torneremo perché stanno emergendo cose assai strane), viene accusato dalla moglie, una marocchina sposata negli USA che lo ha anche convinto a convertirsi all’Islam, di aver molestato la piccola figlia. Romani viene per questo incarcerato senza che vi sia alcuna prova di quanto affermato dalla moglie marocchina che nel frattempo sparisce con tutti i soldi dell’italiano. Al processo  Romani nega tutto nella maniera più assoluta, non viene presentata alcuna prova e la moglie non si presenta a testimoniane come invece la legge prevede. Non vi sono perizie contro Romani che non ha mai avuto problemi di alcun tipo e chi lo conosce lo descrive come una persona perbene. Eppure la corte lo condanna all’ergastolo. Capito? ERGASTOLO.

Secondo Protocollo non prende in carico, per statuto, casi di accuse di pedofilia o di violenza sui minori, ma in questo caso la innocenza del Romani è talmente evidente che l’accusa mossa contro di lui si trasforma da “molestie contro minori” ad un vero e proprio sopruso nei confronti di un cittadino italiano. Quindi il caso viene preso in carico.

Quello che colpisce, in questo caso se paragonato a quello di Amanda Knox, non è solo la sproporzione della pena rispetto al reato contestato (per inciso chi si macchia di crimini contro i minori si merita questo e altro), ma la totale mancanza di prove e la certezza, quasi matematica, che la moglie di Romani si è eclissata con una bella somma facendo perdere le sue tracce e senza nemmeno confermare le sue accuse di fronte a una giuria. Nonostante questa evidente assurdità la corte americana ha condannato l’italiano all’ergastolo.

Ora, che gli americani facciano i moralisti parlando del nostro sistema giudiziario quando il loro fa acqua da tutte le parti e incarcera a vita persone senza avere lo straccio di una prova, fa davvero incazzare parecchio. Speriamo che le nostre autorità negli USA si facciano sentire almeno nello stesso modo di quelle americane in Italia e che sostengano con ogni mezzo l’appello del sig. Romani.  Nei prossimi giorni comunque ne torneremo a parlare con un dossier che svela alcuni retroscena davvero inquietanti che dimostrano come il sistema americano non solo sia profondamente retrogrado ma persino corrotto.

Bianca B.

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