D’Alema: trattare con Hamas. Bersani faccia chiarezza sul suo futuro ruolo

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D’Alema potrebbe essere il prossimo Ministro degli Esteri italiano se la sinistra dovesse vincere le prossime elezioni. Lo ha fatto intendere Bersani. La cosa è drammatica specie alla luce delle ultime dichiarazioni rilasciate proprio da Massimo D’Alema sul suo sito web nelle quali il probabile prossimo capo della diplomazia italiana sdogana un gruppo che tutto il mondo libero considera come terrorista: Hamas.

Ma cosa ha detto Massimo D’Alema sul suo sito? Intervenendo al seminario dei progressisti europei al Cairo (di cui, certamente per colpa nostra, non ne sapevamo niente), il prode D’Alema ha dato sfoggio di tutto il suo astio verso Israele mettendo in fila una serie di cavolate da leggenda che vorremmo smontare una alla volta ma che dimostrano drammaticamente in che mani finirà la diplomazia italiana se Bersani dovesse vincere e mettere in atto la sua idea di mettere D’Alema agli esteri.

L’inizio è roboante. D’Alema sostiene che: «continuare ad usare “due pesi e due misure” per il conflitto israelo-palestinese “non è più accettabile” così come non si può “fare finta che la relazione fra i palestinesi fragili e divisi e i potenti israeliani sia su una base di parità”». Bene, prima di tutto se fino ad oggi sono stati usati “due pesi e due misure” nel conflitto israelo-palestinese lo si è fatto solo a favore dei palestinesi. A dimostralo ci sono le risoluzioni a senso unico del Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu, la totale assenza di condanne contro Hamas e le sue azioni terroristiche da parte della comunità internazionale, la tolleranza sulla più che dimostrata corruzione in seno alla Autorità Nazionale Palestinese (ANP), un pozzo senza fondo che ogni anno ingoia centinaia di milioni di dollari, l’assoluta mancanza di critiche alla politica della ANP che fino ad oggi è riuscita a demolire qualsiasi accordo si fosse raggiunto, a partire dagli “accordi di Oslo”, l’indifferenza della comunità internazionale sulle azioni terroristiche di Hamas alla quale si contrappone la sistematica condanna delle azioni di difesa portate avanti da Israele. Clamoroso in questo ultimo caso quanto avvenuto durante l’ultimo conflitto tra Israele e Hamas, con la comunità internazionale silente di fronte al lancio di migliaia di missili sulla popolazione civile del sud di Israele, ma pronta a scattare e a condannare quando Israele per difendersi colpisce i terroristi. Allora è vero che vengono usati due pesi e due misure, ma a favore dei palestinesi non di Israele. Sul concetto dei “fragili e divisi palestinesi” che si contrappongono ai “potenti israeliani” andrebbe steso un velo di silenzio. E’ il concetto dei “palestinesi buoni” contro gli “israeliani cattivi” espresso con altri termini.

D’Alema continua è prima ammette che «per i paesi europei la necessità di Israele alla sicurezza e il suo diritto di esistere non sono in discussione e questo per l’Europa è una precondizione inevitabile per il negoziato» ma poi aggiunge che «questo non significa che si possa lasciare la soluzione del conflitto alla sola responsabilità della leadership israeliana o che non si debba favorire una riconciliazione politica all’interno della fazioni palestinesi. E in questo contesto il non avere avuto relazioni con Hamas da parte degli europei è stato un errore perché questo ha reso più difficile il processo di unità politica palestinese». In queste due frasi c’è tutta la contraddizione in termini del pensiero di D’Alema, un pensiero che va chiaramente verso lo sdoganamento politico di Hamas. Prima ammette che il Diritto alla difesa e all’esistenza di Israele deve essere una precondizione, poi si duole che l’Europa non abbia parlato (trattato) con Hamas, un gruppo terrorista che alla base del suo statuto ha la distruzione di Israele. Capite che c’è una contraddizione enorme tra queste due affermazioni di D’Alema. Non solo, il probabile futuro Ministro degli Esteri italiano va contro la stessa Europa sostenendo sostanzialmente che “con i terroristi bisogna trattare”.

Ora, diciamocelo chiaramente, il pensiero di Massimo D’Alema (detto anche D’Alemmah) lo conoscono tutti. Chi non si ricorda la passeggiata a braccetto con i leader di Hezbollah? Ma che colui che è candidato a diventare il Ministro degli Esteri italiano debba attaccare una grande democrazia come Israele e nel contempo cercare di sdoganare un gruppo universalmente riconosciuto come terrorista qual è Hamas, è davvero scandaloso (per non dire vergognoso), una cosa su cui Bersani ha l’obbligo di fare totale chiarezza. Non vorremmo che si tornasse alla politica da prima repubblica quando con i terroristi di Settembre Nero e della OLP si trattava invece di combatterli.

Moemi Cabitza

[box type=”info”]NOTA: questo è il link al sito di D’Alema con le sue dichiarazioni[/box]

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