Datagate: è tutta da ridere sul codice etico dello spionaggio

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Secondo l’Unione Europea bisognerebbe scrivere un “codice dello spionaggio”, una specie di regole scritte a cui le agenzie di spionaggio si dovrebbero attenere. Insomma, vuoi spiare qualcuno? Prima lo avvisi e poi lo puoi spiare.

Sul datagate siamo arrivati alla farsa, da ambo le parti. Da un lato ci sono gli Stati Uniti e la Gran Bretagna che, come già in passato – ricordate Echelon? -, si coalizzano per una forma di spionaggio su larghissima scala dove però a essere spiati sono più gli amici che i nemici, dove se ne sa di più sulle volte che la Merkel va in bagno piuttosto che quante centrifughe per l’arricchimento dell’uranio hanno in Iran. Dall’altra gli alleati che, indignati per lo spionaggio – probabilmente più per ragioni commerciali che per altro – vogliono essere avvisati quando gli spioni della NSA li controllano.

L’assurdo nella vicenda del datagate è che si vorrebbe uno spionaggio alla luce del sole, qualcosa che di fatto toglierebbe qualsiasi significato al termine stesso di “spionaggio”.

E allora perché spendere tanti soldi per spiare quando le cose basterebbe chiederle? Perché tenere in vita agenzie come la CIA, la NSA o il MOSSAD quando sarebbe sufficiente fare una chiamata a Teheran per sapere come va con la costruzione della bomba o a Berlino per sapere se è vero che Erdogan ha minacciato la Merkel di organizzare una rivolta islamica se non avesse appoggiato l’entrata della Turchia in Europa?

Ma per favore, siamo seri. Pretendere un codice dello spionaggio è come pretendere che si torni a fare le guerre con il gladio lo scudo e la lancia. Lo spionaggio è definito tale perché si spia il nemico o l’amico su cui ci sono dubbi senza che l’altro se ne accorga. E’ un lavoro senza etica, senza regole, segreto, qualcosa che non segue il bon ton diplomatico altrimenti non sarebbe più spionaggio.

Piuttosto sarebbe il caso di chiedersi come diavolo sia stato possibile che alla NSA abbiano usato uno come Edward Snowden, cioè un uomo che aveva già lasciato la CIA per ragioni “etiche” e che faceva il consulente per aziende private (la Dell e altre aziende di consulenza). Possibile che con tutto il patrimonio umano di cui può disporre la NSA debbano rivolgersi ad aziende esterne alle quali appaltare le operazioni di spionaggio?

Sarà per questo che, a parte il clamore sollevato dal datagate, le agenzie di spionaggio americane sono sempre un passo indietro alle dirette concorrenti. Negli ultimi anni, in particolare con l’avvento di Obama e della sua politica che predilige lo spionaggio elettronico a quello sul terreno, gli analisti americani non ne hanno azzeccata una. E questo nonostante un monumentale sistema di spionaggio telematico.

Se c’è una cosa che ha fatto scoprire lo scandalo del datagate è proprio che Obama ha sbagliato ancora una volta su tutta la linea, che la sua è una politica fallimentare e suicida. Come sempre adesso cercherà di dare la colpa a qualcun altro e qualche testa rotolerà ai suoi piedi. E’ già successo in passato (ricordate la vicenda dell’ambasciatore Chris Stevens massacrato in Libia?) e succederà di nuovo. Obama è troppo vigliacco per assumersi qualsiasi responsabilità.

Nel frattempo facciamo quattro risate aspettando il “codice etico dello spione” rivendicato con forza dalla Merkel e da Hollande. E nel ridere su questo cerchiamo di non farci tante domande su programmi simili a quello americano implementato dai cinesi e dai russi, perché loro con il codice etico dello spione ci vanno in bagno e lascio alla vostra fantasia supporre cosa ci fanno. E questo non fa tanto ridere.

Adrian Niscemi

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