Diamanti insanguinati: molti dubbi sul Processo di Kimberley

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Alla fine di Novembre si è svolto in Sudafrica un meeting degli 81 Paesi che hanno aderito al Kimberley Process Certification Scheme (KPCS), il cosiddetto Processo di Kimberley (o Protocollo di Kimberley) nato con l’intenzione di limitare e addirittura annullare il commercio dei cosiddetti diamanti insanguinati, cioè quelle pietre preziose che provengono da aree di conflitto e che vengono usate da Stati e gruppi ribelli per finanziare i conflitti.

Nella riunione presieduta dal Presidente uscente del KPCS, Welile Nhlapho, si è badato più ad auto-elogiarsi piuttosto che a guardare dove ci sono le falle nel Processo di Kimberley che tutt’ora permettono ai diamanti insanguinati di essere una delle maggiori risorse per i gruppi ribelli che alimentano le guerre in Africa.

In particolare sono tre i punti fondamentali che vengono contestati dalla società civile agli 81 membri che compongono il KPCS:

1 – i diamanti provenienti dalla Repubblica Centrafricana che stanno alimentando il mercato delle armi in quel Paese in guerra

2 – i diamanti Merange dello Zimbabwe su cui l’Unione Europea ha tolto il divieto di importazione e che finanziano il regime di Mugabe

3 – le restrizioni date negli ultimi anni al termine “diamanti insanguinati”, restrizioni che hanno permesso a migliaia di carati di diamanti insanguinati di invadere il mercato e di alimentare conflitti.

Oltre a questi tre punti le associazioni sollevano il problema dei diamanti della Repubblica Democratica del Congo i quali non solo non sono inclusi nella lista dei diamanti insanguinati, o perlomeno ci sono solo alcune zone escluse, ma addirittura i diamanti provenienti dalle zone di Kivu nord e sud, vengono commercializzati da aziende ugandesi e ruandesi che certificano quei diamanti come se fossero stati estratti in Uganda e in Ruanda.

«Siamo di fronte a una forte regressione del potere di prevenire il mercato dei diamanti insanguinati che aveva inizialmente il Processo di Kimberley» dice il rappresentante della società civile e delle organizzazioni umanitarie, Shamiso Mtisi. «Il concetto  stesso di “diamanti insanguinati” nel corso degli anni ha perso valore e invece di comprendere una gamma più vasta che comprendesse anche i diamanti estratti da minori o da persone altamente sfruttate,è diventato più flessibile e nessuno fa più caso se ad estrarre un diamante sia un bambino piccolissimo o un adulto. Tengono in considerazione solo la zona di provenienza e non il metodo estrattivo che spesso sfiora la schiavitù».

Quello che emerge dalla riunione del Kimberley Process Certification Scheme è sostanzialmente un Processo di Kimberley parecchio indebolito rispetto a quello che era qualche anno fa e che nei primi tempi della sua attuazione aveva contribuito a fermare diverse guerre civili in Africa. Una regressione che non possiamo permettere in alcun modo specie in un momento in cui le guerre in Africa riprendono drammaticamente vigore. Anzi, occorre rilanciare con l’introduzione di uno schema simile al Processo di Kimberley anche per il Coltan. Ma se questa è la tendenza abbiamo ben poche speranze.

Claudia Colombo

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