Dove vuole andare Al Sisi? Perché tante armi? I timori del Mossad

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Ieri l’editorialista di Yedioth Ahronoth, Alex Fishman, ha scritto un editoriale che non è passato inosservato ai vertici della intelligence israeliana. Nel suo editoriale Fishman elenca il gran numero di armi altamente evolute e costosissime che l’Egitto ha acquistato di recente nonostante la gravissima crisi economica che attanaglia il paese e si pone due domande, la prima è: perché? Perché l’Egitto ha bisogno di tante armi? La seconda invece va dritto al cuore del problema che Fishman solleva e cioè, perché Israele tace completamente su questa grande operazione di riarmo del suo vicino?

Le armi acquistate dall’Egitto

L’editorialista israeliano elenca le armi avanzate acquistate da Al Sisi tra le quali spiccano due portaelicotteri di classe Mistral di produzione francese, quattro sottomarini comprati dalla Germania ai quali probabilmente se ne aggiungeranno altri due. Dalla Russia sta acquistando l’avanzatissimo sistema antiaereo S-400 oltre ai missili SA-17 e SA-22. Fishman si chiede allora a cosa servano queste armi. L’ISIS non dispone di aerei o di navi, il Sudan o la Libia non minacciano Al Sisi né dispongono di minacce tali da giustificare un così portentoso riarmo. Allora perché Al Sisi spende così tanto denaro quando l’Egitto attraversa una crisi economica senza precedenti e soprattutto si chiede chi sia a finanziare il costosissimo riarmo egiziano.

Il dibattito interno al Mossad

Come detto le osservazioni di Alex Fishman non sono passate inosservate al Mossad dove ci sono due scuole di pensiero ben distinte. La prima vuole l’Egitto proporsi come nazione guida dell’Islam sunnita, una ambizione che però necessita di un forte potere militare per essere plausibile, di qui i “sacrifici economici” che Al Sisi è disposto a fare, probabilmente con l’aiuto dell’Arabia Saudita, per raggiungere l’ambizioso obiettivo. La seconda linea di pensiero è invece molto più inquietante. Alcuni analisti del Mossad hanno fatto notare che tutte le armi acquistate di recente dall’Egitto sembrano suggerire una strategia volta a contrastare il dominio aereo e marittimo israeliano piuttosto che un sistema di difesa da improbabili minacce. Il che porta ad aprire due questioni basilari per Israele. La prima è quella che riguarda il Sinai. Israele ha autorizzato l’Egitto a muovere blindati all’interno della Penisola del Sinai per contrastare l’ISIS. Per farlo si è dovuto superare una clausola ben distinta degli accordi di pace di Camp David che vietava all’Egitto di introdursi nel Sinai con i blindati e in forze. Oggi Al Sisi oltre a gran numero di blindati ha nel Sinai qualcosa come 20 reggimenti tra esercito regolare e truppe speciali e ha attrezzato ben due aeroporti militari. Francamente un po’ troppo per combattere un gruppuscolo di terroristi che è senza dubbio pericoloso e violento ma che non sembra onestamente rappresentare una minaccia strategica all’Egitto. In molti al Mossad non vedono di buon occhio una forza così imponente e ingiustificata in una zona strategica per la difesa di Israele com’è il Sinai e nutrono sospetti. Il secondo punto che non lascia tranquilli gli analisti del Mossad sono le imminenti esercitazioni militari che l’Egitto terrà insieme alla Russia. Quando si fanno questi giochi di guerra si individua un nemico come punto di riferimento e gli analisti ritengono che l’ipotetico target delle esercitazioni russo-egiziane siano le forze militari israeliane. Non certo una cosa che lascia tranquilli se abbinata alla grande quantità di armi acquistate dall’Egitto e soprattutto alla loro tipologia.

Dove vuole andare Al Sisi?

Questa è la domanda delle domande alla quale per il momento nessuno sa rispondere. Gli analisti economici del Mossad parlano di un Egitto sull’orlo della bancarotta con i fondi arabi promessi nei mesi scorsi dai Paesi del Golfo praticamente bloccati e con il Fondo Monetario Internazionale che sta con il fiato sul collo di Al Sisi per costringerlo a rispettare gli impegni presi, una situazione che porta a temere tumulti interni. Quella dell’Egitto è una situazione economica che in nessun caso potrebbe consentire ad Al Sisi di spendere miliardi di dollari in armamenti, eppure il Presidente egiziano sembra scatenato nella corsa allo shopping di armi. Perché? E perché, come si chiede anche Alex Fishman, Israele se ne sta silente in un angolo? In realtà proprio silente Israele non è. Tuttavia fino ad oggi l’Egitto è stato un partner affidabile anche nella lotta ad Hamas e questo probabilmente ha spinto il Governo di Gerusalemme a concedere una forte apertura di credito ad Al Sisi. Ora però, per usare un termine bancario, il fido è oltre il limite mentre il vero obiettivo di Al Sisi rimane un mistero.

Equilibri delicati

Tutto lascia pensare che Al Sisi si stia spostando marcatamente verso l’orbita di controllo russa e quando si tratta di Putin suonano tutti i campanelli di allarme. Per questo, con molta discrezione, a Gerusalemme hanno deciso di monitorare con molta attenzione tutti i passi che farà Al Sisi. Gli equilibri nella regione sono molto delicati e basta un nulla per spostarli a favore dell’uno o dell’altro. Lascia sospettosi il massiccio riarmo egiziano e il contestuale avvicinamento del Cairo alla Russia che, va ricordato, è il maggior alleato nonché il maggior fornitore di armi dell’Iran e di Hezbollah. Non proprio una cosa che lascia dormire sonni tranquilli.

Scritto da Paola P.