E adesso Israele stia attento ai colpi di coda di Obama

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Cosa farà Obama adesso che Donald Trump, un amico di Israele che ha promesso di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemmme, ha vinto le elezioni e la continuità della politica obamiana garantita dalla Clinton è venuta meno?

La domanda non è retorica visto che Obama resterà in carica fino al 20 gennaio e al Consiglio di Sicurezza dell’ONU vi è pendente una mozione franco-palestinese fortemente anti-israeliana alla quale per la prima volta nella storia Obama potrebbe decidere di non mettere il veto.

Già da diverso tempo circolano voci in merito al fatto che questa volta gli Stati Uniti non apporrebbero il veto a questa che senza dubbio è una risoluzione fortemente filo-araba. Ora che Trump ha vinto potrebbe essere l’ultima grande possibilità per Obama di danneggiare Israele e sinceramente temiamo che non se la lascerà sfuggire.

Ugo Volli nel suo editoriale di oggi su Informazione Corretta scrive:

E’ vero che oltre a eleggere Trump gli americani hanno confermato un Congresso tutto a maggioranza repubblicana; ma nel sistema americano, soprattutto nel modo in cui lo interpreta Obama, il presidente è piuttosto autonomo nelle decisioni di politica estera. Il fatto di essere delegittimato e isolato potrebbe indurlo a maggior rigore ideologico, non alla ragionevolezza.

Ecco, il timore è proprio che Obama faccia prevalere la sua nota antipatia ideologica verso Israele e che prima di levare finalmente le tende possa fare l’incredibile, cioè danneggiare la democrazia israeliana in maniera grave anche se non irrisolvibile. E’ pur vero che per esempio in occasione del voto anti-ebraico dell’UNESCO gli Stati Uniti hanno votato contro, ma qui non si tratta di andare contro la storia, qui si tratta di scriverla ed è difficile che Obama non faccia prevalere la sua ideologia anti-Israele pur di scrivere qualche riga di storia.

Ma non è solo questo a preoccupare di questi due lunghi mesi che ci separano dall’addio di Obama, ci sono anche le altre questioni mediorientali a partire dalla Siria e dalla massiccia presenza iraniana in quell’area in guerra. Per gli iraniani potrebbe essere l’ultima occasione di tentare un colpo di mano sul Golan con la certezza che gli Stati Uniti non faranno nulla per impedirlo, se non altro perché difficilmente un Presidente in scadenza di mandato ordinerebbe una azione militare, seppure difensiva di uno Stato amico e alleato. Figuriamoci se si tratta di Israele.

Ancora forse è troppo presto per affrontare questi problemi, anche perché pure a Gerusalemme sono rimasti spiazzati dalla affermazione di Trump, ma da domani sarà necessario alzare sensibilmente il livello di guardia, sia a livello diplomatico che a livello militare. Saranno due mesi lunghissimi.

Scritto da Einav Ben H.

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