E se alla fine tornassimo veramente alla lira?

Una premessa: chi scrive non è una economista o una esperta di finanza internazionale. Chi scrive fa parte di quel vasto mondo delle persone normali che ogni giorno si trova a dover fare i conti con la crisi e che di questa crisi ha capito poco e niente, non fosse altro perché a guardare le decine di trasmissioni TV, a leggere i giornali e a sentire gli esperti, c’è davvero da impazzire, cioè non ci si capisce una mazza.

Partiamo allora da quel poco che ho capito, cioè che per quanto riguarda i nostro Paese il problema è l’alto debito pubblico e la crescita praticamente azzerata, mentre invece per quanto riguarda l’Europa il problema è, oltre al debito di diversi Paesi (Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda e naturalmente noi), un attacco spietato all’Euro favorito da una posizione intransigente della Germania che si oppone a qualsiasi ipotesi di centralizzare il sistema monetario europeo al fine di salvaguardare le economie più deboli.

Da più parti si parla da tempo di default, cioè di fallimento di diversi Paesi, un fallimento che potrebbe portare questi Paesi all’uscita dal sistema dell’Euro il che, secondo la maggior parte degli esperti, sarebbe un tragedia. Perché, dico io, sarebbe una tragedia? Ma soprattutto, per chi sarebbe una tragedia?

Proviamo a fare una ipotesi fantasiosa (ma non troppo) che preveda l’uscita dell’Italia dal sistema dell’Euro, vuoi per via di un default o perché la Merkel riuscisse a raggiungere il suo obbiettivo di creare un Euro a due velocità il che vorrebbe dire praticamente una uscita dall’area Euro. Cosa dovrebbe fare l’Italia? In pratica dovrebbe fare il percorso inverso di quello che è stato fatto al momento del passaggio dalla Lira all’Euro. Quindi, stabilire un cambio tra le due monete e predisporre un periodo a “doppia circolazione”, cioè un periodo nel quale circolino sia l’Euro che la Lira per poi passare gradatamente a quest’ultima.

Quali vantaggi avrebbe l’Italia da una situazione simile? Prima di tutto la Banca d’Italia tornerebbe a essere l’attore principale, a battere moneta e a decidere le politiche monetarie del Paese senza dipendere dalle bizze dei tecnocrati di Bruxelles. Poi potrebbe decide quando e se svalutare la moneta, cosa che potrebbe essere utile all’export e a tante altre cose.

Di contro, quali svantaggi avrebbe (o potrebbe avere) l’Italia da una decisione del genere? Uno studio di UBS (Unione Banche Svizzere) delinea quali potrebbero essere le conseguenze. Innanzi tutto ci sarebbe da decidere se lasciare il debito pubblico in Euro o convertirlo nella moneta nazionale. Nel primo caso, poiché a causa dell’uscita dall’Euro il paese vedrebbe distrutto il proprio commercio estero; non riuscendo ad ottenere valuta estera (in questo caso Euro), non sarebbe in grado di finanziare il debito: di qui il default. Nel caso, invece, in cui decida di convertire il proprio debito in valuta nazionale, questo potrebbe essere interpretato dagli investitori come un segno di difficoltà nel ripagare i propri debiti. In tale situazione il tasso d’interesse sui debiti tenderebbe ad aumentare a livelli tali da decretare il default. Tuttavia, questo secondo scenario è indipendente dall’appartenenza o meno all’Euro (vedi gli avvenimenti della Grecia): il costo aggiuntivo che l’uscita dall’Euro avrebbe per lo Stato  sarebbe invece il default del settore “Corporate”, le obbligazioni emesse dalle società. Le aziende avrebbero difficoltà a ripagare i propri debiti in valuta estera a causa del forte deprezzamento del cambio successivo all’uscita del paese dall’Euro (se il cambio si deprezza significa che sono necessarie più unità di valuta nazionale per acquistare una unità di valuta estera)  «fonte ». Qui poi ci sarebbero altri problemi (sempre descritti nell’articolo della fonte citata), tra i quali: possibile uscita dall’Unione Europea con conseguente perdita di benessere sociale derivante da politiche protezioniste, collasso del sistema bancario interno, disordini civili ecc. ecc.

Ora, a me sembra che lo scenario delineato da UBS sia un po’ troppo catastrofista. Personalmente penso che un passo indietro pilotato, cioè un ritorno alla Lira e quindi all’indipendenza monetaria, fatto con gradualità e pilotando con attenzione tutti i passaggi, potrebbe non essere poi così catastrofico e nel medio/lungo periodo trasformarsi in un enorme vantaggio per l’Italia. Tanto, in ogni caso, siamo chiamati a fare immani sacrifici per poi magari trovarsi tra qualche anno nella stessa posizione visto che l’Unione Europea, così com’è adesso, non può assolutamente reggere. E allora perché non fare sacrifici per qualcosa che almeno ci ritroveremo domani?

Tamara Rinaldini

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