Ecco la strategia di Hamas per conquistare la Cisgiordania

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Il rapimento dei tre ragazzi israeliani si potrebbe trasformare per Hamas da una iniziale vittoria di immagine in un vero e proprio incubo nel lungo periodo. Se quel poco che è emerso dalla riunione di ieri del Comitato di Sicurezza è vero e se Israele saprà applicarlo senza tentennamenti Hamas potrebbe fare la fine che i loro padri fondatori, i Fratelli Musulmani, hanno fatto in Egitto.

Partiamo da quel poco che si è saputo delle riunione di ieri convocata dal Premier Netanyahu e alla quale hanno partecipato i vertici delle forze di sicurezza, dello Shin Bet e del Mossad. Prima di tutto dai numerosi arresti effettuati nei giorni scorsi in Cisgiordania è emerso ben poco sul luogo dove vengono tenuti i tre ragazzi rapiti, ma dai computer degli elementi affiliati ad Hamas è emerso invece un quadro preciso delle attività di Hamas in Cisgiordania, i pagamenti ricevuti ed effettuati dal gruppo terrorista, la strategia di conquista della West Bank. Ma soprattutto sono emersi i collegamenti tra Hamas e i gruppi Jihadisti presenti non solo nei territori palestinesi ma anche all’esterno, a partire da quelli che operano nel Sinai. Ne emerge un quadro di Hamas piuttosto ambiguo e inquietante che vede il gruppo terrorista palestinese impegnato a trattare assiduamente sia con i gruppi terroristici sunniti legati ad Al Qaeda che con quelli sciiti legati all’Iran. Non è proprio una novità, ma adesso ci sono le prove.

Ma la cosa più inquietante, emersa dall’analisi dei contenuti dei computer sequestrati ai terroristi legati ad Hamas, è la loro strategia di conquista della Cisgiordania. In base a quello che è già stato analizzato (non tutto è stato ancora analizzato anche perché nei computer ci sarebbero intere partizioni criptate che richiedono più tempo) si capisce benissimo la strategia di Hamas che sostanzialmente si può sintetizzare in poche direttive:

1 – raggiungere un accordo con Fatah per un Governo di Unità Nazionale al fine di far uscire Hamas dall’isolamento in cui si è venuto a trovare.

2 – contemporaneamente all’accordo con Fatah aumentare la collaborazione con la Jihad Islamica anche in Cisgiordania dove il gruppo terrorista legato all’Iran sembra più attivo di quanto previsto dallo Shin Bet.

3 – aumentare i collegamenti con i gruppi che operano nel Sinai e (questa è una sorpresa) con quelli che stanno operando in Giordania.

4 – aumentare sensibilmente la presenza di operativi in Cisgiordania approfittando della possibilità data dalla costituzione del Governo d Unità Nazionale di potersi muovere tra la West Bank e Gaza (possibilità prevista ma sfumata per la ferma opposizione di Israele). Da qui partire con la progressiva esclusione di Fatah considerato quasi alla stregua di un collaborazionista.

Dal sequestro dei computer sarebbe emersa anche una intensa attività di comunicazione con gli Hezbollah libanesi, ma questo non siamo in grado di confermarlo perché questa “area” è coperta dal massimo riserbo.

Quale strategia è stata decisa da parte di Israele?

La strategia uscita dalla riunione di ieri sarebbe (il condizionale è d’obbligo n.d.r.) quella di continuare con la linea dura ma anche di non farla apparire come una “punizione collettiva” sulla popolazione palestinese in modo di non inimicarsi ulteriormente la comunità internazionale decisamente filo-palestinese e obbiettivamente fredda nei confronti del rapimento dei tre ragazzi. Proseguire quindi con l’arresto delle persone sospettate di appartenere ad Hamas in modo da impedire al gruppo terrorista di prendere il controllo della Cisgiordania, ma allo stesso tempo allentare le misure restrittive sui movimenti tra Cisgiordania e Israele. Da oggi quindi le migliaia di palestinesi che lavorano in Israele potranno tornare a farlo e anche le misure adottate in questi giorni ai checkpoint torneranno nella norma. Lo Shin Bet è convinto che i tre ragazzi siano vivi e che si trovino ancora in Cisgiordania anche se ci sono segnali inquietanti di un loro trasferimento di cui però ne parleremo quando avremo più notizie in merito. Aumentare quindi la pressione sui luoghi dove si prevede siano tenuti i tre ragazzi e fare terra bruciata intorno alla componente di Hamas in Cisgiordania.

Le conclusioni

Appare chiaro che il rapimento dei tre ragazzi sta diventando un boomerang per Hamas. Non solo in pochi giorni è stata svelata tutta la loro strategia di conquista della Cisgiordania, ma il loro apparato operativo è stato praticamente smantellato. Sono emerse chiare collusioni tra alcuni alti esponenti di Fatah e Hamas, più che altro comprate con denaro sonante. E’ emerso un piano chiaro e dettagliato volto a destabilizzare la ANP intaccando il loro potere anche attraverso la sistematica fomentazione delle violenze. Quello che ancora non è chiaro è il ruolo di Abu Mazen in tutto questo. Alcuni esponenti delle forze di intelligence israeliane sono propensi a credere che Abu Mazen sia perfettamente a conoscenza di questo “piano” e che in qualche modo lo abbia addirittura favorito lasciandosi però diverse vie di uscita. Altri ritengono che ne sia involontariamente il principale attore protagonista. A giudicare da come ha reagito Fatah al rapimento di tre ragazzi viene da pensare che sia buona la prima ipotesi.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Miriam Bolaffi

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