Egitto: chiamatela vera primavera araba

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E’ sempre molto difficile analizzare a caldo situazioni come quella che sta avvenendo in Egitto. Si rischia di essere smentiti nel giro di mezza giornata tanto è volatile e imprevedibile la situazione stessa. Tuttavia sui fatti in Egitto possiamo perlomeno cercare di partire nell’analizzare le cose certe, cioè quelle che difficilmente potranno essere smentite.

Il Golpe popolare

In occidente si sprecano i titoloni che parlano impropriamente di golpe in Egitto. In realtà è un termine che con la situazione egiziana non ha tanto a che fare. Un golpe è un putsch, qualcosa che viene portato avanti da pochi elementi in maniera rapida e spesso violenta. In Egitto sono scesi in piazza milioni e milioni di persone, lo hanno fatto pacificamene per contestare i Fratelli Musulmani e il suo massimo esponente, Mohamed Morsi, che da Presidente aveva imposto a un intero Paese le sue decisioni esattamente come faceva il suo predecessore, Hosni Mubarak. Aveva islamizzato la primavera araba e al posto della democrazia aveva dato agli egiziani la sharia per Costituzione. Il popolo si è riappropriato della sua rivoluzione, di quella primavera araba distorta e defacciata dai Fratelli Musulmani e dai salafiti che si erano insinuati nella rivolta senza nemmeno parteciparvi quando si trattava di andare contro le prime durissime repressioni. Erano rimasti ai margini come l’avvoltoio che gira sulla sua preda aspettando che tiri le cuoia per poi buttarcisi a capofitto quando è esamine. Gli egiziani ci hanno messo un anno a realizzare quello che era successo, poi hanno deciso di riappropriarsi della loro primavera araba. Non è quindi un golpe nel termine tecnico della parola, piuttosto si dovrebbe parlare di golpe popolare appoggiato dall’esercito.

I Fratelli Musulmani

In occidente, in particolare in certi ambienti dell’Unione Europea e alla Casa Bianca, i Fratelli Musulmani vengono considerati come la rappresentazione dell’Islam moderato. A parte che nella parole “Islam” e “moderato” c’è già una contraddizione in termini e quindi associarle è di per se un errore. Si dovrebbe parlare di Islam meno estremista rispetto all’Islam estremista, ma usare altri termini non ha senso quando si parla di regimi islamici o di organizzazioni islamiche. I Fratelli Musulmani sono la più potente organizzazione islamica del mondo e non hanno niente di moderato. Come hanno preso il potere, in Egitto e in Tunisia, hanno mostrato il loro vero volto introducendo immediatamente la legge islamica, la Sharia, e mettendo la religione sopra qualsiasi altra cosa, anche a discapito dell’economia reale condizionandola cioè proprio alla Sharia. In un anno l’Egitto è sprofondato nella peggiore crisi della sua storia a causa delle decisione legate alla Sharia imposte dai Fratelli Musulmani. E così è avvenuto in Tunisia. In poche parole hanno usato la loro incredibile organizzazione per approfittare delle prime disorganizzate rivolte popolari e prendere il potere usando la loro formidabile struttura. Una volta al potere hanno trasformato le legittime richieste di libertà e di riforme democratiche che avevano dato il via alle prime rivolte in una rappresentazione del potere in perfetta configurazione islamista, trasformando regimi laici in regimi islamici. Come cadere dalla padella alla brace.

La vera Primavera Araba

Quando scoppiarono le prime rivolte nei Paesi arabi si parlò subito di Primavera Araba, intesa come risveglio dei popoli arabi dal torpore spietato delle dittature e dei regimi. Si parlò di battaglia per i Diritti e si gioì per il rapido abbattimento dei regimi di Ben Ali e di Mubarak. Solo in seguito si scoprirà che le Primavere Arabe si erano trasformate in inverni islamici a causa della immediata intromissione in quello che doveva essere un processo democratico della Fratellanza Musulmana appoggiata a piene mani da Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Stati Uniti. Si scoprirà che in Egitto e in Tunisia le libertà e i Diritti sono stati ben presto oscurati dalla legge islamica, che in Libia e in Tunisia i salafiti, la rappresentazione più estremista dell’Islam, dettavano (e dettano tutt’ora) legge, che i Diritti tanto agognati dalla popolazione non solo non hanno mai visto applicazione, ma che i pochi che c’erano hanno subito una durissima regressione.  Insomma, si è scoperto che un numero minoritario di estremisti islamici aveva approfittato delle rivolte per insinuarsi e prendere il potere imponendo la legge islamica. Ora sta avvenendo che quelli a cui è stato sottratto con l’inganno il bene più prezioso, cioè il Diritto e la libertà, si stanno svegliando e non ci stanno più a sottostare ai regimi islamici insediatesi ingannevolmente con le primavere arabe. Si vogliono riprendere la loro vera Primavera Araba. Ieri è avvenuto in Egitto, speriamo che domani avvenga in Tunisia. Questa è la vera Primavera Araba, non quella oscurata dall’Islam integralista.

Il popolo egiziano non ha fatto un Golpe, si è semplicemente ripreso la propria Primavera Araba, quella per cui tanti giovani egiziani erano morti, quella che con l’inganno i Fratelli Musulmani avevano espropriato prima e distorto poi mascherandosi dietro a una finta democrazia, a un Parlamento traboccante di estremisti islamici e a un Presidente rappresentazione delle monarchie del Golfo.

Ma adesso gli egiziani non devono essere di nuovo abbandonati. L’Egitto può veramente diventare il primo paese musulmano democratico, a condizione però che si tengano lontani i vari emiri del Golfo e, soprattutto, il califfo turco, quel  Recep Tayyip Erdogan che ha fatto regredire la Turchia da Paese laico a regime islamico. Di certo cercheranno di nuovo di buttarsi a pesce nella Primavera egiziana. L’occidente non glielo deve permettere. Si devono mettere da parte i preconcetti legati all’ingerenza esterna. Fino ad oggi l’unica ingerenza nelle Primavere Arabe è stata quella dell’Islam integralista. Adesso è ora che la vera Primavera Araba trionfi.

Miriam Bolaffi

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