Egitto: clima da resa dei conti. Il pericolo Al Qaeda

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Non si è fatta attendere la temuta reazione della Fratellanza Musulmana. Quella di ieri è stata una giornata campale che solo al Cairo ha lasciato sul terreno una ventina di morti e centinaia di feriti a causa degli scontri tra i Fratelli Musulmani e il libero popolo egiziano.

Ma gli scontri si sono avuti in tutto il Paese. Feriti ad Alessandria e a Luxor dove gli islamisti hanno attaccato i cristiani copti. E proprio i fedeli cristiani sembrano essere entrati nel mirini degli islamisti. A Delgia, a 60 chilometri da Minya, la parrocchia di San Giorgio è stata data alle fiamme insieme ad alcune abitazioni appartenenti ai cristiani copti. Abitazioni di cristiani date alle fiamme anche in altre località dell’Egitto. Gli islamisti sembrano seguire un preciso copione che mira a colpire i cristiani, tipico punto di sfogo dei Fratelli Musulmani e accusati di essere parte attiva della rivolta che ha deposto Mohamed Morsi.

Ma la situazione più grave, sotto l’aspetto della criticità anche in un’ottica futura, la si riscontra nel Sinai. Qui gruppi di islamisti armati hanno attaccato posti di controllo dell’esercito egiziano e in un caso, dopo aver messo in fuga i militari in un posto di blocco fisso, hanno sostituito la bandiera egiziana con quella della Fratellanza Musulmana. E’ nella Penisola del Sinai che si teme arriveranno nelle prossime ore i rinforzi ai Fratelli Musulmani, rinforzi che arriveranno da Gaza ma anche dall’estero. Ieri nei forum islamici legati ad Al Qaeda circolavano appelli per volontari da inviare in Egitto in soccorso ai Fratelli Musulmani. E a giudicare dalle reazioni c’è di che preoccuparsi. Al Qaeda è sempre stata abilissima a insinuarsi nei teatri di crisi. Lo ha fatto prima in Tunisia, poi in Libia e infine in Siria. Tutto lascia pensare che tenterà di farlo anche in Egitto.

Il pericolo non arriva solo dal Sinai, che sembra comunque il punto più caldo, ma anche dal sud dove c’è il confine con il Sudan e dove da mesi si segnalano diversi campi di addestramento quaedisti. Il regime sudanese è rimasto alla finestra preferendo non prendere posizione sui fatti egiziani, ma Bashir contava molto sull’appoggio della Fratellanza Musulmana per inviare armi iraniane nella Striscia di Gaza e questi nuovi eventi scombussolano i suoi piani. Non è quindi escluso che il dittatore sudanese, ricercato dal Tribunale Penale Internazionale per crimini di guerra, prenda posizione a favore della Fratellanza Musulmana e conceda l’uso del suo territorio ai miliziani islamici stranieri che vogliano entrare in Egitto aprendo così un nuovo fronte critico.

Intanto anche per oggi sono previste diverse manifestazioni degli islamisti a favore di Morsi e non mancheranno gli scontri con il libero popolo egiziano. L’esercito ha predisposto una serie di zone di separazione e contenimento tra le opposte piazze per evitare che le due fazioni si scontrino. Ma è prevedibile che non sarà sufficiente. I servizi segreti egiziani stanno intanto lavorando con i colleghi stranieri per prevenire infiltrazioni di islamisti in Egitto. La Striscia di Gaza è completamente blindata. Sotto stretta sorveglianza i tunnel usati dai terroristi di Hamas per contrabbandare armi dall’Egitto nella Striscia di Gaza da dove potrebbero passare i terroristi islamici. Una nuova divisione di blindati egiziani si sta spostando da una base a ovest di El Dabaa per andare a dare manforte ai colelghi impegnati contro gli estremisti islamici. Una parte si fermerà ad Alessandria mentre il resto dovrà andare a presidiare il confine con Gaza.

Sarah F.

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